Articoli recenti

CRIMINALIZZARE LA SOLIDARIETÀ

Stiamo vivendo un vero sconquasso, un cambiamento epocale del mondo, paragonabile alla lunga decadenza dell’Impero romano con il tentativo di controllare i barbari; anche se i Romani erano più civili. Da noi li abbandoniamo in centri pomposamente chiamati “di accoglienza”, in realtà ghetti infernali dove migliaia di vite sospese vengono ammassate in condizioni che nemmeno negli allevamenti intensivi dei maiali o nel trasporto via camion dei vitelli che poi mettiamo nei nostri congelatori. Per non parlare dello sfruttamento schiavistico nelle nostre campagne o delle torture feroci nelle prigioni libiche, sovvenzionate dal nostro governo. Governo, che con i decreti Minniti-Orlando su sicurezza e immigrazione, non fa altro che marginalizzare ancora di più le fasce più deboli e a rischio: migranti, mendicanti, etc., introducendo alcuni elementi propri di un regime di apartheid. “Nel nostro paese negli scorsi decenni già molte gravi violazioni dei diritti umani sono state commesse da governi esplicitamente composti da forze politiche filo mafiose, razziste e neofasciste: con l’antilegge Bossi-Fini e con il famigerato pacchetto di sicurezza in particolare, ma non solo; decisioni feroci che sono costate (e costano tuttora) sofferenze infinite a milioni di persone innocenti (…) Il governo invece di abrogare quelle insensate crudeli misure apportatrici di sciagurate violenze tragicamente sta facendo un passo ulteriore lungo la china che porta alla barbarie: giacché non solo intende realizzare nuovi campi di concentramento, non solo intende intensificare le deportazioni, ma addirittura crea tribunali speciali e nega alle persone migranti qui giunte fondamentali garanzie giuridiche: istituendo un antidiritto fondato sulla discriminazione etnica. Così si crea un regime di apartheid” (Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo, 12 aprile 2017).

5x1000 2017A livello internazionale, all’orrore degli attentati si aggiunge il perseverare della guerra che rischia di fare un ulteriore passo in avanti con l’impiego delle armi nucleari. Troppi sono i venti di guerra che soffiano sul pianeta. Il presidente Trump ha indossato il vestito del vendicatore di torti veri o presunti attraverso l’uso di una forza militare incredibilmente più potente, naturale effetto di un’amministrazione di petrolieri e generali. Lo si vede in Afghanistan, lo si vede in Siria, nelle stragi sempre più frequenti di civili. Allo stesso tempo dovrebbe destare preoccupazione la strategia di Washington in America Latina, una vera e brutale contro-offensiva imperialista diretta in particolare contro il Venezuela. “Il governo venezuelano ha piena legittimità democratica in quanto eletto per volontà popolare. In Venezuela non c’è una dittatura, ma una grave crisi economica, politica e istituzionale, provocata dall’aggressione costante e la politica di destabilizzazione della destra, espressione politica dell’oligarchia parassita e speculatrice” (Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, 9 aprile 2017).

NICARAGUALe manovre degli Stati Uniti possono destabilizzare l’intera regione, non ha caso un gruppo di senatori Usa ha introdotto nuovamente il Nica Act 2017, che prevede sanzioni al governo del Nicaragua, diretto da Daniel Ortega, per “violazione ai diritti umani e arretramento della democrazia”. Il tutto dopo l’opposizione del Nicaragua alle sanzioni al Venezuela dell’Organizzazione degli Stati americani (Osa), che mantiene la triste storia di sottomissione ai piani golpisti di Washington.  È doveroso ricordare l’anniversario della rivoluzione sandinista in Nicaragua, 19 luglio 1979. I sandinisti hanno scritto una delle pagine più poetiche della storia dell’America Centrale: rovesciarono il dittatore Anastasio Somoza, resistettero all’aggressione degli Stati Uniti e ai contras (gruppi guerriglieri controrivoluzionari) finanziati da Washington, e coinvolsero i cittadini nella costruzione di un’utopia. Lo scrittore salvadoregno Roque Dalton si chiedeva: “A cosa deve servire la poesia rivoluzionaria? A fare poeti o a fare la rivoluzione?” Purtroppo Dalton era già morto quando nel luglio 1979, a Managua, arrivò la risposta: a far sì che i poeti facciano la rivoluzione e la rivoluzione formi dei poeti. Quella sandinista fu una rivoluzione di poeti, un parnaso in cui c’erano Ernesto Cardenal, Carlos Mejìa Godoy, Sergio Ramìrez, Gioconda Belli e Rosario Murillo (sì, Rosario Murillo, l’attuale first lady). La rivoluzione durò “solo” dieci anni. Il logoramento della guerra dei contras, errori dei sandinisti, crollo del muro di Berlino, etc., portano all’imprevista sconfitta elettorale del febbraio 1990. Il resto è storia attuale.

19 luglio 1979In conclusione, dovremmo essere preoccupati per le sorti del mondo, ma la mancanza di reazioni collettive davanti all’orrore generalizzato, giriamo la testa dall’altra parte per non turbare la nostra sensibilità, dimostra come ci stiamo abituando a tutto in questa epoca di grande realismo. È reale vedere mogli, amanti e compagne sgozzate da compagni gelosi e invidiosi; è reale contare, ogni giorno (spietata statistica), le vittime di quei disperati che attraversano il Mediterraneo. È reale criminalizzare la solidarietà che colpisce chi cerca di sopperire alle lacune delle istituzioni. È successo a Ventimiglia, dove tre volontari francesi della Val Roja che distribuiscono a chi ne ha bisogno panini, acqua e the, sono stati denunciati per inosservanza dell’ordinanza emessa dal Sindaco (11 agosto 2016) che vieta la distribuzione di cibo ai migranti. È successo in Sicilia, dove la Procura della Repubblica di Catania ha aperto una “indagine conoscitiva” sulle organizzazioni non governative che vigilano su eventuali naufragi e, nel caso, soccorrono i naufraghi o recuperano i corpi di chi non ce l’ha fatta. Il tutto in spregio alla nostra Costituzione repubblicana, che pone a tutti un dovere di solidarietà e indica l’uguaglianza sociale come obiettivo delle istituzioni. È reale assistere inerti e rassegnati allo scempio delle nostre società, alla miseria crescente, e non solo nelle nostre periferie, al soffocamento di ormai due generazioni, al barato che si è aperto, su scala mondiale e nazionale, tra i pochi ricchi e i moltissimi men che poveri. Alla precarietà come stato esistenziale generalizzato, all’impossibilità che ciascuno possa aspirare a essere protagonista delle sue scelte. E reale vuol dire normale: tutto ciò che accade è reale e tutto ciò che è reale è anche normale. Perciò, è inutile farsi illusioni: se siamo onesti, con noi stessi innanzi tutto, dovremmo riconoscere la nostra impotenza, individuale e collettiva. Una cosa è contrastare lo Stato e le imprese, un’altra rovesciare il mercato globale, gli evanescenti labirinti della governante sovranazionale e i bit della speculazione finanziaria.

2 Vulcani nicaEppure, vi sono segnali che lasciano margini di speranza. Il nemico è possente, globalista o sovranista che sia. Ma è possente perché i suoi avversari sono deboli. La resistenza attuale è spesso molecolare, disordinata, a volte apolitica: è disagio sociale, protesta locale, aggregazioni di corto raggio e breve durata, sorta di resistenza dispersa. Ma fino a un certo punto.  è possibile individuare almeno fragili linee di resistenza (e anche una piccola Associazione come la nostra, ne è una prova). Forse più morali che immediatamente politiche, granelli di sabbia nella mutazione globale. Ma i granelli di sabbia possono inceppare anche gli ingranaggi più complessi. Ecco, sembra poco, ma se si riuscisse ad allargare la rete delle tantissime realtà alternative o semplicemente resistenti, in Italia e in Europa; se si mantenessero aperti canali di comunicazione tra loro, lasciando a ciascuna la propria autonomia e la propria parzialità; se si potesse man mano ricreare una piattaforma generale di principi condivisi (in Italia senz’altro la nostra Costituzione, uscita vittoriosa dalla rozza manomissione renziana) si potrebbero porre almeno le basi di un nuovo cammino.

Arrivederci a settembre e.. TESSERATEVI!!