CERTE SCELTE SONO SEMPLICI … … …

Oggi, della solidarietà internazionale, c’è bisogno più che mai, basta guardarsi intorno.
Già il XIX secolo, aveva posto tre questioni fondamentali, (per coloro che difendevano gli oppressi): la questione democratica, la questione sociale e la questione della solidarietà internazionale.
Queste tre questioni sono ancora attuali, ed è evidente, che il problema della disuguaglianza non può più essere declinato in chiave nazionale, ma ripensato a livello globale: non è più accettabile che si consideri politicamente rilevanti sole le disuguaglianze all’interno dello Stato, e lasciando a una sorta di fatalità quella al di là dei nostri confini. Significa lasciare alle forze non democratiche o antidemocratiche, campo libero per costruire il nuovo ordine mondiale, basato sulla guerra. Che sembra avere sopravanzato l’enunciato di Von Clausewitz che la voleva “continuazione della politica con altri mezzi”, per essere uno strumento diretto della politica. Dal 1991 in poi, non c’è stata nessuna guerra dell’Italia, perché nessuna dichiarazione è stata fatta, perché si è trattata di interventi “umanitari” e quindi, in maniera surreale, non sarebbe stato cancellato il famoso articolo 11 della nostra Costituzione che “ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali“. Le nuove guerre sono così democratiche da essere non-guerre; in un vortice di generale rimozione. Conflitti che ormai si caratterizzano, quasi esclusivamente, per la perdita di vite civili piuttosto che militari, vista la scelta dei bombardieri aerei, i droni che colpiscono a distanza nell’indistinto territorio nemico, cancellando l’esistenza di esseri umani in carne ed ossa, nome e cognome. Le bare che non vedremo mai sono le loro. Noi abbiamo imparato non solo a volgere lo sguardo, ma a misconoscere del tutto. L’orrore e la crudeltà semplicemente non esistono se non quando, come la strage di Charlie Hebdo, ricadono su di noi. Non a caso alle vittime del movimento terrorista di Boko Haram in Nigeria, non abbiamo riservato lo stesso dolore e rispetto che abbiamo dimostrato per le vittime di Parigi. Così come non sembra turbare nessuno il fatto che in questo momento l’Isis sta portando i suoi massacri nel campo dei rifugiati palestinesi di Yarmouk, gremiti di bambini e di vecchi.

L’unica vera alternativa è coniugare l’orrore, chiamare la crudeltà con il suo nome, dissolvere l’ipocrisia, non  chiudere gli occhi di fronte a quella che ormai è una «nazione» fan­ta­sma: sette milioni di pro­fu­ghi che dall’Ucraina al Medio Oriente, dall’Eritrea alla Libia, dal Niger al Paki­stan, pre­mono sui nostri con­fini; o sui con­fini dei paesi che hanno con­fini con noi. Che ne sarà di loro? Che cosa ne fac­ciamo? Accet­tarli vor­rebbe dire cam­biare completamente gli assetti delle nostre società: pre­di­sporci a vivere in una vera comu­nità multiculturale. Altro che sfo­rare il 3% di Pil! Inconcepibile. Semplificheremo anche troppe le cose, ma crediamo (non da oggi) che i rapporti tra i popoli possono esseri basati sulla solidarietà; questa espressione “ternura” che è ancora portatrice della delicatezza, della tenerezza, di un mondo gentilmente umano: della cura paziente dell’affettività. Così, siamo ancora qui, espressione di quella forza gentile che esclusivamente può impedire la sconfitta, davanti alla brutalità dei tempi. Di quella gentile resistenza al disastro nazionale, che ci permetta di sollevare un po’ lo sguardo dalle macerie in mezzo alle quali camminiamo. Consapevoli che quando si parla di solidarietà ci sono due strade: sembrano simili, in realtà vanno in direzioni opposte.Una solidarietà che ha degli aspetti positivi ma che si limita all’assistenzialismo, e in questo modo conferma, anzi rafforza, il sistema economico dominante di sfruttamento, il neocolonialismo sui diseredati del mondo. La strada da percorrere è quella della solidarietà liberatrice (Giulio Girardi), che mette in discussione il neoliberismo. Dom Hélder Càmara, il grande vescovo di Olinda e Recife, aveva capito tutto: “Quando do da mangiare ai poveri mi battono le mani; quando domando perché i poveri hanno fame, mi chiamano comunista”. La solidarietà internazionale rappresenta qualcosa di più di un’affermazione formale, rappresenta la base ineliminabile del funzionamento minimo dell’umano, quello che “gira” a prescindere dal pil, dallo spread, dal crash e dal mibtel. La solidarietà fa parte di quelle cose che non possiamo permetterci di perdere, senza perdere nel contempo anche la nostra umanità.Ed è per questo che nell’origine della nostra storia, con l’appoggio incondizionato alla rivoluzione sandinista, crediamo di vedere ancora una vita futura, nonostante i tempi brutali per tutti. Ed è per questo che cerchiamo faticosamente di mantenere un minimo di informazione su quanto avviene in Nicaragua e sul Centroamerica; il cortile di casa degli Stati Uniti, colonia per le multinazionali (come quelle della frutta, con il loro uso in dose massicce di pesticidi); popoli che si vuole a sovranità limitata. Ed è per questo che siamo di parte, certo, ma forse non dalla parte sbagliata. Per questo certe scelte sono semplici il 5×1000 all’Associazione Italia-Nicaragua. Sostenete la Solidarietà Internazionale “Tenerezza dei Popoli”

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