“Davanti all’orrendo attentato che, sabato 19 maggio, ha ucciso una sedicenne e ferito una decina di ragazze della scuola di Brindisi intitolata alla memoria di Francesca Morbillo Falcone:
-) esprimiamo lacrime di dolore e rabbia;
-) inviamo alle vittime, ai loro familiari e a tutti gli studenti della scuola, il nostro abbraccio di forte e totale solidarietà;
-) rinnoviamo il nostro impegno, insieme a tutte le forze sinceramente democratiche del nostro Paese, per una pratica politica basata sull’umanità, sulla pace e la solidarietà internazionale.
Invincibile, nonostante tutto.
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La memoria comunemente è intesa, percepita come un atteggiamento e una necessità del tutto privati e personali. Ma c’è anche un tipo di memoria che ha carattere collettivo, una memoria storica spesso di natura universale, comune e facente parte del vissuto di un intero popolo o nazione; attestabile come memoria condivisa. Le tracce di riflessione che proponiamo vanno dall’agosto 1945 con le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki, al luglio 2001 del G8 di Genova, passando naturalmente per il 19 luglio 1979 della Rivoluzione Sandinista in Nicaragua.
HIROSHIMA & AUSCHWITZ da cui era scaturito il rifiuto internazionale contro il flagello della guerra, dalla Carta delle Nazioni Unite alla nostra Costituzione, è stato rimosso e dimenticata la lezione di Primo Levi: “È difficile compito di ogni uomo diminuire per quanto può la tremenda mole di questa “sostanza” che inquina ogni vita, il dolore in tutte le sue forme; ed è strano, ma bello, che a questo imperativo si giunga anche a partire da presupposti radicalmente diversi“. Poi quella che Amnesty International ha definito la più grande violazione dei diritti umani dalla Seconda guerra mondiale: l’irruzione della Polizia nella scuola Diaz durante il G8 del 2001; descritta come una “macelleria messicana“. Infine l’anniversario della Rivoluzione sandinista (il 19 luglio è per noi da sempre una giornata speciale), e la memoria inevitabilmente corre a Tomàs Borge morto lunedì 30 aprile a Managua. Scompare così l’ultimo dei fondatori del Fronte sandinista che, con tutti i suoi limiti ed errori, ha rappresentato lo sfolgorante decennio sandinista. Quel fuoco di allegria e speranza è stato poi spezzato dalla “guerra sporca” pagata da Reagan e fatta dalla contras.
OGGI DI RIVOLUZIONE non parla più nessuno. È prevalsa la convinzione che tutto è stato un’illusione: rivoluzione francese, rivoluzione russa, ecc. sono tutte destinate a trasformarsi nella sanguinosa caricatura di se stesse. In Italia, poi abbiamo assistito ad un vero esproprio del termine rivoluzione, cioè un progetto razionale di società da conseguire rovesciando senza tanti complimenti l’ordine costituito. Grillo si considera senz’altro un rivoluzionario, per non parlare della Lega, o del Fronte nazionale di Le Pen in Francia, dei “rottamatori” e degli arrivisti di ogni risma. Ognuno, insomma, coltiva il suo personale, risentito massimalismo.
SONO PASSATI PIÙ di 30 anni dal luglio 1979, molte cose sono cambiate, il sandinismo aveva fatto sperare in un domani diverso, da condividere insieme, non uno per uno in concorrenza con tutti; cambiato è anche il cosiddetto “Terzo Mondo”; e la politica ha passato la mano alla finanza mondiale, a quel neoliberismo del “più mercato & meno stato”, nato proprio con Reagan e la Thatcher, con l’interesse di smantellare il modello sociale europeo. Risultato, il capitale è all’attacco e il lavoro è sotto botta. “Mai come ora, i mezzi di cui dispone gli permettono – al capitale – di spostarsi dove la forza di lavoro costa meno, lasciando a terra la manodopera di cui aveva bisogno per esempio in Europa, dove i lavoratori avevano conquistato da un secolo salari e diritti maggiori. Si è allargato quindi, in quantità e qualità, il conflitto di interessi fra capitale e lavoro, i capitali concorrono nel ridurre il costo, mentre i vecchi e nuovi lavoratori, non ancora o non più organizzati, si fanno la guerra, concorrendo gli uni contro gli altri più o meno consapevolmente al ribasso, per conquistare un posto. Dunque le classi non solo ci sono ancora, ma l’offerta di manodopera e lo sventagliarsi delle retribuzioni, che trent’anni fa dispiegavano su scalini di circa trenta grandezze diverse (ed era già un bel salto), oggi avviene in grandezze da 1 a 300: in altre parole occorrono trecento anni di lavoro a una operaia o cassiera dei supermercati per guadagnare quello che il suo direttore generale guadagna in un anno” (Rossana Rossanda).
IN ITALIA LA RISPOSTA a questo stato di cose è il governo Monti. Il governo tecnico è venuto per fare quel che c’era scritto nella famosa lettera della Banca centrale europea. Non trattano su nulla; si pongono soltanto il problema di riscuotere un consenso monetario, usando argomenti preistorici come fossero roba nuova. Non c’è lavoro, la disoccupazione esplode mentre crolla il potere d’acquisto di salari e pensioni; ed il governo (che non ha uno straccio di progetto per rilanciare lo sviluppo), cancella un pezzo di democrazia italiana: dall’articolo 18 dello statuto dei lavoratori (benvenuti padroni, finalmente liberi di fare carne di porco della forza lavoro), all’introduzione del pareggio di bilancio nella Costituzione. Con tale approvazionela nostra Costituzione, non solo non è più nostra, ma è stata trasformata in uno strumento giuridico funzionale ad un feticcio, quello neoliberista, che la tecnocrazia finanziaria europea interpreterà volta a volta dettando le misure che dispiegheranno la mistica del feticcio. Meno democrazia è dunque la parola d’ordine per l’uscita da questa crisi, perché è cessata la grande paura che la mala gestione dell’economia e della vita della popolazione possa innescarela rivoluzione. Nonè secondario il fatto che la crisi fa marcire quel che resta del nostro tessuto democratico e, quindi, fa maturare un’egemonia decisamente di destra. È vero, nelle recenti elezioni, in Grecia ha vinto la coalizione della sinistra radicale ed in Francia il socialista François Hollande (la prima grossa spina nel fianco dell’Europa liberista); ma contemporaneamente l’exploit lepenista oltralpe e l’ingresso nel parlamento di Atene dell’estrema destra indicano un possibile, drammatico sbocco della crisi economica anche in Italia, e non sarà certo il “boom” del Movimento 5 stelle ad invertire la rotta.
CREARE LE CONDIZIONI perché le persone, i popoli, siano capaci di sollevarsi e di camminare sulle proprie gambe resta il cuore dell’azione (oggi come ieri, della nostra Associazione in Italia come in Nicaragua), per la libertà e per la giustizia sociale. Non abbiamo ricette ma due obiettivi devono essere immediatamente percorribili: che cessi l’illegale e criminale partecipazione italiana alla guerra afgana; che cessi la politica razzista assassina del nostro stato nei confronti dei migranti, cancellando le illegali misure razziste imposte dal precedente governo. Dateci una mano perché grande è la difficoltà in cui si trova ogni movimento che custodisce con tenerezza l’utopia della solidarietà “tenerezza dei popoli”. Non dimenticate di tesserarvi o di rinnovare il tesseramento. Intanto grazie di cuore a tutti quelli che hanno rinnovato la loro iscrizione.
Tuscania, 16 maggio 2012 Associazione Italia-Nicaragua di Viterbo.