L’ELEMENTO DIROMPENTE IN EUROPA

Sappiamo che in Europa l’elemento dirompente è oggi rappresentato dalla Grecia. Il programma di Syriza è chiaro: combattere per un cambiamento all’interno dell’eurozona, realizzare un piano anti-austerity che metta in dubbio le fondamenta dell’Europa neoliberale. Dietro alle fredde statistiche della crisi, ci sono vite rovinate, sogni svaniti e famiglie andate a pezzi. Qui da noi la mancanza di lavoro è endemica. I ricchi continuano ad arricchirsi. Non c’è bestemmia peggiore della “patrimoniale” che potrebbe ridistribuire un pò di ricchezza tra coloro che sempre più numerosi devono andare a chiedere l’elemosina alla Caritas. Evasione fiscale e corruzione sono endemiche dal tempo di Benito. Salvo risolvere tutto con una secchio d’acqua gelata postato su facebook, come per la ricerca per contrastare le malattie genetiche. Il problema, allora, non è la Grecia, ma l’Europa. Quanta altra sofferenza dovremo sopportare prima che torni la ragione? Prima che torni  un’Unione in grado di garantire più uguaglianza, più democrazia, più pace? Un’Europa che la smetta di ritenersi faro della civiltà, quando è incapace di accogliere chi fugge da terre devastate dalla pesante eredità coloniale e dalle nostre più recenti, dissennate spedizioni militari.

Le cose non sono affatto facili per Syriza, di fronte ci sono mesi di fuoco, con il rischio del tracollo finanziario. L’intero popolo greco sta sanguinosamente pagando la dissipazione di una ristretta casta di politicanti e di potenti. Ma tutta l’Europa dei governi conservatori congiura affinché la sua ribellione elettorale, che ha cacciato i responsabili, non produca alcun aggiustamento. Non hanno nessuna intenzione di favorire un governo di sinistra, con il rischio di aprire la strada a Podemos in Spagna. Francia e Italia pensano a se stesse, riparandosi dietro la Grecia per far passare i propri sforamenti, senza aiutarla. È evidente che si deve allargare il fronte di solidarietà tra i popoli se si vuole cambiare radicalmente il quadro politico e dei governi. Cosa non facile, soprattutto a casa nostra. Se è vero che da Renzi a Salvini, e gli altri leader in arrivo dietro a loro, si sono formati nell’epoca berlusconiana; sono stati spettatori e persino concorrenti delle sue trasmissioni a premi. Hanno succhiato il nettare della tv commerciale, quella che ha introdotto nel sistema mediatico il divismo quotidiano, generato dai quiz di Mike Bongiorno e culminato con il “Grande Fratello”, e unificato pubblicità, gossip, divette, televendite e talk show.

È evidente che aspettarsi da questa classe politica, salvo rarissime eccezioni, una visione strategica sulle questioni internazionali è oggi pura fantasia. Quanto l’Italia ufficiale abbia a cuore la pace, ha trovato una risposta nella recente pantomima indecorosa in parlamento sull’innocua eppure preziosa mozione sullo Stato di Palestina. È vero che nelle spedizioni militari (per inciso, le spese militari non conoscono austerità) siamo in buona compagnia; il risultato dell’intervento della Nato e del “genio” di Sarkozy e Cameron, per non parlare di Obama e dell’ignavia di Berlusconi unita all’incompetenza del Pd, ha spinto la Libia nelle mani del cosiddetto Califfato. È bene ricordare che l’Isis è un’invenzione dell’Arabia Saudita e della Turchia in funzione anti-Assad, e degli Stati Uniti, che inizialmente l’hanno appoggiato, per accorgersi poi che era infinitamente più pericoloso del dittatore siriano. Lo stesso è successo in Iraq dove il Califfato/Stato Islamico è ormai la principale espressione della rivolta sunnita contro il governo corrotto e inetto sostenuto dagli occidentali. Conclusione, ci troviamo davanti il più arcaico dei mondi disponibili, di violenza e oscurantismo, di chi sgozza e arde vivi i prigionieri, terrorizza chiunque non la pensi come loro, che distrugge anche il patrimonio artistico, e soprattutto cerca di autorizzarsi come rappresentante dei tanti poveri del mondo musulmano. Se questa è la situazione che abbiamo davanti, si pone una domanda di non facile soluzione: come fornire una risposta diversa, sia alle ingiustizie della globalizzazione occidentale, sia alla violenza arcaica del terrorismo islamista.

Oggi, purtroppo, prevalgono strane “scorciatoie” alimentate da internet. Che, quando come facebook non è la solita rissa a colpi di insulti tra chi sostiene tesi opposte senza aver alcun interesse a comprendere almeno qualcosa dei pensieri altrui, fa pensare che qualunque messaggio sia uguale a un altro, che per questa via si annullino le distanze, che basti il balenare di un’idea perché diventi realtà, che un clic online è la vera democrazia, l’azione diretta che salta ogni mediazione. Noi, come Italia-Nicaragua, siamo una piccola Associazione che ha vissuto (l’abbiamo detto un’infinità di volte) la solidarietà radicale come fondamento della propria esistenza. Dal sandinismo del 1979, alla rivolta del Chiapas del 1994, passando per Seattle, Argentina, Genova, Porto Alegre… per giungere alla “guerra preventiva globale” in Iraq, abbiamo sempre cercato di praticare una solidarietà (perdonateci la parola altisonante) cosmopolita; quella che si proietta oltre i confini di singoli Stati e implica responsabilità comuni.

Tutto questo ci spinge a pensare e a interrogarci dalla situazione specifica in America Latina, ad iniziare dal Venezuela e dalla sua scomoda posizione di socialismo al potere e per questo sottoposto ad un perenne tentativo di golpe; alla situazione della Grecia nell’Unione europea che segna anche il ritorno – da non sottovalutare – della buona, antica solidarietà internazionale, la sola che può liberarci dall’odio tra paesi creditori e paesi debitori, che sta alla radice dell’attuale crisi europea; ad interrogarci sullo stato attuale dei rapporti di forza tra le classi a livello mondiale. Lo facciamo con le nostre modestissime forze, lo facciamo con questo bollettino cartaceo che non è un prodotto divino, ma umano, quindi con i suoi costi, che abbiamo ridotto all’osso, ma oltre un certo livello sono incomprimibili. Ecco perché ancora una volta (lo scriviamo tutti gli anni) rivolgiamo un appello per il tesseramento; per noi la prima conferma che il nostro impegno ha un senso, che ci sono un tot di persone che sono interessate alla solidarietà internazionale. Certo, c’è la crisi, bella tosta, e 20,00 euro non sono poi così pochi. Solo che il tesseramento, unito al 5×1000, è la principale e la più significativa voce del nostro bilancio, che segnala inevitabilmente il tasso di simpatia e sostegno di cui godiamo in giro.

In conclusione, anticipatamente grazie a tutti coloro che, ancora una volta, vorranno iscriversi e/o rinnovare l’iscrizione all’Associazione italia-Nicaragua, senza la quale la vita di ciascuna e ciascuno di voi proseguirebbe, senza alcun dubbio. Ma sarebbe certamente più povera senza Italia-Nicaragua. Chiudiamo con una buona notizia. Nell’anno del Signore, martedì notte 17 febbraio, è nato a Roma Tommaso, dal cuore e dai sentimenti dei genitori Milena Crespi ed Alessandro Strozzi, nostri soci. Ci commuove che sia nata un’altra creatura che dividerà con noi la cura del nostro comune destino. Scoprirà il sapore dei frutti, la furia del temporale, il calore di una mano. Di determinazione ce ne vorrà tanta, piccolino, per amare il mondo. Ai genitori e al piccolo Tommy un forte abbraccio da parte dell’Associazione Italia-Nicaragua.

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