Mentre chiudiamo questo numero del bollettino, non sappiamo come si concluderanno le elezioni.
Se ci aspettano (come sembra probabile) altri cinque anni di Popolo e di Libertà, che vuol dire l’assestamento definitivo di atteggiamenti malsani e di comportamenti odiosi, di valori finti e di norme sbagliate, in una parola di una atmosfera culturale francamente irrespirabile. O peggio, contagiosa.
In questo caso (la storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa), Berlusconi ci mostrerà (se guiderà l’Italia per la terza volta, quindi anni dopo il suo ingresso in politica), cosa ci riserva la storia la terza volta.
Oppure se il Partito Democratico (PD) è riuscito a porre un freno alla vittoria berlusconiana; non proponendo però nessuna alternativa di sistema, affermando l’antico e interclassista luogo comune della comunità nazionale ben governata.
Se è stata cancellata la “sinistra arcobaleno” dalla politica italiana. Quella massacrata da un’esperienza di governo disastrosa. Quella che (per fare un solo esempio) pur criticando le missioni militari all’estero, le ha sempre approvate per “lealtà”, incrinando il rapporto con il movimento contro la guerra. Quella che promette per un domani la costruzione di un vero soggetto politico, mentre si propone oggi come opposizione senza le idee e le forze per praticarla. È mancata una seria riflessione sull’esperienza di governo, e un lutto non rielaborato è velenoso come ogni rimosso. Messi insieme i partiti arcobaleno valgono il 13%, ma pregano per l’8% e qualcosa vorrà dire.
Restano le liste di “sinistra critica” e poco altro; ma su tutte pesa l’astensionismo di sinistra, che non è generica “antipolitica”. L’incertezza di ampi strati della sinistra “sociale” (astenersi o votare, e per chi votare) non è riconducibile all’alternativa fra il richiamo ricattatorio al “voto utile” al Partito Democratico e il richiamo identitario al “voto necessario” alla Sinistra Arcobaleno.
Ha ragione Rossana Rossanda: <<Loro hanno i “valori”. Meno stato più mercato per i beni, meno repubblica più Vaticano. I “valori” di Berlusconi, quelli di Casini, quelli di Veltroni, quelli di Emma Mercecaglia, quelli del cardinal Bagnasco. Se ne fa un gran parlare.
Un “valore” accompagna ogni vassallata, ogni porcheria.
Se mi si permette (e anche se non mi si permette), molti di noi ne hanno abbastanza. Inciampiamo a ogni passo in valori di latta, mentre si torna a guardare con più disprezzo che un secolo fa alla vita e alla libertà di chi lavora nel frenetico accendersi e spegnersi di migliaia di imprese senza regole. Assimilati ormai ai poveri, cui si deve al più un briciolo di compassione.
Se non è declino morale questo, travestito da affidamento ai principi della Borsa, della Confindustria e di oltretevere, la ragione non ha più corso>>.
Anche per questo abbiamo assistito ad una campagna elettorale accartocciata sui problemi interni, senza un respiro e una visione internazionali. Sarebbe veramente lungo fare l’elenco dei “grandi assenti” in questa orribile campagna elettorale, tutta all’insegna della virtualità e della simbolizzazione: dalla rimozione della guerra (l’opposizione alla guerra non è un vestito da cambiare a seconda delle stagioni), alla lotta alla mafia.
Per proseguire con le torture di Bolzaneto (G8 di Genova del luglio 2001), che sono entrate per un momento e di striscio nella campagna elettorale: eppure Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi dovrebbero sapere qualcosa per esperienza diretta e Walter Veltroni non dovrebbe cavarsela con un generico “voltiamo pagina”. Ed ancora, quasi nessuno ha parlato di beni comuni mercificati e di privatizzazione dei servizi pubblici locali. Per finire con il silenzio pavido della politica che in pieno fervore elettorale non osa toccare argomenti ad alta “sensibilità etica” per non alienarsi il favore ecclesiastico.
Una politica, quindi, sempre più mediatica che non incontra mai i corpi sociali, anzi li nega, che parla solo ai cittadini consumatori. Che non si accorge neppure che è in atto un attacco forte alla libera scelta delle donne in carne ed ossa. È una situazione difficilissima, che trova un riscontro ancora più drammatico nella spiacevole sensazione che molta parte degli elettori “sta dalla parte dell’interesse privato contro ogni atto pubblico, dell’egoismo pietoso e dell’altruismo peloso, del malcostume e della maleducazione, della comodità alla sudditanza e della vocazione al servilismo, del familismo senza più famiglia e del clientelismo senza più azienda”.
Eppure non possiamo permetterci il lusso del pessimismo; bisogna tenere aperta la possibilità di una lotta politica, di una speranza. Del resto voto o non voto lo scontro politico e, soprattutto sociale e culturale, continua anche dopo il 13 aprile. E bisogna ricostruire una cultura della solidarietà internazionale, del rispetto, dell’accoglienza, della diversità, della convivenza e delle relazioni pacifiche, perché quell’insieme di grandi mutazioni che vanno sotto il nome sintetico e di comodo di globalizzazione, hanno messo in discussione e sconvolto, reso invisibili, devastato e negato, non solo ideologie e forme di pensiero consolidate, ma molti dei modelli quotidiani di convivenza.
Come Ass.ne Italia-Nicaragua, navicella piccola e fragile, continueremo a fare ciò che è necessario. Insieme a tutti coloro che nel nostro paese e in Nicaragua si battono per la giustizia sociale e contro il liberismo che fa strage di diritti e persone. Perché la solidarietà non è dare, ma agire contro le ingiustizie; perciò fiorisce là dove si desidera e si vive la giustizia.
Restate vicini alla Associazione Italia-Nicaragua anche con il 5 per 1000: nella prossima dichiarazione dei redditi basta firmare nel riquadro dedicato alle Organizzazioni di Volontariato e scrivere il numero di codice fiscale dell’Ass. Italia-Nicaragua: 90068210567.
I contributi raccolti verranno utilizzati a sostegno dei nostri progetti di solidarietà con il popolo del Nicaragua.
Continua anche la campagna di tesseramento per il 2008; versamenti con: C. Corrente Postale n° 87586269;
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