Tessera 2018

CAMPAGNA TESSERAMENTO ANNO 2018

Il fiore della Pace crescerà sul terreno della Solidarietà Internazionale

“Ma i secoli e la vita che sempre si rinnova hanno generato anche una generazione di amanti e sognatori;

uomini e donne che non hanno sognato la distruzione del mondo, ma la costruzione del mondo delle farfalle e degli usignoli”

( “I portatori di sogni” Gioconda Belli, scrittrice e poetessa nicaraguense)

TESSERARSI … è un modo concreto di sostenere i nostri PROGETTI in NICARAGUA contro il LIBERISMO:

  • di sviluppo rurale con le famiglie contadine;
  • in ambito socio-sanitario ed educativo;
  • con i lavoratori della zona franca ed i cañeros

COSTO della TESSERA:

  • SOCIO €. 20,00
  • SOCIO con bollettino online Envio €. 35,00
  • STUDENTE €. 15,00
  • STUDENTE con bollettino online Envio €. 30,00

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“TENEREZZA dei POPOLI”

Te lo dicevo che la solidarietà

è la tenerezza dei popoli.

Te lo dicevo dopo il trionfo,

passati ormai i tempi duri di battaglie

e pianti;

ora ricordo cose che accaddero là fuori

quando tutto era sognare e sognare, da svegli e addormentati,

senza stancarci mai di cementare il sogno,

finché non fu più un sogno, finché vedemmo le bandiere

rosso-nere

ondeggiare – davvero – su case, casette,

capanne,

alberi della strada, e pensammo a tutto

quello che ci era toccato vivere

ed era come un grande rompicapo di rabbia e fuoco

e sangue e speranza.

(Gioconda Belli – da Truenos y arcoìris – 1982)

UNA TESSERA PER IL 2018

Facciamo gli auguri di fine anno ai migranti che miracolosamente sono giunti sulle nostre coste e a tutti gli stranieri che si preparano a passare le cosiddette feste nei Centri di accoglienza, o peggio nei lager libici, nella solitudine, nello squallore, nell’incertezza sul proprio destino. Poi ci sono tutti quelli che non ce l’hanno fatta, pieno il mare di esuli, gli scogli coperti di stragi. “Oggi penso ai due dei tanti morti affogati / a pochi metri da queste coste soleggiate / trovati sotto lo scafo, stretti, abbracciati. / Mi chiedo se sulle ossa crescerà il corallo / e cosa ne sarà del sangue dentro il sale, / allora studio – cerco tra i vecchi libri / di medicina legale di mio padre / un manuale dove le vittime / sono fotografate insieme ai criminali / alla rinfusa: suicidi, assassini, organi genitali. / Niente paesaggi solo il cielo d’acciaio delle foto, raramente una / sedia / un torso coperto da un lenzuolo, i piedi sopra una branda, nudi. / Leggo. Scopro che il termine esatto è livor mortis. / Il sangue si raccoglie in basso e si raggruma / prima rosso poi livido infine si fa polvere / e può, sì, sciogliersi nel sale” (Antonella Anedda). Non abbiamo nulla da augurare al nostro governo che può fare accordi con i libici per arrestare il passaggio, può imbrigliare le Ong, può raccontare tutte le bugie che vuole per fare il pieno di voti, ma i migranti continueranno a fuggire fino a quando il modello economico e i rapporti commerciali con il Sud del mondo saranno improntati ad accrescere la ricchezza delle imprese internazionali. Bisogna essere ciechi per non vedere che dai paesi sub-sahariani, con redditi annuali inferiori a quanto una media famiglia italiana spende in un mese in beni di prima necessità, centinaia di migliaia si metteranno in marcia verso il Marocco, la Libia, la Tunisia, l’Algeria, l’Egitto. Se vengono fermati a una frontiera, cercano di passare da un’altra parte, come farebbe ognuno di noi nei loro panni. Bisogna essere ipocriti fino all’oscenità per continuare a blaterare di un piano Marshall per l’Africa che nessuno metterà mai in cantiere. Perché, in fondo al di là di ogni bugia contingente, il problema da risolvere è semplicemente quello di come liberarsi dei migranti senza che ciò disturbi la nostra vista. “Senti come non si parla più di persone vere in carne ed ossa, con sentimenti e desideri, dolori e gioie, ma di un’alterità che non si definisce mai alla quale non si da mai il valore di persona ma di cosa o accidenti di cui liberarsi in modo starei per dire indolore … E allora pensi che la negazione del loro dolore, l’impossibilità di viverlo come possibilità di scambio vitale, come altro polo della contraddizione che naturalmente compone l’umano esistere, è il vero problema politico che oggi si pone” (Assunta Signorelli).1 migrantiPer di più i mezzi d’informazione hanno costruito piccoli divi che se prima era evidente che dicevano carognate, oggi passano per profeti che le carognate le avevano dette per primi con grande lungimiranza, sicché quelle, più che carognate, sono ormai verità di veggenti. Così imperversano gli spregiudicati imprenditori delle fabbriche della paura, aprono cataratte della peggiore demagogia xenofoba, trasformano la migrazione da problema in ossessione. Il rischio, reale, realissimo, è che su questo tema ad alta potenzialità emotiva, si strutturi tutta la prossima campagna elettorale, piegando ad esso il profilo delle forze politiche e dell’azione istituzionale, in una rincorsa a chi con maggior clamore sfida e travalica il confine umano e inumano, nella ricerca di consenso. È paradossale che la fascia più debole della popolazione, quella dei migranti, susciti la paura più grande. Nemmeno la mafia, la camorra, la ndrangheta, che dovrebbero essere il primo e vero bersaglio di un Paese che dice di essere civile e di far parte delle prime potenze industriali del mondo. Il filosofo Theodor Adorno, diceva che a partire dal momento in cui la Germania aveva accettato l’idea di un problema ebraico, l’idea che la presenza degli ebrei in Germania meritasse una riflessione pubblica, delle risposte politiche e un’impalcatura legislativa, il suo Paese era, a questa sola idea, già spacciato: la strada era aperta per il peggiore antisemitismo e la xenofobia. Non c’era in Germania un problema ebraico, c’era un problema nazista frutto di un enorme problema antisemita. Parlare di “problema ebraico” non aveva alcun senso, era di per sé un’aberrazione. Nessuno può, oggi, mettere in dubbio queste parole. Così anche per l’immigrazione. L’Italia, e quel coacervo di egoismi che va sotto il nome di Europa, non hanno un problema di immigrazione, ma un enorme problema di razzismo al quale sarebbe urgente porre rimedio, in considerazione anche del dilagare delle destre. Non c’è paese o paesino dell’Europa che non veda fiorire nazifascisti sempre meno attenti a misurare le parole, sempre più pronti a passare a fatti infami. Da tempo le formazioni politiche “rispettabili” stanno inseguendo la destra sul suo terreno. Non per trovare soluzioni vere a problemi gravissimi, (il declino del sistema industriale, la condizione del Mezzogiorno, la devastazione delle amministrazioni pubbliche, i giovani che fuggono all’estero, lo sfascio del territorio, etc.), ma solo per ammettere che i problemi su cui la destra è prosperata esistono e sono gravi. Ammissione il cui unico risultato è la legittimazione massiccia dei sentimenti peggiori.2 BerlusconiIn Italia, da oltre vent’anni la scena politica è dominata da una sostanziale egemonia della destra che è uscita vincitrice dalla crisi della Prima Repubblica ed è riuscita quasi sempre a imporre i suoi modelli e i suoi temi: il discredito della politica, il primato di leader carismatici con forte connotazione demagogica, la sostituzione dei partiti con apparati extrapolitici mutuati da aziende private nel settore dei media, l’antifiscalismo, l’etnocentrismo, il nazionalismo e il sovranismo, la xenofobia, il rifiuto della solidarietà e dell’accoglienza. Il fenomeno non è solo italiano, ha investito tutto il mondo occidentale fino ad assumere la forma parossistica del trumpismo. Tuttavia, come era già accaduto per il fascismo, l’Italia è stata la prima tra i grandi Paesi occidentali a sperimentare compitamente questi fenomeni e a vederne l’affermazione per un periodo così lungo. Scriveva Pasolini, nel 1962, “Non occorre essere forti per affrontare il fascismo nelle sue forme pazzesche e ridicole: occorre essere fortissimi per affrontare il fascismo come normalità, come codificazione, direi allegra, mondana, socialmente eletta, del fondo brutalmente egoista di una società”. Così il fascismo attuale si veste del “prima gli italiani” per tentare di trasformarsi in senso comune. Violenza è la parola chiave. È ovunque. La cattiveria, l’odio, alimentati capillarmente anche dal facile conflitto sui blog e sui social media, hanno raggiunto pericolosi livelli di guardia. La nostra è una collettività incattivita. Nella lotta di tutti contro tutti, nel mors tua vita mea, nella guerra tra poveri e sconfitti. La difficoltà è restare umani. La tentazione di mollare gli ormeggi e abbandonarsi al facile, al comodo e alla menzogna, ovvero consegnare anche il proprio cervello all’ammasso, è grande. È necessaria forza, tenacia, intelligenza, sapere, non solo individuale ma collettiva, capace di seguire sempre i principi della libertà, dell’uguaglianza, della giustizia, della fraternità e della solidarietà, se non si vuole che il processo di fascistizzazione del Paese diventi irreversibile. Noi come Associazione Italia-Nicaragua continueremo a fare la nostra parte con una pelle più coriacea, perché la solidarietà non solo non è reato ma è agire contro le ingiustizie, responsabilità reciproca gli uni per le sorti degli altri, fondamento di ogni agire collettivo.3 Immigrati Libia ONUSe vogliamo cambiare il mondo dobbiamo essere irrealisti. Sempre c’è stato qualcuno che ha nuotato controcorrente, cercando altre strade, altri percorsi. Anche quelli che invocavano l’abolizione dello schiavismo, il suffragio alle donne e il matrimonio tra persone dello stesso sesso erano etichettati come irrealisti. Finché la storia ha dato loro ragione. L’utopia di oggi sarà la realtà di domani. Con la consapevolezza che, nel buio e disumano presente, non esistono soluzioni semplici né, per così dire, “a pronta presa”. Si discute tanto di “complessità” del mondo, della società, ma di fronte alla complessità emergono soprattutto la povertà delle analisi e delle risposte. Le classi, le ideologie, destra e sinistra, saranno pure morte (è da una trentina d’anni che lo sentiamo ripetere), ma la differenza tra un disoccupato, un precario e un finanziere di Wall Street resta, anzi cresce. Il problema è che i valori sembrano sopravvivere in gruppi minoritari, mentre prevale l’italica tentazione di affidarsi a un capo e fregarsene del mondo intero; hanno vita difficile, quanto contano se non esiste un corpo sociale che li condivide? Anche noi, come Associazione, siamo coscienti della profonda debolezza verso le sorti del mondo, mentre continuiamo ad interrogarci su come riempire il vuoto molto pericoloso del lacerarsi del tessuto che tiene insieme popoli e Stati. Semplificheremo anche troppo le cose, ma crediamo (come abbiamo già scritto molte volte) che i rapporti tra i popoli possono essere basati sulla solidarietà, questa espressione “ternura” che è ancora portatrice della delicatezza, della tenerezza, di un mondo gentilmente umano: della cura paziente dell’affettività. Così, siamo ancora qui “cuori intelligenti”, espressione di quella forza gentile che esclusivamente può impedire la sconfitta davanti alla brutalità dei tempi. Di quella gentile resistenza che ci permette di sollevare un pò lo sguardo dalle macerie in mezzo alle quali camminiamo.  Così continua il nostro impegno in Nicaragua, che vede da una parte il consolidarsi del Fronte Sandinista (per quanto lontano dalla versione originaria del 1979), come nella netta vittoria alle elezioni municipali del 5 novembre scorso; dall’altra la costante ingerenza degli Stati Uniti, il 3 ottobre hanno approvato il Nica Act, una sorta di embargo economico-finanziario. Sintomatico della politica di “pressione” statunitense in America Latina, da Cuba al Venezuela, il cui obiettivo sarebbe quello di distruggere definitivamente ciò che resta del blocco e dell’anelito integrazionista latinoamericano, che ha rappresentato l’apice della sinistra e del progressismo di quel continente. È estremamente importate in questo senso il lavoro di informazione, vede impegnati anche noi di Italia-Nicaragua, che deve essere fatto sull’aggressione portata ai governi “progressisti” della regione che cercano di imprimerle un nuovo corso al di fuori dell’orbita degli Stati Uniti. Il caso del Venezuela è emblematico, ora costretto a subire anche le sanzioni dell’Europa, che ha scelto di stare dalla parte dei golpisti, che nei mesi scorsi hanno seminato morte e distruzione per accede al governo in maniera incostituzionale.   4 BertaInfine, per quello che riguarda i  nostri progetti in Nicaragua, vanno dall’appoggio all’Istituto de Arte Popular Loàsiga di Estelì (referente principale il Circolo di Roma dell’AIN itanicaroma.noblogs.org); allo studio sull’insufficienza renale cronica nel municipio Larreynaga-Malpaisillo, (promosso dal Circolo di Livorno dell’AIN www.nicalivo.com); al sostegno allOspedale pediatrico La Mascota di Managua (www.itanica.org), il più importante ospedale per bambini del paese, specializzato nella cura della leucemia, costituisce una delle poche esperienze di cooperazione nel campo dell’oncologia pediatrica con Paesi del Sud del mondo. A questi aggiungiamo le iniziative previste a marzo del 2018 per il secondo anniversario dell’assassinio di Berta Càceres con il sostegno al COPINH, l’organizzazione che Berta aveva contribuito a fondare nei primi anni Novanta. In particolare però ci sta molto a cuore il nuovo Progetto di Formazione Sindacale presentato dalla Federazione Nazionale del Sindacato Tessile Fesitex-Nicaragua in memoria del nostro compagno ADRIANO CERNOTTI, perché “Non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo” (Isabel Allende). Perciò, anche quest’anno, vi chiediamo di non lasciarci soli, il nostro lavoro ha senso solo se condiviso con voi. Crediamo che nel nostro dissestato Paese ci sia bisogno di punti fermi dove la solidarietà nazionale ed internazionale possa continuare a germogliare. Quindi, grazie per la vostra amicizia e la vostra vicinanza. Noi la sentiamo e siamo certi che, leggendo le nostre pagine, visitando il nostro blog e i social network, partecipando alle nostre iniziative, la sentiate anche voi. Quello che vi chiediamo è di dare una mano alla cultura della solidarietà internazionale, perché siamo profondamente convinti che la solidarietà è già politica.5 tessera.2018Tesserarsi è un modo concreto per sostenere il presente e il futuro dell’Associazione Italia-Nicaragua. Viviamo solo del denaro che ci arriva tramite le tessere, cui aggiungiamo molto lavoro fatto gratuitamente e con passione. Non è retorica, non abbiamo nessun altro tipo di finanziamento. È un piccolo miracolo, in questo Paese triste e scoraggiato. Naturalmente chi non si iscrive non fa nulla di male, ma bisogna sapere che è un gesto di sottrazione, è un guardare altrove, è prendersi una parte e non il tutto. Un tentativo collettivo va fatto in maniera più convinta, alla fine magari ci arrendiamo, ma è meglio arrendersi tutti assieme piuttosto che ognuno per conto suo. Non solo, se il bollettino “Quelli che Solidarietà” può uscire con i suoi sei numeri l’anno è perché ci sono soci che hanno scelto di concedersi il piccolo lusso di versare qualcosa in più del prezzo del tesseramento. Alcuni hanno fatto anche di più. Possiamo soltanto dire grazie. Cercheremo di fare sempre di più e meglio per la nostra piccola grande impresa, di chi crede in una società non escludente, ma giusta e solidale. Parole e azioni che scaldino il cuore ed accendano la mente, che dicano di accoglienza, di rispetto della libertà di tutti, di solidarietà “tenerezza dei popoli”. Anticipatamente auguri di un sereno Natale e di felice Anno Nuovo.