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La bambina guardiana dei fiumi

La neve, il terremoto, la tragedia dell’albergo Ricopiano, richiamano alla cruda realtà della nostra fragilità, dei nostri limiti, del dolore e della paura. Richiamo alla solidarietà, l’unica barriera contro tutto questo. Solo che la solidarietà si ferma ai confini del nostro paese. Le notizie che arrivano dall’Europa, in questi giorni di freddo polare, sono drammatiche. Non ci sono parole per commentare le immagini dei migranti costretti a vivere in condizioni estreme, al gelo, bloccati a Belgrado per la chiusura della frontiera ungherese. Orban, ministro ungherese, ha annunciato l’intenzione di arrestare tutti i migranti che entrano nel paese. È il trionfo della barbarie, e riecheggia il dilemma già formulato da Rosa Luxemburg: socialismo o barbarie. La barbarie non è solo un’esperienza largamente vissuta durante il secolo scorso, è tuttora presente in buona parte del mondo; il socialismo non è un’idea nuova e l’esperienza del passato prova che anch’esso può trasformarsi in una faccia della barbarie. Non possiamo rimuovere questa consapevolezza ma non dobbiamo neppure permetterle di paralizzarci. Bisogna che riconquistiamo la nostra umanità. “Restare un essere umano, cioè gettare, se necessario, gioiosamente tutta la propria vita “sulla grande bilancia del destino” ma allo stesso tempo rallegrarsi per ogni giornata di sole, per ogni bella nuvola(Rosa Luxemburg, dalla lettera a  Mathilde Wurm – Fortezza di Wronke, Posnania, 28 dicembre 1916).1 Restare umani vuol dire “Riconoscere a tutti gli esseri umani il diritto di giungere nel nostro paese in modo legale e sicuro. Riconoscere il diritto di voto a tutte le persone che vivono nel nostro paese” (Centro di ricerca per la pace e i diritti umani di Viterbo). Per questo, come Associazione Italia-Nicaragua, abbiamo aderito all’appello “Una persona, un voto”, promosso da prestigiose personalità della società civile, “Perché nell’imminente discussione sulla nuova legge elettorale sia inclusa la proposta del riconoscimento del diritto di voto ai milioni di persone che pur non essendovi nate vivono stabilmente in Italia“. Restare umani vuol dire praticare una solidarietà internazionale all’altezza delle sfide del nostro tempo, all’altezza dello scontro capitale-lavoro, del ruolo dei grandi trattati internazionali, della dissoluzione dello stato sociale in Europa e di un suo rafforzamento in America Latina, la dove almeno sono al governo forze “progressiste”. Consapevoli del nuova capitolo che si è aperto con la morte di Fidel Castro e l’ingresso di Donald Trump alla Casa Bianca. La morte del leader storico della rivoluzione cubana ha addolorato una grande parte dei popoli latinoamericani. Quando morì Hugo Chavez, Fidel Castro disse: “Volete sapere chi era Chavez? Guardate chi festeggia la sua morte e chi lo piange , e lo saprete“.  Parafrasando le sue parole, oggi non resta che dire: “Volete sapere chi era Fidel Castro? Guardate chi festeggia la sua morte e chi lo piange, e lo saprete“. Così come l’arrivo al potere di Trump rafforzerà la destra atlantista e liberista che sta guadagnando terreno in America latina. Il paesaggio politico è molto cambiato rispetto a quando fu eletto Obama. Otto anni fa la sinistra era al governo nella maggior parte dei paesi della regione, soffiava il vento bolivariano,  proclamava con forza la propria indipendenza. Honduras, Paraguay, Argentina, Brasile: i governi di sinistra sono caduti uno dopo l’altro, e gli Stati Uniti hanno ritrovato una parte della loro passata influenza nella regione.NicaMa cosa è realmente successo in America latina negli vent’anni? “Un formidabile ciclo di lotte ha aperto gli spazi al cui interno si sono sviluppate le esperienze dei nuovi governi “progressisti” (…) “Le lotte vengono prima”: non so se funziona sempre, ma l’America latina è un’’llustrazione didascalica di questo motto. E le lotte hanno assunto a partire dall’inizio del nuovo secolo, in modo tumultuoso quanto preciso, una scala continentale. I governi “progressisti” si sono innestati su questa scala, e i processi di integrazione degli anni 2000 sono stati una condizione essenziale della forza (…) ma oggi siamo di fronte all’esaurimento di quel ciclo politico. Quali sono le ragioni di questa crisi? Da una parte il rallentamento dei processi di integrazione e il ripiegamento dei governi “progressisti” sulla dimensione nazionale; dall’altra l’assunzione dello Stato come centro privilegiato, se non esclusivo del processo di trasformazione e governo. È una questione di realismo politico: lo Stato non ha la forza sufficiente per fronteggiare le operazioni del capitale globale contemporaneo (né per spezzare il dominio del capitale, né per “mitigarlo” attraverso riforme più o meno radicali). Come dire? È necessario un altro potere; ed è necessario un altro spazio, al di là della nazione” (Sandro Mezzadra).  In questo scenario la solidarietà (che non è dare, ma lottare contro le ingiustizie) può svolgere un ruolo importante se sarà capace di interpretare il mondo, con la convinzione di poterlo mutare. Noi come Associazione Italia-Nicaragua cerchiamo, da sempre, di percorrere questa strada. I nostri piccoli progetti di solidarietà lo testimoniano: con l’Ospedale pediatrico “La Mascota” di Managua, con l’Istituto de Arte Popular Loàsiga di Estelì, con i malati di Insufficienza reanale cronica I.R.C. di Malpaisillo, con il Copinh (Honduras) per chiedere verità e giustizia per Berta Caceres, barbaramente uccisa il 2 marzo 2016 dai sicari della mutinazionale DESA e con le radio comunitarie dello stesso Copinh (riunisce 2000 comunità indigene) che svolgono un compito fondamentale nella lotta di rivendicazione dei diritti e nel progetto di costruzione di un’alternativa politica e sociale in Honduras.3Proprio ad iniziare dall’Honduras, si è imposto un modello, multinazionali e estrattivismo, di sviluppo depredatore che si accompagna alla repressione. I diritti dei popoli sono quotidianamente violentati e la Terra e le sue risorse distrutte, saccheggiate, mentre la resistenza viene criminalizzata ed eliminata con omicidi selettivi. Contro tutto questo si batteva Berta Caceres e pensando ad un possibile candidato alla presidenza, che rappresentasse gli interessi della nazione,  le speranze di tutto il popolo, dei più poveri, il suo nome veniva spontaneo. “La bambina guardiana dei fiumi” com’era soprannominata era indomabile e incorruttibile. Per questo l’hanno uccisa. Ma la sua lotta e di tanti e tante continua, ad iniziare dalle donne dell’America latina, che hanno guidato percorsi di cambiamento strutturale come in Venezuela, per coniugare libertà femminile e libertà per tutti, questione di genere e questione di classe: verso un welfare globale e una cittadinanza universale. Fino alla marcia delle donne di Washington nel primo giorno alla Casa Bianca di Trump: “La resistenza comincia oggi”. Come è stato scritto, la critica al capitalismo non può prescindere da una prospettiva femminista: “La rivoluzione o sarà femminista o non sarà“.2Infine facciamo appello alla solidarietà di quelli e quelle che ci conoscono da anni, chiedendo di tesserarsi, di rinnovare il tesseramento del 2017.  Ringraziando di cuore tutti i lettori che ci hanno già segnalato la loro fiducia confermando il tesseramento.