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CIAO ADRIANO, COMPAÑERO PARA SIEMPRE.

Dire di un compagno nel giorno della sua scomparsa è lottare con la tristezza perché non impedisca la parola.
Le parole che non avremmo mai voluto scrivere, i pensieri in cui non avremmo mai voluto imbatterci. Perché in questi casi, anche quando sgorgano con tutta la loro autenticità, cariche di dolore e costernazione, non sono che uno zero virgola di quanto si vorrebbe esprimere (…) Adriano aveva una scorza dura e duro poteva risultare il tentare di scalfirla, di trovarci un pertugio per entrarvi. Almeno fino a quando, dietro quell’apparente impenetrabile armatura, si scopriva un campione di umanità. Al punto che ora, accorgendosi di coniugare inutili verbi al passato, ci si scopre così vulnerabili che quella corteccia vorremmo averla noi. Per difenderci da un destino che neanche il più coriaceo, volitivo, appassionato dei propri compagni di viaggio può sconfiggere. Quel viaggio si chiama Solidarietà, Internazionalismo, si chiama Nicaragua e Rivoluzione Popolare Sandinista. Insomma, quanti nomi si vogliano per significare un impegno lungo tutta una vita. Con la ruvidezza di chi ha sempre pedalato in salita ma senza mai perdere la tenerezza. La Milano operaia solidale e popolare in cui è cresciuto non l’ha mai abbandonato, non ha mai smesso di essere bussola e riferimento. E restituiva tutto quel patrimonio di saperi ed esperienze con lucidità, senza ipocrisie o verità di comodo.1Chi lo ha incrociato nelle variegate strade che conducevano al Nicaragua e all’America Latina in generale, ne ha fatto sicuramente tesoro. Riducendo ora questo incalcolabile portato di dignità, come lo dovrebbe essere d’altronde per qualsiasi degna esistenza, a uno sterile necrologio, faremmo torto a ciò che più detestavi in vita. Ci arroghiamo quindi il diritto di ricordarti per ciò che sei, strapazzando la logica e violentando la sintassi, perché forse questo ci aiuta a comprendere meglio chi siamo. Magra consolazione, anzi odiosa e irritante, così fastidiosa che non si riesce ad accettare. Avremmo voluto continuare a discutere ridere e piangere all’infinito, davanti a una immancabile bottiglia di ron. L’infinito ci ha però preceduto, ha messo sul tavolo un piatto di rabbia e un bicchiere di lacrime. Un pasto che non ti riveleremo mai di aver consumato. Hasta siempre compagno Adriano Cernotti, Sandinista di Quarto Oggiaro” (Associazione Italia-Nicaragua)

Adesso siamo qui frastornati e cerchiamo ancora di non farci risucchiare dal “non c’è niente da fare“, come se stando a casa, ognuno per conto proprio  a coltivare il proprio giardino, se ne potesse poi uscire con una soluzione. “Purtroppo non ci sono più giardini. E non solo a causa dell’inquinamento, ma perché i giardini stanno seccando anche dentro di noi” (Valentino Parlato). Per questo, già declinare il “noi” e riprendere a riflettere insieme è una conquista. Da sempre, come Ass.ne Italia-Nicaragua, crediamo che la storia non è solo una confusa sommatoria di individui che si distinguono tra loro solo per i modi di vivere e consumare. Ha un grande patrimonio di idee, di lotte e di passioni, di solidarietà e di comunità. Parlare di solidarietà internazionale significa parlare di umanità, di empatia verso l’altro, di quella tenerezza profonda che ci permette di intercettare fra le righe il senso più fecondo della nostra finitezza, della nostra fragilità.2Ecco perché in questo numero del bollettino, dedicato in gran parte alla difficile situazione del Venezuela, trovate anche il messaggio di solidarietà della nostra Associazione al governo venezuelano e contro la disinformazione golpista. L’opposizione al presidente Maduro cerca di dare la spallata finale alla rivoluzione bolivariana, puntando sulla destabilizzazione economica simile a quella orchestrata negli anni ’70 contro Salvador Allende in Cile. In America Latina, dove questi meccanismi son ben noti, la quasi totalità dei movimenti popolari sostiene il Venezuela. Da noi, il ministro Alfano si fa fotografare insieme ai gruppi di opposizione, Gentiloni e Rajoy firmano una lettera assumendo la difesa a senso unico dei violenti. Certo la situazione italiana è tutt’altro che rosea. Il disagio sociale, la disoccupazione, l’impoverimento dei ceti medi, le campagne d’opinione contro la democrazia rappresentativa, l’odio seminato contro i diversi e gli immigrati, le teorizzazioni antipartitiche fanno ritornare, come negli anni Venti del secolo scorso, l’invocazione all’uomo forte, al rapporto diretto tra capo e massa, cioè alle posizioni che generarono i fascismi. La predicazione apertamente razzista e sciovinista ha acquistato spazio, i fascisti espliciti vengono facendosi più numerosi e aggressivi. Tuttavia la maggioranza della protesta si è venuta finora incanalando, per il passato della nazione e per la forza che ebbero la sinistra storica e le forze democratiche, in un movimento, quello dei Cinque stelle, che ha raccolto l’indignazione popolare per il malaffare e l’ingiustizia sociale indirizzandola, per ora, in canali istituzionali democratici, ma che oscilla tra posizioni opposte. 3E che, dichiarandosi l’unica forza incontaminata e pura, delegando il potere di decisione finale al padrone del simobolo-marchio aziendale, mostrandosi spesso incompetente e avventuroso, manifesta tendenze inquietanti già viste e sofferte. “Che ci siano dei neonazisti che perdono la testa e vanno su tutte le furie quando sentono dire che un bambino nato in Italia è italiano, non sorprende nessuno. Sono neonazisti, e con la logica – come con la morale – non se la cavano granché bene (e sarà per questo che amano menare le mani, perché esonera dalla fatica di pensare). Ma che anche i vertici di alcuni partiti politici che siedono in Parlamento la vedano come quei neonazisti, questo sì che è scandaloso, e la dice lunga su questo tragico momento dell’umanità” (Peppe Sini). C’è bisogno di una proposta netta, centrata su alcuni contenuti di fondo, quali l’atteggiamento nei confronti dei migranti e la difesa dell’umano di fronte al disumano. Forse oggi di natura più etica che politica.4Ci vorrà notevole dose di creatività e invenzione. Si tratta di dare vita a uno spazio pubblico di confronto, consapevoli che la diversità delle visioni e degli orizzonti può rendere tutto più difficile e faticoso, però può anche spingere finalmente alla costruzione di una soggettività fatta di un tessuto di relazioni politiche decenti. Forti quanto miti. Umane. Dove non domini l’aggressività e il narcisismo di chi sa appartenere solo all’identico a sé; dove si accetti la presenza di letture anche diverse della realtà che ci circonda, se ci si riconosce compagne e compagni. Capaci di spezzare il pane insieme. E donarlo al mondo. Speriamo di riuscirci.

Infine è doveroso ringraziare tutti quelli che hanno risposto all’appello per la sottoscrizione in favore del nostro bollettino “Quelli che solidarietà. Otto pagine di una voce povera”. Non sono stati tantissimi e la cifra raccolta è inferiore a quella auspicata, comunque é sufficiente a raggiunge la fine dell’anno … poi si vedrà. Se abbiamo gridato “aiuto” è solo perché aiuto ci serviva, per continuare a fare informazione. Perché oggi, rispetto a ieri, è diverso. È peggio. “Grazie alle nuove tecnologie mi informo in un secondo e dimentico all’istante“. A tutti voi la nostra riconoscenza.