Sul primo numero del 2009, la rivista italiana “Diario”, si è interessata al drammatico caso degli ex lavoratori delle piantagioni di canna da zucchero dell’Ingenio San Antonio, proprietà della Nicaragua Sugar Estate Ltd., che forma parte del colosso economico nicaraguense Grupo Pellas, i quali stanno morendo di Insufficienza Renale Cronica (Irc).
La giornalista italiana Cristina Artoni ha scritto un lungo ed appassionato articolo su questa rivista, intitolato “Il Console dei pesticidi”, descrivendo in modo molto incisivo la tragica realtà dei cañeros nicaraguensi.
Nell’articolo, mette a fuoco anche le responsabilità che pesano sul Gruppo Pellas e sul governo italiano, al concedere l’onorificenza “Ordine della stella della solidarietà italiana”, al suo presidente Carlos Pellas.
Migliaia di ex lavoratori e vedove stanno denunciando ormai da anni il Gruppo Pellas per essere corresponsabile di quanto sta accadendo, a causa dell’uso indiscriminato di pesticidi e l’inquinamento delle risorse idriche della zona. Secondo i dati diffusi dalla Asociación Nicaraguense de Afectados por Insuficiencia Renal Crónica, Anairc, affiliata alla UITA, sarebbero ormai più di 3 mila i morti in questi ultimi anni.
In ottobre (2008), il Tribunale Permanente dei Popoli, durante la sua sessione che si è svolta in Guatemala, ha accusato e sentenziato eticamente e moralmente il Grupo Pellas.
“«Coraggio, qualcuno deve venire a raccontare la propria storia… Cosa avete? Mal di testa?» Carmen Ríos, scandisce le parole e con le braccia che sanno di forza protende il microfonoverso i cittadini di Chichigalpa. Quella manciata di passi che portano agli altoparlanti sono per alcuni dei chilometri. Alzarsi dalla sedia significa già mettersi a nudo. Ed è una cosa a cui non ci si abitua. Sotto un tendone in un cortile assolato, in un piccolo centro del dipartimento di León, a due ore dalla capitale Managua, una cinquantina di persone affette da insufficienza renale cronica (Irc) è riunita per raccontare chi e che cosa gli sta portando via la vita. Ma l’unica cui è rimasta davvero la voceper denunciare è Carmen che sa che il mal di testa sarebbe l’ultimo dei problemi”.
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Il drammatico racconto continua con le testimonianze degli ex lavoratori delle piantagioni di canna da zucchero che sono gravemente malati. “Tra le sedie avanza Juan. Ha un cappello da cowboy marrone, sferza quella resistenza trasparente che lo riporterebbe a stare in un angolo: «Vi ringrazio con tutto il cuore di essere qui, di essere venuti a incontrare noi malati di una malattia che ci mina la vita ogni giorno di più». Juan ha una cinquantina d’anni e per 26 ha lavoratoall’impresa Ingenio San Antonio, proprietà della Nicaragua Sugar Estate Ltd., che è parte del Grupo Pellas. Tutti i lavoratori delle piantagioni di canna da zucchero sono convinti che l’uso massiccio di pesticidi, per la produzione del rum, stia seminando morte: «Lavoavamo dalle otto alle sedici ore al giorno. La vta è così, ti impone questeregole di sopravvivenza. Ora qui a Chichigalpa per colpa degli europei, in una settimana possono morire dalle sei alle sette persone. Negli ultimi giorni ci hanno lasciato trenta compagni. Questa malattia è peggiore del cancro”.
La storia di questa tragedia la sintetizza Carmen Ríos. “Ci troviamoin questa condizione dal 1969, da quando è arrivata qui la famiglia Pellas, di origine italiana. In quell’anno i Pellas hannocomprato grandi appezzamenti per la monocoltura della canna da zucchero e la produzione di liquore. A partire dal 1990, nella cittadella che l’impresa aveva fatto costruire per i dipendenti,hanno cominciato a esserci i primi morti, e poi ancora morti e morti. Iniziammo a protestare e tutti consigliarono i Pellas di chiudere la cittadella.”.
Attualmente il numero dei morti ha superato le 3.000 unità e sono almeno 5.000 gli ex lavoratori ammalati e questo numero aumenta ogni giorno di più. La giornalista italiana Cristina Artoni, segnala inoltre in modo molto preciso qual è la posizione del Grupo Pellas rispetto a quanto sta accadendo a Chichigalpa.
Secondo la presidentessa di Anairc, “«Il signor Pellas dice che non vuole sentire parlare di indennizzo, ma noi vogliamo ricordargli che questa realtà che abbiamo intorno è responsabilità sua». La società ha sceto di negare tutto. Accusa gli ammalati di essere ubriaconi e drogati e sostiene che le cause delle malattie siano altre. Lo dicono le rilevazioni, anche se l’inquinamento non è responsabilità esclusiva delle piantagioni di canna da zucchero. Secondo uno studio realizzatonel 2006 dalla Università Autonoma del Nicaragua, il 95 per cento dei 26 pozzi che rifornisconoil territorio a nord-est del Paese e il 95,7 per cento dei campioni estratti dai 65 pozzi familiari, sono contaminati da feci, diserbanti, pesticidi e batteri. In particolare la falda acquifera della piana fra León e Chinandega, che potrebbe essere una delle migliori del Paese, registra un’alta concentrazione di residui agrochimici tra cui il Ddt, Dde, Tóxafeno, Endrin e Methil Paration (…)
Questa situazione ed i dubbi che la circondano, non sono comunque stati motivi sufficienti per spingere l’ex ambasciatore italiano in Nicaragua a pensarci due volte prima di proporre al Presidente della Repubblica d’Italia ed al ministro degli Esteri, di concedere al signor Carlos Pellas un’importante onorificenza e nominarlo addirittura Console onorario della città di Granada in Nicaragua
“Lo scorso ottobre, l’ambasciatore d’Italia in Nicaragua, Alberto Boniver (fratello di Margherita, ex sottosegretario agli esteri), ha «insignito il signor Carlos Pellas Chamorro con l’onorificenza dell’Ordine della stella della solidarietà italiana,nel suo massimo grado di Grande Ufficiale» e gli ha attribuito il ruolo d Console onorario della città di Granada. Pochi giorni prima il Tribunale Permanente dei Popoli, Tpp, all’interno del terzo forum sociale delle Americhe in Guatemala, aveva condannato eticamente e moralmente il Gruppo Pellas di essere responsabile della malattia e della morte di migliaia di persone. Il Tpp ha chiesto inoltre: «una definizione di condizioni di responsabilità universale, come sanzioni giuridiche efficaci, diffusione pubblica della condanna,confisca degli strumenti del delitto prodotto, multe, riparazione del danno causato e la dissoluzione dell’impresa». Alla comunità del dipartimento di León basterebbe anche meno; basterebbe che si sapesse delle loro morti, del loro dolore”.
Non è facile quando si ha coscienza che è molto difficile lottare contro un’impresa così potente come il Grupo Pellas.
“L’illusione non è di casa a Chichigalpa. Gli abitanti hanno visto troppo per potervi credere. «Sappiamo che non ci daranno niente», dice Carmen Ríos, «sono troppo potenti contro di noi. Ma pretendiamo almeno che si sappia, che questa cortina di silenzio connivente sia rotta. Che nella ricca Europa si parli finalmente dei disastri causati dai veleni delle vostre società, che vengono pure premiate».
Il difficile nella lotta della Anairc è dimostrare che la malattia è provocata dai pesticidi utilizzate nelle piantagioni. Ma se è complicato ottenere le prove schiaccianti, vi sono comunque alcuni dati del ministero della salute che risalgono agli anni 2002 e 2003 che sono già indicativi. L’Irc già in quel periodo stava diventando una delle principali cause di morte nel Paese. La percentuale, secondo l’inchiesta, triplicava nei dipartimenti di León e Chinandega”.
“«Vi chiediamo di diventare la nostra voce. Raccontate la mondoquanto ci è costato il lavoro e quanto valgono le onorificenze». Le donne, fino a quel momento sedute, si alzano e si sparpagliano tra gli ospiti, abbracciandoli”.
Con queste parole termina l’articolo di Artoni. Si spera che sia il primo di molti altri, affinché il sentimento e il sangue che scorre veloce nelle vene di chi ha vissuto questi momenti così intensi si trasformino nella “voce dei senza voce”.
Giorgio Trucchi – Lista Informativa “Nicaragua y màs” 3/2/’09.