Domani 27 novembre ricorre l’anniversario della scomparsa di Bruno Bravetti, avvenuta nel 2011. Lo ricordiamo così.
Non avremmo mai voluto scrivere qualcosa di Bruno Brevetti, perché le “assenze” all’interno della nostra Associazione Italia-Nicaragua, oramai si fanno sempre più continue e dolorose. Del resto chi aveva iniziato da giovane, ora ha i capelli bianchi. Bruno era stato tra i padri fondatori dell’Associazione Italia-Nicaragua, insieme a Bernardino Formicoli e Sandro Corti. Dal 1979 al 1986 aveva diretto l’Associazione, con concretezza antidogmatica, autonomia nel confronto tra culture ed ideologie diverse, passione politica ed internazionalismo militante. C’è una sua bellissima testimonianza nel libro “Que linda Nicaragua!”. Sei anni indimenticabili: dalla prima nave della solidarietà, alla raccolta firma per il premio nobel per la pace al popolo del Nicaragua, ed in mezzo il primo seminario, ad Ancona, sulla rivoluzione sandinista del 1982. Così siamo entrati in contatto con Bruno el a sua Ancona, chiedendo materiale per le campagne, l’informazione, la disponibilità a partecipare alle iniziative… appunto anni indimenticabili. Fino all’ultimo incontro, a Castiglione d’Orcia da Cesare Ciacci, quando abbiamo iniziato a lavorare insieme intorno al libro sulla storia dell’Associazione. Poi l’abbraccio della morte.
Così, ogni una volta che la morte bussa alla nostra porta, ogni volta che ci ricorda che lei è l’unica vera certezza che abbiamo nella vita, ogni volta che perdiamo un compagno dell’Associazione, siamo sconvolti. C’è solo freddo. Un grande freddo. Ma da bravi “cani bastonati”, da bravi “mutilati dell’esistenza” cerchiamo consolazione nel ricordare, oltre i sorrisi, le parole, gli sguardi, l’impegno generoso di una vita spesa per la solidarietà. Nel modo di essere, nel pensarsi rispetto a questo compito, con l’arroganza e l’umiltà che occorre per pensarsi in questo modo. Nell’aver messo questo al centro della propria vita. Quel sapere che si rappresenta, al di là di se stessi, una anche se sempre più incerta speranza per chi vuole cambiare, e come, e che cosa, e questa va conservata, mantenuta difesa, a qualsiasi costo. Questo è stato per noi Bruno. Appartiene alla gente che crede che l’arco breve della nostra esistenza, è meglio abbia un senso, uno scopo, gente che conosce quanto sia elusiva e crudele la lotta nel mondo, ma quanto più elusiva e crudele quella limitata alle mura del proprio io e più immiserente. Sono dei privilegiati, coloro che vivono e muoiono come Bruno Brevetti. Intanto, la nostra è una pena grande, e per un lungo istante faremo finta che abbiamo la forza di ripartite, di ricrederci, di farcela ancora una volta. Ma, vacca di un cane, quant’è dura…
“Il ricordo più bello però è complessivo e legato allo spirito di amicizia e stima che era alla base dei rapporti reciproci sia fra noi italiani che con i nicaraguensi. Stima ed amicizia mai incrinate dalla franchezza dei rapporti quando, almeno da parte mia, mi battevo con durezza contro i settarismi o gli ideologismi che ho sempre considerato letali per la nostra capacità di iniziativa e per il futuro della rivoluzione. Alla VII assemblea nazionale consegno il testimone del Coordinamento a Luisa Morgantini, che da lungo tempo era membro dell’Esecutivo ed aveva lavorato con me molto positivamente. Allora molti, forse, non hanno capito questa mia decisione, ma io ho sempre pensato che ognuno ha la propria stagione ed il rinnovamento deve andare avanti se di hanno obiettivi di ulteriore crescita tanto più che, l’esperienza maturata negli anni, aveva fatto crescere nell’Associazione un bel gruppo dirigente” (Bruno Brevetti).
