UNA TESSERA PER IL 2014

Il 2013 è stato tragicamente caratterizzato dal dramma dell’immigrazione. Ventimila persone uccise in 25 anni alle porte dell’Europa, in particolare nelle stragi del Mediterraneo. Naufragio su naufragio, vittime su vittime, fragilità dei corpi vivi e di quelli morti, in un mare che si è trasformato in un cimitero di esseri umani e dei loro sogni. Quanto è accaduto il 3 ottobre scorso a Lampedusa è solo la punta dell’iceberg. Non è una tragedia. Non è un dramma. Non è un incidente. È un crimine e definirlo altrimenti è ipocrita. “Ventimila morti sono il risultato di scelte politiche che hanno come obiettivo la fortificazione dei confini europei (costo, solo per l’Italia: un miliardo & 668 milioni di euro di risorse nazionali e comunitarie tra il 2005 & il 2012). Questo apparato di sicurezza ha come effetto non indesiderato la creazione di quella che alcuni hanno definito industria della clandestinità. I migranti che riescono a sfuggire alla detenzione finiscono in un ingranaggio che li sfrutta, ridotti in condizione di sostanziale schiavitù, trasformati in manodopera a buon mercato nelle mani delle organizzazioni criminali” (Giovanni De Mauro). Per impedirlo servirebbe abolire gli accordi assassini di Schengen. Abolire le misure persecutrici e razziste già presenti nella legge Turco-Napolitano, poi aggravate nella infame antilegge Bossi-Fini e nel cosiddetto “pacchetto sicurezza” hitleriano. Siamo il paese meno aperto al mondo in termini di accoglienza dei rifugiati e dei migranti, a onta del ministro Kyenge, che in queste materie decide ben poco, dato che sono di competenza degli Interni. Per impedirlo servirebbe “una legge che riconosca a tutti gli esseri umani il diritto di libera circolazione sull’unico pianeta in cui l’intera umanità vive, sull’unico pianeta che è la casa comune dell’umanità tutta. Vi è una sola umanità, e tutti gli esseri umani ne fanno parte con i medesimi diritti. Sia il parlamento italiano a riconoscere questo diritto, coerente con la Costituzione della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza antifascista. Se non si legifera questo, il nostro paese resta mandante e complice della violenza razzista, delle stragi dei migranti, dello schiavismo, delle mafie assassine” (Peppe Sini).

Le parole non servono a molto, finiscono con misurare l’oblio. Ci sono state quelle dell’Onu e la solidarietà di bagnanti e altri che si comportano da esseri umani. Per il resto slogan razzisti, campi ed espulsioni; con la quasi totalità del ceto politico e parlamentare che condivide la cultura del “respingimento”. L’immigrazione, nel corso degli anni è diventata un terreno di battaglia politica alla ricerca del consenso facile (il ventre della nostra società ribolle di pulsioni retrive, come lo spirito di vendetta dei peggiori istinti popolari) sulla pelle di uomini, donne e bambini disperati. Da una parte le destre e dall’altro il centro sinistra sulla difensiva o addirittura impegnato a farsi vedere inflessibile nell’azione di contrasto alla cosiddetta immigrazione clandestina. Discorsi ufficiali, qualche lacrima di coccodrillo, ma neanche una parola di compassione sincera, al di là della generosità degli abitanti di Lampedusa, e non cambia di una virgola la nostra legislazione e quella comunitaria. La questione essenziale è che nessuno al potere dice come stanno realmente le cose. Che l’economia e la politica globale, oscillanti tra cicli di guerra (si erano già fatti scaldare i motori dei jet per bombardare la Siria) e di crisi economiche, producono la realtà da cui i migranti scappano. “Vengono a riprendersi il maltolto, dopo secoli di schiavismo, di sfruttamento, di colonialismo predatore” (Ernesto Balducci). E che quindi sono responsabili, sul piano politico & morale, della loro sorte, del loro “respingimento” e delle loro morti. Per questo, pietà l’è morta, come si cantava tanti anni fa. Si direbbe che vogliano abituarci a un orrore sistematico. Il brutto è che non sarebbe la prima volta. La cosa peggiore, è che non è mai stato troppo difficile riuscirci. Viene lo scoramento, ma bisogna farsi forza, nonostante le nostre parole siano consumate dal senso di dolore, impotenza che si rinnova a ogni strage. Immigrazione e asilo non hanno risposte semplici. Ma il razzismo è l’assurdità delle risposte semplici a problemi complessi. Questo è possibile, perché la politica ha rinunciato da decenni a civilizzare, preferendo assecondare le viscere più basse dei propri cittadini. Da quando si è assegnata il compito di aprire la strada al mercato, che della civilizzazione non sa che farsene, anzi la vede come il fumo negli occhi.

Così, la politica, è stata divorata dall’economia, non ha più il potere di decidere sui temi economici. “Il problema è che essa non è stata spossessata dei precedenti poteri da una guerra esterna o da un colpo di stato interno, se ne è spossessata per sua scelta, attraverso regolari leggi dei suoi parlamenti, in genere sollecitate dai suoi esecutivi Il primato dell’economico è stato insomma una scelta del politico, come era stato il “compromesso capitale-lavoro” dopo la seconda guerra mondiale in Europa” (Rossana Rossanda). Che questo primato della politica contabile, monetaria, abbia portato ad affidarsi alla “tecnicità” del governare, a mettere al primo posto le cifre, su comando dei parametri europei, non può dunque stupire. Che c’è di più indiscutibile che un bilancio in pareggio? Se questo comporta una devastazione nei servizi che aiutano i meno fortunati a vivere, spostarsi o curarsi, e tutti i giovani a istruirsi, non è cosa che riguardi le matematiche e il saldo finale sono le sottrazioni. Se quello che è sottratto al pubblico è ceduto a poco prezzo al privato, questo ai fini contabili può apparire perfino un arricchimento del pubblico, confuso di regola con lo stato. La corposità delle vite, la fatica, il poco spazio che resta per la salute o il riposo, l’arretramento culturale non sono voci di bilancio e con la sua qualità “tecnica” non hanno a che vedere. È un’altra idea della politica rispetto a questa innovazione che sta liquefacendo nell’effimero dell’immagine o nell’astratto della contabilità, (per citare sempre Rossana Rossanda).

Davanti ad un sistema allo sbando da ogni punto di vista, ad una crisi sociale e delle istituzioni, morale e della speranza, economica e delle relazioni tra le persone, si pone il difficile interrogativo del che fare. Esiste una possibilità per le tante frammentate, disperse, forze sopravvissute all’infezione berlusconiana, che ancora credono nell’impegno per la pace, il disarmo e la giustizia, nell’opposizione al razzismo e al maschilismo, nella lotta contro la violenza di classe dei ricchi e dei potenti, nella difesa dell’ambiente e dei diritti umani, nella solidarietà internazionale tenerezza dei popoli, di rafforzarsi? Esiste una possibilità per i movimenti sociali e le organizzazioni dei lavoratori di costruire una alleanza che ponga sul piatto della bilancia l’altra faccia della luna? Una alleanza che, a partire dalla difesa del ruolo della democrazia e dei diritti sanciti dalla nostra costituzione, si ponga l’obiettivo di estendersi a livello europeo, con i movimenti sociali i lavoratori, che condividono la condizione di impoverimento e di attacco ai diritti?

Tutto questo riguarda inevitabilmente anchela nostra Associazione, il senso e l’attualità della solidarietà internazionale. La solidarietà senza essere internazionale è vuota, e l’internazionalismo senza solidarietà è cieco. Due contributi fondamentali sono venuti dall’Incontro Europeo di Solidarietà conla Rivoluzione Popolare Sandinistadi Arbùcies (Barcellona) 11, 12, 13 ottobre e dalla nostra Assemblea di Roma del 9-10 novembre. Si sono delineati compiti alti e ardui, ma l’aria che si è respirata non è stata di sola resistenza; tanto che abbiamo avanzato la proposta di ospitare in Italia, a Roma, il secondo Incontro Europeo, previsto nell’autunno 2014. Uno dei temi fondamentali è stato quello relativo all’informazione, sempre scarsa e poco oggettiva, legata non solo al Nicaragua ma ai paesi dell’Alba (Alleanza Bolivariana per le Americhe), in un processo di integrazione latinoamericana, partendo però da casa nostra. “Quale democrazia è esercitabile se non vi è una corretta informazione? Vi sembra informazione il cicaleggio sui fatterelli sempre più privi di influenza, incapaci di produrre realtà, del nostro cortile di casa? Dov’è il racconto della grande finanza, il nuovo grande potere mondiale, e delle sue azioni che, quelle sì, trasformano il mondo e la nostra vita? Dov’è la narrazione delle ragioni profonde delle tante crisi attuali? Perché la tragedia di una Grecia ridotta al baratto dal rigorismo della troika europea, i grandi cambiamenti e le idee che li sorreggono in Sudamerica, la crescita e le lotte dei lavoratori cinesi e del sudest asiatico, il racconto delle delocalizzazioni selvagge, la guerra infinita che si combatte silenziosamente tra Sahel e Mediterraneo, non trovano ospitalità sui nostri schermi casalinghi? Sono davvero problemi altrui e lontani o in un mondo interconnesso, invece, ci riguardano maledettamente da vicino e conoscerli aiuterebbe la crescita di una coscienza comune, da cittadini del mondo?” (Silvestro Montanaro).L’atro tema fondamentale è quello del sostegno ai programmi sociali del governo del Nicaragua, ridefinendo in questo senso i nostri progetti di solidarietà, che mai comunque hanno voluto sostituirsi all’intervento pubblico, ma agire in sinergia.

Un programma governativo che ha migliorato l’istruzione, la sanità, creato posti di lavoro, costruito nuove infrastrutture, ecc. Il vero problema, come è stato più volte evidenziato, è quello di arrivare ad avere una capacità produttiva interna che assicuri l’autonomia economica, alimentare, di commercializzazione diretta con altri paesi. Necessita la realizzazione di un vero e reale sviluppo che migliori le condizioni di vita delle persone. Da parte nostra, come Associazione Italia-Nicaragua, continueremo a mantenere la nostra autonomia di giudizio nei confronti dell’attuale governo nicaraguense, basato sulla chiarezza del confronto. Continueremo a focalizzare l’attenzione su tre temi: ambiente, sindacato, partecipazione; sostenendo, con i nostri progetti, quelle realtà che in Nicaragua si muovono in questa direzione, come l’Associazione Educazione Popolare Carlos Fonseca Amador o l’organizzazione Dos Generaciones. Inoltre, come circolo di Viterbo, continueremo, fino a tutto il 2015, nell’adozione a distanza delle borse di studio per giovani universitari in difficoltà economica e con forte impegno nel sociale (Progetto “Nicaraguita). La nostra attuale borsista, Flores Conde Erika del Carmen (corso universitario: Infermiera Professionale – originaria della comunità di La Conquista, San Francisco Libre), si è particolarmente distinta nell’impegno sanitario locale, occupandosi delle vaccinazioni per immunizzare bambini e bambini e delle donne incinte che non possono arrivare al Centro di salute per i controlli prenatali e la prevenzione della mortalità materna e neonatale. Ha partecipato alle giornate di risanamento ambientale per diminuire i casi di dengue, e coordina le brigate sanitarie con la finalità di rafforzare la rete comunitaria e le Case Basi. Quest’anno è stato possibile versare la quota della nostra borsista, grazie al davvero generoso contributo economico che è pervenuto dal matrimonio di Milena Crespi & Alessandro Strozzi. Agli sposi e a tutti coloro che hanno voluto raccogliere la loro richiesta di solidarietà va il nostro ringraziamento. Così come vorremmo ringraziare uno ad uno tutti coloro che hanno scelto di destinare all’Ass.ne Italia-Nicaragua il loro 5 per mille, ma l’Agenzia delle Entrate non ci comunica i singoli nominativi, per cui dobbiamo limitarci a questo ringraziamento pubblico e collettivo. GRAZIE! Il nostro ringraziamento invece non va allo Stato che gestisce il 5 per mille (l’unica risorsa, oltre il tesseramento, effettivamente disponibile ogni anno) in modo “borbonico”, decidendo arbitrariamente quanto dare, con due o tre anni di ritardo. Nel 2013, dei circa 400 milioni donati, lo Stato ha deciso di darne solo 300, riducendo di fatto il 5×1000 a un 4×1000, senza alcuna trasparenza da parte delle istituzioni.

Saremo presuntuosi, ma crediamo che solo per il semplice fatto di esistere, una Associazione come la nostra, rappresenti già un argine alla cultura dell’indifferenza, in una società nella quale perdono consistenza i riferimenti politici e le incertezze e le insicurezze divengono endemiche, smarrendo una vera esigenza e un autentico desiderio di trasformazione della realtà. Così il termine utopia ha perso la sua accezione positiva (eutopia = buon luogo), luogo che ancora non c’è ma a cui l’essere umano deve gettare il suo sguardo, critico e propositivo, per assumere l’accezione più oscura (outopia = non luogo), luogo irraggiungibile, che non esiste se non in una dimensione chimerica. Al massimo c’è spazio per l’utopia individualizzata, che non esprime il concetto di “miglioramento collettivo”, ma sta invece a significare “sopravvivenza individuale”. A questo non ci rassegniamo, e restiamo legati al pessimismo della ragione e all’ottimismo della volontà, affidandoci, ancora una volta, alla tradizionale generosità dei nostri iscritti e simpatizzanti, per continuare ad esistere e per non smettere di resistere. Dunque vi aspettiamo puntuali e siamo certi che sarete ancora dei nostri. Un grazie di cuore a tutti voi che ci avete seguito in questo difficile 2013 ed Auguri di Buon Natale e di Buon Anno.

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