IL PAESE DELL’UTOPIA

 

– BACHECA –

 

 Nel corso degli ultimi anni abbiamo registrato un interesse sempre minore per la Solidarietà al Nicaragua.  Sappiamo benissimo quali sono le difficoltà che incontrano i circoli, a partire dalle scarse risorse umane e dalla mancanza di riferimenti. Anche per questo ci stiamo chiedendo, come coordinamento, se ha ancora un senso proseguire, per lo meno con le modalità utilizzate fino ad oggi. Pertanto, invitiamo i soci  a considerate questo un sentito appello oltre a un caloroso invito a partecipare alla prossima Assemblea Nazionale dell’associazione che avrà luogo a Roma. Sabato 9 e domenica 10 novembre.

 

Info:coordinamento@itanica.org

 

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“Ripetiamolo una volta ancora: per far cessare immediatamente le stragi nel Mediterraneo è sufficiente permettere a tutti gli esseri umani di spostarsi liberamente sul pianeta che è la casa comune dell’umanità intera. Basta così poco, ed innumerevoli vite umane verranno salvate.Basta così poco, e l’Italia e l’Unione Europea cesseranno di essere regimi razzisti e assassini.Basta così’ poco. Deliberi subito il parlamento una legge semplice e chiara che affermi il diritto di tutti gli esseri umani di spostarsi liberamente sul pianeta che è la casa comune dell’umanità intera.Ogni essere umano fa parte dell’umanità.Ogni essere umano ha diritto a vivere”  (Peppe Sini).

Scriviamo (19 settembre 2013) mentre l’intervento militare occidentale in Siria, per il momento, si allontana. Usa e Russia hanno raggiunto un accordo per l’eliminazione delle armi chimiche. Intanto il parlamento italiano discute intensamente di Berlusconi condannato in via definitiva per reato infame, ma non sulla questione siriana. Gli spiragli diplomatici non possono però eludere alcune domande fondamenti per il variegato mondo pacifista, ad iniziare dalla legittimazione della guerra. Eppure l’articolo 11 della Costituzione italiana è molto chiaro. Troviamo il rifiuto della guerra, in perfetta consonanza con la Carta delle Nazioni Unite, che dichiara essere la sua missione quella “di proteggere le future generazioni dal flagello della guerra“. Quello che è successo dal 1991, con la Prima guerra del Golfo, è stato una revisione di fatto della carta del 1945, per quanto riguarda la questione della legittima difesa e dell’autorizzazione all’uso della violenza. Il 1991 è l’anno del rilancio della guerra, da prima come operazione di polizia con la Prima guerra del Golfo, poi come azione umanitaria nella guerra dei Balcani (le missioni militari diventano missioni di pace), infine come guerra preventiva teorizzata dal governo USA dopo l’attentato terroristico alle Torri Gemelle. Si consuma così la crisi profonda dell’Universalismo dell’Onu. Con il crollo del blocco sovietico e la fine della cosiddetta “guerra fredda” – che pure aveva le sue guerre calde – e  la nuova fase di disordine mondiale, caratterizzata dalle “guerre etniche”, sono gli Stati Uniti a definire tutto (priorità, obbligo degli interventi, date, etc.) e l’Onu è chiamata a coprire con la sua autorità ciascuno di questi atti. Inizia il declino dell’Onu (né si riforma, né si democratizza), che è divenuto profondo e sinora inarrestabile. Risultato, la guerra impazza come un’acqua che bolle e bolle e nessuno spegne il fuoco sotto il calderone della follia. È evidente che la nuova cultura delle guerre ha vinto: le missioni di guerra sono tutte, e sempre, missioni di pace;   gli aiuti umanitari ormai sono confusi senza problema con la presenza dei militari. Tutto è a scopi pacifici, tutto è a scopi umanitari.

Un tempo ci definivano, noi del movimento pacifista, la “seconda potenza mondiale“. Esisteva una sensibilità diffusa che permetteva migliaia di gesti simbolici come la diffusione sui balconi delle bandiere della pace. Malgrado l’impegno generoso e le manifestazioni oceaniche, la “seconda potenza” non è mai riuscita ad arrestare la macchina bellica. Oggi appare alquanto spompata e atomizzata. Lo sparuto pacifismo italiano si è diviso sulla questione siriana, con gruppi che sostengono la tesi del complotto dei paesi del golfo arabo contro il regime siriano, altri che guardano gli attivisti per i diritti umani perseguitati da Bashar Assad. Cosi se, per un momento, il pacifismo ha avuto una risonanza pubblica, è stato -che lo si ammetta o no- sostanzialmente per l’impulso del vigoroso appello contro la guerra di papa Bergoglio, che ha ottenuto l’adesione unanime del mondo cattolico organizzato. Ma noi pacifisti laici e di sinistra non dovremmo anche interrogarci sulle ragioni dei nostri fallimenti? Perché le nostre parole e paradigmi abituali sembrano consumati e inadeguati di fronte all’ennesima guerra umanitaria, nonostante siano ancora aperte le ferite purulente di quattro guerre umanitarie? C’è una difficoltà evidente a leggere la complessità dei movimenti in atto a livello globale, l’entrata in scena di nuove potenze, un presente sempre meno comprensibile, ecc.

Noi come Associazione Italia-Nicaragua, (pur consapevoli che la crisi economica porta inevitabilmente l’attenzione verso il locale), continuiamo ad impegnarci per la pace e la giustizia. E pur in una situazione internazionale profondamente cambiata (curiosamente il Sud del pianeta – che ha pagato prima la crisi del liberismo – ora sopporta meglio la crisi del Nord), riaffermiamo il nostro impegno su questioni decisive come la pace e il disarmo, l’opposizione al razzismo e al maschilismo, la lotta contro la violenza di classe dei ricchi e dei potenti, la difesa dell’ambiente e dei diritti umani, la scelta della solidarietà internazionale tenerezza dei popoli. Su tutto questo torneremo a riflettere ed a interrogarci nei due prossimi appuntamenti. A Barcellona – Arbùcies il prossimo 11, 12, 13 ottobre per l’Incontro Europeo di Solidarietà conla Rivoluzione Popolare Sandinista. A Roma il prossimo 9 e 10 novembre per la riunione annuale dell’Associazione Italia-Nicaragua

Certo, abbiamo presente com’è cambiata l’Italia. Per molti versi un Paese senza via d’uscita, dove le relazioni sono state distrutte, si  sopravvive da soli nel più becero e feroce individualismo che annienta ogni possibile speranza. Svanisce il lavoro, eliminato lo stato sociale, i diritti all’istruzione, alla salute, all’abitazione diventano merci che solo i più ricchi possono permettersi. Eppure, crediamo che lo sguardo fiducioso di un protagonista intrepido, coraggioso e l’indicazione della creatività sono la limpida e durissima indicazione per riempire il vuoto che ci circonda. È necessario prendere coscienza che solo un vasto movimento di base, formato da tante piccole realtà, è capace di opporsi al progetto di morte dell’imperialismo finanziario speculativo, e dei suoi rappresentanti in tanti governi europei, che invece di favorire la creazione di occupazione, toglie a milioni di persone i mezzi per una vita degna di essere vissuta. La crisi di civilizzazione che stiamo vivendo esige una risposta radicale di generosità e di lotta affinché l’amore possa vincere l’odio e la vita la morte. Certo, andare avanti è facile da dire, non facile da vivere. Può sembrare sterile utopia. In realtà, “una carta del mondo che non contiene il paese dell’Utopia, non è degna nemmeno di uno sguardo, perché esclude il solo paese al quale l’umanità approda di continuo” (Oscar Wilde).

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