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FORTEZZA EUROPA

Stiamo attenti a non ricaderci, il mondo ha già compiuto un tentativo di annientamento, parzialmente riuscito: prima si uccidono le anime e dopo si passa ai corpi. Erano gli anni trenta del novecento. Adesso stiamo correndo verso un punto di non ritorno e senza una sufficiente consapevolezza del pericolo. L’Europa è sempre più ostaggio degli stati nazionali, dei loro veti, della demagogia che v’impera. E gli stati nazionali sono sempre più ostaggio e preda di destre radicalizzate, dedite a imporre un “noi” in cui annegare le contraddizioni sociali e consolidare quell’ordine gerarchico che è la natura di ogni nazionalismo. “Fortezza Europa si è disfatta del muro di Berlino, ma ha eretto muri attorno a tutti i suoi confini. Muri invalicabili attraverso cui passano solo merci e quattrini e coloro che portano merci e quattrini. Fortezza Europa ha invaso l’Africa con i suoi neo-colonialismi, con accordi e contratti capestro, con i suoi golpe, con le sue guerre, le sue armi, i suoi rifiuti tossici e radioattivi, le sue industrie estrattive, le sue multinazionali.1 Africa_1939Fortezza Europa ha invaso l’Africa ma non vuole nessuno dall’Africa. Loro vengono per fame, per non essere uccisi e per sperare una vita migliore. Noi andiamo per avidità, per sottrarre risorse, per ridurre alla disperazione. Quando i migranti dell’Africa approdano a Fortezza Europa rischiano la vita, la dignità, la libertà. Quando Fortezza Europa arriva in Africa, fa rischiare la vita, la libertà e la dignità agli africani. Gli Stati di Fortezza Europa sono come un branco di sciacalli che si litigano i pezzi migliori del cadavere africano. Parlano delle persone come fossero numeri e li dividono in quote da spartire. Litigano sulla spartizione. Ogni brandello vale un voto. Ogni voto vale altri brandelli da spartire. Fortezza Europa è cresciuta su invasioni, colonizzazioni e guerre, facendone beni di esportazione. Fortezza Europa importa carne umana da rendere schiava, da colpevolizzare, da dare in pasto ai suoi stessi poveri che come cani famelici azzannano tutto quello che possono azzannare. Fortezza Europa è una scuola di odio. Gli europei si odiano tra loro. All’interno di ogni Stato ci si odia. Ognuno di noi che si odia ha però su tutti qualcuno da odiare più degli altri, rendendolo colpevole di tutto: l’immigrato, il negro, lo straniero. In una parola, il nemico. Ma Fortezza Europa non si è accorta che il suo vero e peggior nemico alla fine sarà Fortezza Europa” (Marco Cinque). 2 fortezza europaGli imprenditori del panico, (la parola chiave è paura), sanno che elettoralmente rende molto prendersela con gli ultimi, con gli indifesi, come rom e migranti, che sono “estranei”, “alieni”. Da noi, in un paese frastornato, appesantito da milioni di poveri, segnato dalla peste della precarietà, diviso nei territori e nella distribuzione sempre più diseguale delle ricchezze, il rozzo messaggio di Salvini ha fatto breccia: uniti contro lo straniero, meno tasse, più sicurezza. L’antipolitica dei Cinquestelle, con il rassicurante mantra “né di destra, né di sinistra”, ha aperto le porte al sovranismo neofascista della Lega, divenuto dominante. Così ci troviamo impantanati nel rancore dei tanti Salvini che stanno impadronendosi non solo dell’Europa, ma anche delle nostre vite. L’odio fomentato e “autorizzato” dilaga nelle microeruzioni quotidiane, forte di un razzismo aperto e fieramente impugnato. Non avremmo mai immaginato che molti sogni sarebbero svaniti nel nulla, che tutto ciò per cui abbiamo lottato e in cui abbiamo creduto, sarebbe stato dimenticato. Credevamo in un mondo migliore ed eravamo sinceri. Ma soprattutto non avremmo mai creduto che oggi avremmo assistito a tanta crudeltà esibita con disinvoltura come una bandiera per raccattare voti. Non avremmo mai creduto che non ci fosse più nessun politico a farsi portavoce di tanta sofferenza, urlare forte contro tanta crudeltà. Non dopo Auschwitz. Unica voce quella della neo Senatrice a vita Liliana Segre: “Proseguirò la mia missione di testimone anche in Senato, in un tempo crudele come questo, quando il mare si chiude sopra decine di persone che rimangono ignote, senza nome, come sono state quelle che ho visto io andare al gas.” Così, il silenzio di chi non vuole esporsi è forte e nell’aria solo più parole di odio e d’incitamento al male. Nel sottofondo il silenzio di tanti, l’indifferenza di troppi di noi che si girano dall’altra parte. La nostra crisi come nazione e come popolo non può giustificare l’orrore di cui siamo testimoni ( copyright Emilia De Rienzo). 3 liliana segreUn mostruoso disagio che ci divora, che foraggia il populismo più violento e volgare, che ha portato al potere chi fino a poco tempo fa, per ragioni culturali (non di ti studio, benintesi), non arrivava nemmeno ad averlo, un microfono per sputare sentenze come: “Va tutto male, ma tanto i fondi per curare gratis gli immigrati, la gente dei gommoni, i rumeni, i ladri, quelli ce li hanno sempre” (frase che meriterebbe la radiazione non dalla cittadinanza, ma dall’umanità). È il terribile e reale rischio di far trionfare il “disumano” con cui dobbiamo fare i conti prima di pensare alle alchimie dei partiti. È quel “restiamo umani!”, quel grido disperato di un grande testimone del nostro tempo, come Vittorio Arrigoni, che ci deve spingere a spendere le nostre migliori energie, ognuno secondo le proprie capacità, per far riemergere l’umanità dentro la nostra società. “Ogni essere umano è un fatto a sé … è un miracolo, unico e inimitabile … Ogni vita merita rispetto. Nessuno ha diritto di umiliare un’altra persona. Ciascuno ha diritto alla sua dignità … Si dà testimonianza del rispetto per se stessi trattando gi altri con dignità” (T. Ben Jelloun – Il razzismo spiegato a mia figlia). Non ci sono questioni che riguardano soltanto i migranti, oggi è in discussione lo stato di diritto e la tenuta democratica del nostro paese. Bisogna dunque comportarsi come se tutto dipendesse da noi, con la consapevolezza che non basta fare. Occorre pensare e ripensare. In troppi non hanno voluto vedere il panorama che avevamo davanti, quello di un paese vecchio anagraficamente, rancoroso, diviso tra due forme di ribellismo a nord e a sud, ripiegato su se stesso, in ritardo nello sviluppo tecnologico, con poche idee di futuro sulla collocazione in Europa. Mentre la mitica classe operaia evaporava, l’idea di tenere insieme la rappresentanza degli “ultimi” con quella delle nuove figure sociali del digitale non decollava. 4 coverGuardare le cose per come sono e non per come vorremmo che fossero. Bisognerebbe chiedersi perché sia più facile riconoscersi e accordarsi tra oppressori che tra oppressi, ma anche perché quando l’oppressore ha poca da perdere diventi ancor più feroce dell’oppressore ricco, che invece da perdere avrebbe molto. Questo, purtroppo, accade storicamente tra i migranti, tra i poveri e tra le fasce più disgraziate delle cosiddette società civili. Siamo addestrati a sbranarci l’un l’altro come cani rabbiosi, invece di rivoltarci e azzannare la mano del padrone, per liberarci finalmente dal guinzaglio, piegandoci obbedienti a quest’infame dettame, così come il bue si piega all’aratro. E tra gli “ultimi” non dovrebbero manifestarsi affinità d’intenti?  Tra popoli migranti non dovrebbe forse esserci maggior vicinanza? … Misurare i nostri fallimenti. Costruire strumenti di analisi più adeguati. Perché questo mondo che non riconosciamo, non ci riconosce più. Sentiamo tutta la difficoltà di credere sul serio alla praticabilità di questa prospettiva, sentiamo tutta la necessità di provarci con intelligenza, onesta e residua energia. Non possiamo dire di essere ottimisti, ma crediamo che ne valga ancora la pena. Il futuro esiste ancora. “La speranza, in se stessa, non si può dire che esista o non esista. È come per le strade che attraversano la terra. Al principio sulla terra non c’erano strade: le strade si formano quando gli uomini, molti uomini, percorrono insieme lo stesso cammino” (citazione cinese).