Sappiamo che la proposta del presidente Usa, Joe Biden, per la moratoria limitata sui brevetti dei vaccini contro il Covid ha diverse ragioni, nello scenario internazionale si pone come il salvatore dell’umanità e rimette gli Usa al centro dello scenario mondiale. E’ il risultato della originaria richiesta di moratoria presentata dall’India e dal Sudafrica con l’appoggio di un centinaio di Paesi e della pressione in tutto il mondo delle reti attive in difesa del diritto alla salute. Al momento in cui scriviamo non sappiamo quali saranno gli sviluppi (vedi la reazione non certo incoraggiante dell’Europa), la strada è ancora lunga contro lo strapotere delle grandi imprese farmaceutiche, comunque è un passo importante, perché molte, forse milioni di vite possono essere risparmiate. Per il Centro America e gli altri paese dell’America Latina potrebbe essere di potenziale interesse il vaccino di origine cubana (Soberana), che nonostante il blocco statunitense, è nella sua fase finale di approvazione. Non a caso, Cuba ha un’assistenza sanitaria di prim’ordine. E’ evidente che le sanzioni (con l’obiettivo di strangolare l’economia e provocare “una rivolta sociale” nell’isola) sono un danno non solo nei confronti di Cuba, ma anche nei confronti della comunità internazionale perché il vaccino, una volta messo a punto, sarà a disposizione dei Paesi più poveri. Il Nicaragua dal canto suo, secondo fonti ufficiali, ha sviluppato un piano per immunizzare 3,7 milioni di persone (55% della popolazione), investendo 115 milioni di dollari in vaccini provenienti da India e Russia.

La pandemia e la conseguente crisi sociale ed economica stanno aumentando le disuguaglianze in tutto il mondo, alle quali si può rispondere solo con più solidarietà e non con un nazionalismo sanitario e una corsa ai vaccini che lascia indietro i paesi più poveri, favorendo gli Stati più ricchi. Al di là delle misure sanitarie più o meno restrittive dei singoli Stati, la pandemia si può combattere solo garantendo cure e vaccinazioni a tutta la popolazione mondiale. Assicurare tamponi, vaccini e terapie al sud del mondo, serve anche a proteggere noi stessi dalle varianti. Si dovrebbe puntare a un nuovo welfare sanitario a scala del pianeta, fondato sulla dimensione cooperativa, sul diritto alla salute nel suo carattere indivisibile, sulla responsabilità pubblica della gestione della sanità, sulla salvaguardia dell’unica istituzione sanitaria democratica e globale del pianeta, su un processo di cambiamento capace di investire la vita quotidiana e i rapporti sociali di produzione e riproduzione. Combattere le disparità, migliorare le condizioni di vita della popolazione anche nei paesi più fragili e garantire a tutti cure adeguate, non è solo un atto di civiltà ma anche un passo necessario per costruire un futuro diverso (copyright Ass.ne per l’aiuto medico al Centro America). Da noi, dopo aver progressivamente smantellato la sanità pubblica (37 miliardi di tagli tra il 2010 e il 2019, quando il Covid-19 non aveva ancora avvelenato le nostre esistenze), si preferisce ricorrere ad un uso strumentale del linguaggio bellico nei confronti del coronavirus. Il capo della Protezione civile Fabrizio Curcio che afferma: “Noi siamo in guerra. Servono norme da guerra” e il commissario Covid governativo Generale Francesco Paolo Figliuolo che dice: “Quando i vaccini arriveranno di massa, si potrà fare fuoco con tutte le polveri”. Non è solo questione di assuefazione al linguaggio militaresco.

“Bello sapere che nel governo di salvezza nazionale del magnificato Draghi, le commissioni parlamentari di Camera e Senato abbiano dato all’unanimità il via libera alla destinazione di ben 17miliardi di euro del Recovery Fund per le spese militari. Bello sapere che, naturalmente, l’opposizione meloniana su questo non avrà alcuna obiezione, al contrario. Bello sapere che tutti questi miliardi saranno sottratti a destinazioni evidentemente più rinunciabili, come scuola, sanità, trasporto pubblico, ricerca scientifica, messa in sicurezza del territorio, aiuti alle piccole imprese che stanno chiudendo e tanto altro ancora. Bello sapere che investendo ancora in armamenti resteremo investiti e sarà peggio che finire sotto un tir o un treno. Bello sapere che solo poche flebili voci si siano levate contro questo vergognoso scempio, ordito trasversalmente da ex nemici che si sono fatti amici per l’occasione. Bello sapere che Speranza è solo il nome di un ministro, mentre la speranza vera, quella di un futuro meno indecente, è già bella che stecchita” (Marco Cinque). Ci vorrebbe un minimo di lungimiranza per comprendere che nella situazione drammatica in cui ci troviamo, non ci servono le armi e nemmeno dichiarare lo stato di guerra. Non ci serve nella pratica, non ci serve nei discorsi. La guerra è altra cosa da una pandemia/sindemia. In una guerra c’è carenza di viveri, non frigoriferi stracolmi di cibo e non si assaltano supermercati. La guerra vera è quella della martoriata terra di Palestina, tra i razzi di Hamas e i raid aerei israeliani il conto vero lo pagano i civili, soprattutto la parte infinitamente più debole, quella palestinese, come dimostra la sproporzione delle vittime.

Non ci sarà mai pace senza giustizia, senza un deciso appoggio internazionale al popolo palestinese e alle sue legittime rivendicazioni. L’occupazione, dura e violenta finalizzata alla annessione di ciò che rimane della Palestina, la politica di oppressione e di apartheid del governo di Tel Aviv, non è accettabile e nasconde contenuti esplosivi. Davvero non c’è altra scelta che vivere sotto le leggi della guerra, del denaro e dell’ineguaglianza fra chi ha e non ha? Davvero siamo convinti che il capitalismo sia l’unica opzione possibile e che non dovremmo pensare a delle alternative? Possiamo e dobbiamo immaginare qualcosa di meglio. Il principio di base di un’economia postcapitalista organizzata intorno al benessere umano e alla stabilità ecologica è utopistico ma non irrealistico. Nel nostro piccolo, come Ass.ne Italia-Nicaragua, cerchiamo di perseguire questa strada. In questo anno così difficile, vogliamo ringraziare chi ci ha aiutato permettendo, grazie a quanto raccolto con il 5×1000, di sostenere con una piccolissima donazione il progetto “La Mascota”, Ospedale Nazionale Pediatrico di Managua, che riceve e ospita con dignità le bambine e i bambini che stanno lottando contro il cancro e li aiuta a guarire grazie anche alle cure del personale specializzato. Maggiori informazioni: http://www.amca.ch/ www.comitatomarialetiziaverga.it. Sempre sul versante della solidarietà concreta con il popolo nicaraguense, vogliamo segnalare lo splendido lavoro fatto dal circolo di Livorno dell’Associazione italia-Nicaragua, che ha portato da parte dell’Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo alla scelta del progetto (finanziamento di 1 milione e 200 mila euro) presentato dal Comune di Livorno e che ha come obiettivo generale quello di contribuire a ridurre la mortalità e morbilità derivanti da malattie correlate alla qualità dell’acqua. La nostra è una solidarietà che, con fatica, ancora continua. Grazie per restare al nostro fianco e per sostenere le nostre azioni. Tesseratevi!
