5×1000 anche per il 2017


CERTE SCELTE SONO SEMPLICI

Dona il tuo  5 per 1.000 all’ASSOCIAZIONE ITALIA-NICARAGUA Circolo di Viterbo, per sostenere la Solidarietà Internazionale “Tenerezza dei Popoli”

Se non hai già una Associazione o un Ente di Ricerca a cui sei particolarmente legato, ti chiediamo di destinare il 5 per mille alla Associazione Italia-Nicaragua di Viterbo.

Nella prossima dichiarazione dei redditi basta firmare nel riquadro dedicato al “Sostegno del volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale, delle associazioni e fondazioni” e scrivere il numero di codice fiscale dell’Associazione Italia-Nicaragua

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Anche la più piccola quota versata è determinate, essendo il nostro lavoro totalmente volontario. I contributi raccolti verranno utilizzati, come negli anni passati, a sostegno dei nostri progetti di solidarietà con il popolo del Nicaragua. In particolare a favore delle organizzazioni popolari, sindacali, studentesche che lottano per un’autentica giustizia sociale e che hanno potuto nascere e continuano ad esistere grazie alla coscienza popolare formatasi negli anni della rivoluzione sandinista, che molto ha significato anche per noi del primo mondo.

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CERTE SCELTE SONO SEMPLICI … … …

Oggi, della solidarietà internazionale, c’è bisogno più che mai, basta guardarsi intorno. Già il XIX secolo, aveva posto tre questioni fondamentali, (per coloro che difendevano gli oppressi): la questione democratica, la questione sociale e la questione della solidarietà internazionale. Queste tre questioni sono ancora attuali, ed è evidente, che il problema della disuguaglianza non può più essere declinato in chiave nazionale, ma ripensato a livello globale: non è più accettabile che si consideri politicamente rilevanti sole le disuguaglianze all’interno dello Stato, e lasciando a una sorta di fatalità quella al di là dei nostri confini. Significa lasciare alle forze non democratiche o antidemocratiche, campo libero per costruire il nuovo ordine mondiale, basato sulla guerra. Che sembra avere sopravanzato l’enunciato di Von Clausewitz che la voleva “continuazione della politica con altri mezzi“, per essere uno strumento diretto della politica. Dal 1991 in poi, non c’è stata nessuna guerra dell’Italia, perché nessuna dichiarazione è stata fatta, perché si è trattata di interventi “umanitari” e quindi, in maniera surreale, non sarebbe stato cancellato il famoso articolo 11 della nostra Costituzione che “ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali“. Le nuove guerre sono così democratiche da essere non-guerre; in un vortice di generale rimozione. Conflitti che ormai si caratterizzano, quasi esclusivamente, per la perdita di vite civili piuttosto che militari, vista la scelta dei bombardieri aerei, i droni che colpiscono a distanza nell’indistinto territorio nemico, cancellando l’esistenza di esseri umani in carne ed ossa, nome e cognome. Le bare che non vedremo mai sono le loro. Noi abbiamo imparato non solo a volgere lo sguardo, ma a misconoscere del tutto. Dalle “nostre” guerre fuggono milioni di esseri umani, che provano disperatamente ogni giorno ad attraversare la barbarie dei muri della fortezza Europa. Una “nazione” fantasma: che ne sarà di loro e cosa ne facciamo? Accettarli vorrebbe dire cambiare completamene gli assetti delle nostre società: predisporci a vivere in una vera comunità multiculturale. Altro che sforare il 3% di Pil! Inconcepibile. L’unica vera alternativa è coniugare l’orrore, chiamare la crudeltà con il suo nome, dissolvere l’ipocrisia dell'”umanitarismo” e dell’esportazione della democrazia.

Semplificheremo anche troppe le cose, ma crediamo (non da oggi) che i rapporti tra i popoli possono esseri basati sulla solidarietà; questa espressione “ternura” che è ancora portatrice della delicatezza, della tenerezza, di un mondo gentilmente umano: della cura paziente dell’affettività. Così, siamo ancora qui, espressione di quella forza gentile che esclusivamente può impedire la sconfitta, davanti alla brutalità dei tempi. Di quella gentile resistenza al disastro nazionale, che ci permetta di sollevare un pò lo sguardo dalle macerie in mezzo alle quali camminiamo. Consapevoli che quando si parla di solidarietà ci sono due strade: sembrano simili, in realtà vanno in direzioni opposte. Una solidarietà che ha degli aspetti positivi ma che si limita all’assistenzialismo, e in questo modo conferma, anzi rafforza, il sistema economico dominante di sfruttamento, il neocolonialismo sui diseredati del mondo. La strada da percorrere è quella della solidarietà liberatrice (Giulio Girardi), che mette in discussione il neoliberismo. Dom Hélder Càmara, il grande vescovo di Olinda e Recife, aveva capito tutto: “Quando do da mangiare ai poveri, mi battono le mani; quando domando perché i poveri hanno fame, mi chiamano comunista“. “Io non credo nella carità. Credo nella solidarietà. La carità è verticale, quindi umiliante. Va dall’alto verso il basso. La solidarietà è orizzontale. Rispetta gli altri e impara dagli altri” (Eduardo Galeano). La solidarietà internazionale rappresenta qualcosa di più di una affermazione formale, rappresenta la base ineliminabile del funzionamento minimo dell’umano, quello che “gira” a prescindere dal pil, dallo spread, dal crash e dal mibtel. La solidarietà fa parte di quelle cose che non possiamo permetterci di perdere, senza perdere nel contempo anche la nostra umanità. Ed è per questo che nell’origine della nostra storia, con l’appoggio incondizionato alla rivoluzione sandinista, crediamo di vedere ancora una vita futura, nonostante i tempi brutali per tutti. Ed è per questo che cerchiamo faticosamente di mantenere un minimo di informazione su quanto avviene in Nicaragua e sul Centroamerica. Da qui il nostro sostegno al Copinh (Honduras) per chiedere verità e giustizia per Berta Caceres, barbaramente uccisa il 2 marzo 2016 dai sicari della mutinazionale DESA, e alle sue radio indispensabili nella costruzione di un’alternativa politica e sociale in Honduras. Ed è per questo che siamo di parte, certo, ma forse non dalla parte sbagliata. (28 marzo 2017)

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