“Nicaragua: NOI DONNE LE INVISIBILI” – Nora habed

È un libro sul Nicaragua visto al femminile nei suoi sette capitoli che scuotono le coscienze sia di uomini che di donne che hanno a cuore il destino di questo paese. Unisce i capitoli un filo di Arianna che connette i diversi temi: dal dramma dell’aborto, alla violenza e ‘femminicidio’, dallo sfruttamento nel lavoro e la discriminazione delle donne, al problema dell’acqua, fino alla solidarietà raccontata al femminile, alla ribellione e al coraggio delle donne (passando) anche attraverso la letteratura, la poesia e la cultura di questo popolo. Questo filo di Arianna è attraversato dalla solidarietà: quella tra donne, certo, ma anche quella internazionale, ed è attraversato anche dalla voglia di vivere e di condividere queste esperienze.
È un libro sulla vita quotidiana vissuta dalle donne, soprattutto quelle più emarginate, dove traspare una grande dignità nell’affrontare i problemi di ogni giorno e dove si scende anche in piazza quando questo è necessario. La novità del libro è anche l’accompagnamento in parallelo tra queste storie quotidiane di lotta e di sofferenza, ma anche di speranza, con storie “italiane”, di quello che succede oggi in Italia nei confronti delle donne, ma anche di italiani e di italiane che raccontano la loro esperienza in Nicaragua in questo vivere quotidiano. Leggendo il libro, si ha l’impressione che le storie non siano così lontane, che in qualche modo si mescolino e che la rivendicazione dei diritti delle donne, così come quella dei minori, dei senza-lavoro, degli sfruttati in ogni parte del mondo, sia una rivendicazione che vada condivisa e appoggiata in qualsiasi parte ci troviamo, perché è più nostra di quanto ci immaginiamo, più condivisa di quanto ci fanno sapere i mezzi di comunicazione e che ci chiama ad assumerci più responsabilità di quanto pensavamo. I capitoli di questo libro ci riportano proprio a quello, a capire, per esempio, che anche dietro a chi muore a causa di pesticidi nelle ‘bananeras’ del Nicaragua, ormai tremila persone, ci sono i capitali delle multinazionali che non potendo scaricare i materiali tossici e proibiti nei loro paesi di origine lo fanno nei paesi dove questo viene loro permesso. Inquinare le acque e le terre del Nicaragua va al di là dei confini nazionali perché la natura non ha limiti, se non quella di appartenere ad un unico cosmo.
Ed è questa visione del cosmo che appartiene soprattutto alle donne perché sono loro quelle più vicine al ciclo della natura e della vita e sempre loro sono quelle che in prima persona risentono di più delle politiche governative. Non a caso, il problema attuale della penalizzazione dell’aborto terapeutico in Nicaragua approvato nel 2006 dopo che esisteva dal 1870 è avere una visione della vita nei riguardi della donna, limitata agli organi riproduttivi e non a quella più ampia del suo diritto di essere donna che è calpestata nella sua integrità fisica, oltre a quella psicologica. Il Nicaragua, paese afflitto dalla disuguaglianza, ha una percentuale di 79% di povertà, con una media di 4,5 figli per famiglia e con un tasso di violenza intrafamiliare, sessuale e di alcoolismo altissimo. Molte gravidanze sono frutto di violenza e le ferite che lasciano nell’anima sono ancora più profonde di quelle lasciate nel corpo. Da quando è stata abrogata la legge che consentiva l’aborto in caso di rischi per la vita della madre, sono morte oltre un centinaio di donne, tutte in situazioni di povertà. Ma non finisce qui. Il tasso di violenza fisica sulle donne tende ad aumentare, o se non altro, a farsi conoscere di più, tanto è che si parla di una violenza sulle donne, vicino ai tassi di violenza del vicino Guatemala. Il termine “femminicidio” è recente.
È nato in Messico per designare tutte le donne uccise, nella maggior parte dei casi, dai propri compagni. In Nicaragua, in solo questi due mesi di quest’anno, sono state vittime di femminicidio 17 donne, cioè, praticamente due donne alla settimana. Per non parlare di maltrattamenti, abusi, stupri, verso il mondo femminile e il mondo dei minori, compresi bambini e bambine. Dai resoconti di questo libro, il Nicaragua detiene, attualmente, il record continentale di gravidanze di bambine e adolescenti. Quasi un terzo dei bambini che nascono in Nicaragua nascono da ragazzine di età compresa tra gli undici e i quindici anni. È vero che in Nicaragua si è fatta una rivoluzione negli anni settanta e che molte conquiste sono irreversibili anche se a volte sembra di tornare indietro. Ma è rimasta una delle conquiste più importanti: il diritto alla parola che è, fondamentalmente, il diritto alla cittadinanza.
Ed è ora attraverso questo diritto alla parola conquistato con fatica che le donne, protagoniste del quotidiano, diventano nuovamente visibili. Escono dal mondo sommerso del lavoro nero, di quello del commercio informale per scendere in piazza e per smuovere nuovamente le coscienze, per rivendicare la laicità dello Stato. Lì dove esiste il vuoto istituzionale a causa di interessi partitici e di convenienze politiche in connubio tra Stato e Chiesa, sono le donne che rivendicano le conquiste di uno stato laico contro il rischio di utilizzare la religione per relegare nuovamente le donne al ruolo “tradizionale” di madre, angelo del focolare. Ma anche questo ruolo tradizionale, concepito nell’immaginario collettivo dei nicaraguensi e in modo più ampio nella cultura latinoamericana, non corrisponde, di fatto, alla realtà. Attraverso i diversi capitoli di questo libro, emerge che le donne sono sempre state presenti nella storia di liberazione del Nicaragua, sia al tempo della conquista, che in quello contro la dittatura somozista, e, nel tempo della rivoluzione, fino all’abbattimento nel 1979 di una delle dittature militari che per quarant’anni è stata tra le più cruenti dell’America Latina. Il ricordo di Amanda Aguilar, donna contadina che è morta nel 2007 a 116 anni, ne è un esempio. Lei organizzò i primi sindacati contadini nella zona rurale di Jinotega, al nord del paese ed è stata una collaboratrice di Sandino. Torturata dalla dittatura somozista dell’epoca, figli e nipoti uccisi durante l’epoca della rivoluzione, fu una donna che non si arrese mai nonostante le torture e l’assassinio di molte delle sue compagne contadine, conosciute anche attraverso una poesia di Ernesto Cardenal, le donne del Cuà. Amanda Aguilar è morta povera, nella sua terra.
Donne e terra, ecco che torna la visione cosmica della donna nel suo rapporto con la natura. In un paese come il Nicaragua, prevalentemente agricolo, la terra è sempre stata tema di discussione, di conflitto e di interessi contrastanti dove è sessista anche la distribuzione della terra. Secondo i dati riportati in questo libro, il 64% della proprietà è in mano agli uomini, il 13% alle donne, il 3% alla coppia, lo 0.3% a collettivi, il 9% a cooperative, l’11% ad altre forme di proprietà. Ma è proprio dalle esperienze con le donne, realizzate da organismi comunitari locali e dai progetti di solidarietà internazionale, spesso molto piccoli ma significativi, che emerge il senso di progettualità e di visione di futuro che passa attraverso le donne. E’ dimostrato che sono le donne, soprattutto nei paesi di tradizione patriarcale e ‘machista’ e avendo la responsabilità della famiglia, a risultare le più affidabili per essere beneficiate dai micro-crediti e ad avere la maggiore credibilità finanziaria da parte delle istituzioni statali ma, soprattutto, da organismi della solidarietà internazionale. Questo libro ne dà testimonianza. E, tornando nuovamente ai parallelismi detti all’inizio, in questo intreccio tra la solidarietà internazionale e il Nicaragua, emerge, ancora una volta, che spesso la solidarietà, quella piccola, fatta dai popoli e non a tavolino dai grandi organismi internazionali, le storie nuovamente si mescolano. Per questo l’utopia e la speranza di un popolo, della sua gente, diventano anche l’utopia e la speranza di un altro popolo, che sembrava così diverso, ma che poi si rivela così vicino, con quella sensibilità e tenerezza che sono andate oltre le apparenze, perché visto con gli occhi del cuore. Questo libro è un omaggio alle donne ma anche a questa solidarietà internazionale, tenerezza dei popoli. Questo libro è scritto con quella passione e amore.
Dalla relazione del 7/3/09 alla presentazione del libro.

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