“Una storia di carne da macello” – Giulio Vittorangeli

“Che cosa ci rimane da fare?”, si domanda alla fine Juan. “Stiamo rischiando il tutto per tutto, perché le condizioni in cui stiamo vivendo nell’accampamento sono difficili, benché l’aiuto che ci hanno inviato la UITA e l’Associazione Italia-Nicaragua ci stanno permettendo d avere il cibo assicurato. Da qui non andiamo via fino a che non ci danno una risposta positiva e siamo disposti ad arrivare fino alle ultime conseguenze” ha concluso guardandomi negli occhi.

Iniziamo dalla fine, dalle parole di Juan Martìnez della ANAIRC (Asociaciòn Nicaraguense de Afectados por Insuficiencia Renal Crònica), rilasciate nell’intervista al nostro Giorgio Trucchi il 31 marzo scorso: <<Ho saputo che si è preparato a lungo per l’intervista, e che quasi non ha dormito per cercare di ricordare i dettagli dei 42 anni passati a lavorare nell’Ingenio San Antonio, fino al 2005 quando l’hanno buttato fuori perché malato. La stessa drammatica storia che raccontano tutti gli ex lavoratori. Entrato a lavorare nel 1963 con la forza dei suoi 16 anni, ne è uscito gravemente malato quando gli mancavano solo tre anni alla pensione. Ha svolto sempre lavori di magazzino e come scaricatore, vivendo nella cittadella che l’Ingenio San Antonio fece costruire in mezzo alle piantagioni di canna da zucchero.
Lì è cresciuto ed ha assorbito tutti i pesticidi che l’impresa spargeva con i piccoli aerei che sorvolavano i campi, con l’obiettivo di far maturare più velocemente la canna da zucchero. Vi è rimasto fino al 1966, quando già la notizia dell’epidemia di Insufficienza Renal Cronica (IRC) si era propagata ed aveva raggiunto anche il punto più remoto dei dipartimenti di Chinandega e Leòn (…)
“Un pomeriggio del 2005 cominciai a sentire nausea, mal di testa, dolori alle ossa ed avevo i piedi molto caldi. Andai immediaamente dal medico dell’ospedale dell’Ingenio San Antonio e mi feci le analisi, ma mi dissero che era un’infezione intestinale. Presi la mia medicina e ritornai al lavoro. Dopo 15 giorni mi sentii male nuovamente e questa volta mi fecero la prova della creatina per controllare la mia funzione renale. Avevo 6 mg/dl, mentre il valore massimo per gli uomini è di 1,2 mg/dl”.
Per Juan cominciò il dramma che migliaia di persone hanno vissuto nelle ultime decadi. Dopo sei mesi di malattia riuscì a far scendere il valore della creatina, ma quando ritornò all’impresa il medico gli disse chiaramente che non poteva continuare a lavorare e che l’unica soluzione era quella di andare alla Previdenza Sociale, INSS, per cercare di ottenere una pensione…>>
Di questa drammatica storia di “carne da macello”, degli ammalati di Insufficienza Renal Cronica (IRC) costituitesi nella ANAIRC, i migliaia di ex lavoratori dell’Ingenio San Antonio che con il loro sangue e la loro sofferenza hanno prodotto il rum più famoso del Nicaragua “Flor de Cana”, come Associazione Italia-Nicaragua abbiamo cercato di informare l’opinione pubblica nazionale ed internazionale.
(A pag. 6 l’articolo relativo alle manifestazioni che i membri dell’ANAIRC stanno realizzando a Managua).
È una vicenda che ci riguarda direttamente come italiani, visto che il maggior imputato nella vicenda di pesticidi, Carlos Pellas Chamorro (proprietario dell’Ingenio S. Antonio) è stato nominato – da Alberto Boniver, ambasciatore d’Italia in Nicaragua – console onorario (ottobre 2008) e precedentemente insignito dell’onorificenza dell’Ordine della stella della solidarietà italiana, nel suo massimo grado di Grande Ufficiale.
Tutto questo lo abbiamo denunciato, ma con scarsi risultati; non c’è stata nessuna interpellanza parlamentare e pochi mezzi d’informazione si sono soffermati su questa vicenda.
A loro (le riviste “DIARIO” – vedi articolo a pag. 5 – “VALORI” n. 67 marzo 2009 con gli articoli a firma di Cristina Artoni & Matteo Cavallito; “Solidarietà Internazionale” n° 12/2008 “Nicaragua: l’acqua avvelenata”; per finire con gli articoli pubblicati da Guglielmo Ragazzino sul quotidiano “il manifesto” durante il viaggio della carovana dell’acqua in America centrale dall’8 al 22 novembre 2008) il nostro più sincero ringraziamento.
Che questa vicenda passi sottosilenzio nell’Italia attuale della desertificazione culturale e della disgregazione sociale, non sorprende, ma certamente indigna.
A conferma che le sofferenze degli sfruttati, oramai in tutto il mondo, hanno perduto i loro “difensori d’ufficio”.
Siamo nel pieno di una crisi ormai ufficialmente dichiarata più grave di quella del 1929, dove un italiano su tre guadagna meno di mille euro al mese.
La torsione autoritaria è il corollario del tentativo delle destre di uscirne gravando la mano su lavoratrici e lavoratori (come mostra, tra l’altro, l’accordo separato con alcuni sindacati che riduce la portata e il significato dei contratti nazionali di lavoro e tende a nullificarli; la pressione sugli statali, l’attacco alla scuola pubblica, ecc.). Restringere gli spazi di democrazia è indispensabile per fronteggiare il malessere sociale: e noi viviamo in un Paese in cui la democrazia – cioè la libertà di tutti – è ferita dal monopolio dell’informazione di massa nelle mani del capo della destra e del governo.
Il punto è che il mondo del lavoro, o meglio la società del lavoro, per quanto sconfitta non è pacificata; in Italia come in Nicaragua. Certo la situazione di sfruttamento è diversa. Eppure sempre della stessa materia si parla: salari, occupazione e possibilità di decidere su modi e tempi della propria vita, di fronte a una trasformazione violenta dall’alto. Non si è persa la voglia di essere soggetti del proprio destino.
Su questo, il saper fare pesare “la politica” che viene dalla “solidarietà internazionale, continua ad impegnarsi la nostra Associazione.
Ecco perché è importante restate vicini ad Italia-Nicaragua anche con il 5 per 1000.
Nella prossima dichiarazione dei redditi basta firmare nel riquadro dedicato alle Organizzazioni di Volontariato e scrivere il numero di codice fiscale dell’Associazione: 90068210567.
Infine, regalate e regalatevi il nostro libro “Nicaragua: noi donne le invisibili”, se avete ancora la voglia, l’urgenza, la necessità di sperare.
(Costo euro 15,00 comprensivo delle spese postali).

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