“DI NULLA SIA DETTO È NATURALE”

E – vi preghiamo – quello che succede ogni giorno non trovatelo naturale. / Di nulla sia detto: è naturale / in questi tempi di sanguinoso smarrimento, / ordinato disordine, pianificato arbitrio, / disumana umanità, / così che nulla valga / come cosa immutabile” (Bertolt Brecht, “L’eccezione e la regola”).

Nonostante il monito di Brecht abbiamo finito con il trovare consueto quando accade nel nostro Mediterraneo, gli esseri umani che annegano nel Canale di Sicilia. Anche noi, ridotti all’impotenza, ricorriamo alle cifre per tentare di scuotere qualche coscienza mostrando la dimensione mostruosa dell’ecatombe. “Ridotti ogni volta a computare i morti, quando dovrebbe bastare un solo cadavere di bambino a suscitare commozione, indignazione e rivolta, neanche noi siamo innocenti, noi che almeno ci ostiniamo a denunciare la strage (…) Non sono i programmi a mancare, dunque, bensì la volontà politica di uscire da quel paradigma nefasto che concede ai capitali il massimo di libertà di circolazione – e di dominio sulle nostre vite – negandola alle vite, ancor più irrilevanti, dei dannati della terra (Annamaria Rivera).

Del resto, come si fa a competere col mare d’indifferenza che riduce la tragedia dell’immigrazione a vile conta delle salme o la volge a proprio vantaggio politico. Come l’ondata nera di partiti che in tutt’Europa s’ingrassano di risentimento e xenofobia, ben evidenziata nelle ultime elezioni, segnate profondamente dal “razzismo dei piccoli bianchi”, i quali impoveriti o stroncati dalla crisi, pensano di riscattare il loro onore sociale mediante l’inferiorizzazione degli altri e perciò premiano l’area torva che va dal nazionalismo populista al neonazismo. L’unica risposta possibile all’impotenza è l’agire politico. Solo che i valori dell’uguaglianza e della solidarietà, i temi dell’accoglienza e del dialogo, o quelli dei beni comuni e delle nuove forme di economia, etc. sono dispersi in una costellazione pluviscolare di associazioni e movimenti (di cui fa parte anche “Italia-Nicaragua”), che si muovono in una terra di nessuno, senza un soggetto politico che li intesti e li faccia diventare materia di un progetto culturale egemonico, vincente sul deserto ideale generato dal capitalismo contemporaneo. È evidente, altresì, la debolezza di questo fermento sociale dal basso che dovrebbe essere lievito e che, del resto, è stato l’ingrediente fondamentale per il cambiamento di rotta verificatosi sul piano politico nell’America Latina che, a partire dai primi anni duemila, ha iniziato a prendere coscienza del fallimento del paradigma neo-liberista. Un agire “che politicamente costringa questa casta ad andarsene sapendo con chiarezza per quale stato, quale istituzioni, quali partiti, quali movimenti e associazioni, per quali rapporti vogliamo lottare. Cioè quale società di donne e uomini vogliamo condividere e additare a chi si affaccia alla vita. Certo, ci sono gradi diversi di violenza, dalla parola al gesto che uccide, ma quello che io voglio è una società liberata dalla guerra e dallo stupro, dagli assassini e dai maltrattamenti, dalla povertà e dall’ingiustizia, dal dolore e dall’indifferenza, dalla solitudine e dalla sopraffazione” (Laura Cima). Un agire che non sia lo sfogo esistenziale del web, che non cambia davvero le cose. Ci si può sentir dire tranquillamente che abbiamo “postato” un articolo interessantissimo sul Nicaragua o l’America Latina ma, per il fatto che sta in mezzo a uno che parla del mondiale di calcio e a uno che se la prende con Berlusconi, diventa difficile pensare a questo articolo come qualcosa di importante. “A parte i rancorosi che rimpiccioliscono le cose per professione, a parte gli scoraggiatori militanti, c’è proprio un problema relativo al mezzo. Insomma Facebook è una creatura piccolo-borghese, perché il tratto dominante della piccola borghesia è proprio quello di considerare che tutto è piccolo. Non ha senso neppure dire: vattene altrove, perché oggi non c’è un altrove rispetto alla Rete. Anzi c’è, ma non riguarda noi, riguarda le nuvole, gli alberi, le formiche” (Franco Arminio).

Per non parlare delle presunte meraviglie (solo misere illusioni) della “democrazia digitale”. Così nei partiti (sempre più “il partito del capo”) come nelle istituzioni statali, si punta a concentrare e ridurre il potere delle decisioni in poche mani, sopprimendo gli spazi della democrazia e della discussione che rallentano il ritmo delle decisioni. E dunque sistemi elettorali maggioritari, presidenzialismo (il mostriciattolo che chiamare porcellum offende la nobile razza suina, oltre che la lingua latina). Si consuma così la separazione tra politica e potere, dove il potere è quello invisibile e cosmopolitico del capitale, e la politica è sostituita dal populismo. Bisogna prendere atto di un dato storico delle psicologie degli elettori del nostro tempo: quanto più la democrazia rappresentativa appare debole e inefficiente, tanto più i cittadini tendono ad affidare al “leader vincente”, le speranze di contare qualcosa. Così abbiamo assistito allo scontro fra due populismi in apparenza antagonisti: quello liberale del piccolo Bonaparte (per citare Annamaria Rivera) con stile piazzista, che “compra” voti elargendo ben 80 euro alla plebe sofferente; e quello reazionario del duo Casaleggio-Grillo, che sollecita il rancore soprattutto dei ceti medi declassati dalla crisi e di lavoratori frustrati nelle loro aspettative. Alla fine il populismo di governo ha pagato più del populismo di opposizione. Quello che manca è una sinistra limpidamente anti-liberista, anti-capitalista, libertaria. Che valorizzi pluralismo, partecipazione e democrazia dal basso, incoraggi e sostenga i movimenti, abbia come discriminanti l’antifascismo, l’antirazzismo, l’antisessismo, la solidarietà internazionale e la pace. Ora che la guerra è diventata permanente e dilaga. Mentre scriviamo è in corso l’invasione terreste di Gaza, con le sue assurde stragi di civili. Necessita una vera solidarietà.

La solidarietà ipocrita non aiuta la pace. La solidarietà con i poteri violenti e assassini non aiuta la pace. La solidarietà che non riconosce la paura e la sofferenza di tutti i popoli non aiuta la pace. La solidarietà che non contrasta la violenza dei gruppi armati e dei loro finanziatori non aiuta la pace. La solidarietà che non contrasta la violenza di tutti i regimi dittatoriali e razzisti nel vicino e medio Oriente come ovunque non aiuta la pace. La solidarietà che non riconosce la responsabilità dell’Europa non aiuta la pace. La solidarietà che non riconosce e contrasta la violenza dell’imperialismo non aiuta la pace” (Peppe Sini). Quella che ci viene comunemente proposta è la beneficenza fatta inviando un sms. Quasi che i problemi si risolvano schiacciando un bottone di un telefonino fatto col coltan insanguinato dell’Africa.Non saremo noi e i nostri sms a salvare il mondo. Noi lo abbiamo ridotto così. Un ultimo appello a chi ancora non ha rinnovato la tessera per il 2014, e i nostri più sinceri ringraziamenti ai soci che hanno già rinnovato la loro adesione.

Manifestazione nazionale per la Palestina a settembreUn appello lanciato dalle comunità palestinesi in Italia chiede a tutte le forze solidali con il popolo palestinese e indignate per l’ennesimo mattatoio scatenato da Iraele contro Gaza di mobilitarsi e indica una data, sabato 27 settembre, per una manifestazione nazionale a Roma. Testo dell’appello: http://contropiano.org/politica/item/25845-manifestazione-nazionale-per-la-palestina-a-settembre

GAZA VISTA DA EDOARDO GALEANO Da dove viene l’impunità che permette a Israele di portare avanti la mattanza di Gaza? Forse la tragedia dell’Olocausto implica una polizza di eterna impunità?
Leggi tutto: http://popoffquotidiano.it/2014/07/26/gaza-vista-da-eduardo-galeano/#.U9TObseZnmE.facebook

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