UNA TESSERA PER IL 2025!

La stravittoria, a furor di popolo, di Trump, è la dolorosa conferma di quell’onda nera che sta attraversando il mondo intero, e che dovrebbe terrorizzare chiunque creda in un mondo civile e democratico. Certo, Trump aveva dalla sua parte un rilevantissimo settore di padroni del capitale finanziario, una sinergia fra neo-capitalismo tecnologico e nazional-populismo regressivo. Esponenti della classe che ha la maggiore responsabilità dei disastri nei quali siamo immersi – crisi economica climatica – che riescono a presentarsi come la via di uscita dal pantano. Però i sondaggi preelettorali, a cui dovremo abituarci a non credere, ci avevano detto che sarebbe stato un testa a testa e fatto ritenere possibile che la perbene vincesse sul permale. Errore. In una società che perde lavoro, bussola e memoria vince il demagogo. Così, in questa disfida dei mali minori, vince l’orrore trumpista, il mandante dell’assedio di Capitol Hill, il condannato per diversi capi di imputazione, l’evasore fiscale, il più grande e impunito propalatore di fake news, l’uomo che vorrebbe la liberalizzazione totale delle armi in America, il maschio che vorrebbe cancellare il diritto all’aborto e ogni forma di sostegno sanitario pubblico per chi non può permettersi le cure, il negazionista del clima, il populista, l’omofobo, il razzista nei confronti di chiunque non sia uomo, bianco ed etero, che ha promesso la deportazione di massa dei clandestini. L’aspirante autocrate che alcuni vorrebbero interpretare in chiave di un “pacifismo trumpista”, come se l’isolazionismo potesse distrarre gli Stati Uniti dall’egemonismo, invece di collocarli in perfetta sintonia con quelli di Putin, Netanyahu, Milei e la marea montante degli illiberismi nativisti e fanatici.

Se sarò eletto porrò fine alla guerra in Ucraina in 24 ore” ha dichiarato più volte Trump. Come, non è dato saperlo. Probabilmente puntando sul disimpegno degli Usa nell’aiuto all’Ucraina e lasciando alla Russia i territori occupati. Con questa opzione punterebbe a dividere Russia e Cina, per preservare l’egemonia americana. I cinesi sono i veri attentatori al primato economico americano ed è su di essi che gli Usa dovranno concentrare barriere, sanzioni e cannoni. Più che un’agenda “pacifista”, un altro tassello verso l’escalation globale, ad iniziare dal Medio oriente dove Trump potrebbe dare via libera a Tel Aviv per spingersi ancora oltre: occupazione di una parte di Gaza e del Libano, intervento contro l’Iran. Non dimentichiamo che nel 2018 Trump portò fuori gli Usa dall’accordo nucleare con l’Iran. Lo stesso governo israeliano si aspetta un appoggio totale da Trump che (primo mandato), ha riconosciuto Gerusalemme come capitale di Israele e la sovranità israeliana sulle alture del Golan siriano, oltre a negare fondi Usa alla Unrwa, Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso dei profughi palestinesi, e alle Ong con progetti in Cisgiordania e Gerusalemme est. Tornado alle elezioni, di contro vi era lo schieramento Kamala Harris con le sue battaglie di retroguardia, in gran parte combattute per salvare il salvabile di un welfare state sempre più precario. Ma la ritirata era già avvenuta, non trovando di meglio che riprendersi la bandiera del patriottismo e ignorare il movimento per la pace.  Era già avventa “Su protezionismo e immigrazione, dove le istanze della destra sono state in gran parte cooptate nell’illusione di arginare l’emorragia di elettori. E la mentalità del riarmo che coincide con la proporzionale erosione di diritti e diplomazie e l’acquiescenza agli orrori dilaganti della guerra. Nel caso Usa la responsabilità è diretta e proporzionale all’egemonismo proiettato nelle 750 basi militari nel mondo” (Luca Celada). Anche l’elettorato democratico rimane inquadrato nei semplicisti di una mitologia imperniata sulla predestinazione americana ad esportare libertà, beato nella incoscienza dell’ira funesta negli anni inflitta, e rimossa, a così tanti popoli. Non ha caso repubblicani e democratici, pur avendo visioni differenti della società, sono vicini sulla politica estera, finalizzata all’affermazione dell’egemonia americana a garanzia di un ordine mondiale che si vuole continui a essere dominato dagli Stati Uniti con le alleanze (tattiche e strategiche) e con le armi. In conclusione gli americani sperimenteranno presto l’effetto degli interessi monopolistici, del fanatismo religioso e del suprematismo nativista sulla loro divisa società. Il resto del mondo quelli di una aggressiva ignavia che non depone bene per un pianeta già in preda a una dilagante ferocia.

Così, l’assalto trumpista alla democrazia riassume anche elementi delle crisi delle democrazie occidentali spaccate fra liberal-liberisti e sfide nazional populiste da destra. Gli Stati uniti, l’”uomo forte al comando”, guidano il riflesso delle destre nazional-populiste in Occidente, e paradossalmente rappresentano un problema per i capi di governo europei, compresi la premier italiana, per la minaccia dei dazi del 10 o addirittura del 20%, che metterebbero in ginocchio l’intera economia europea ma anche quella italiana, che ha negli Usa il secondo sbocco per importanza nell’export. Perché il peso della Nato ricadrà maggiormente sul braccio europeo dell’Alleanza e saranno altre esose spese. Perché la premier italiana, nel probabile caso di giravolta americana sull’Ucraina, perderebbe una carta che le aveva garantito un rapido sdoganamento a Bruxelles e un rapporto privilegiato con la Casa Bianca che non sarà comunque facile riproporre. Certo la rosa ha anche i suoi petali: oggi per l’Italia come per tutta l’Europa la guerra in Ucraina è un pietrone al collo.   Questa è la situazione, ma andrebbero aggiunti anche ulteriori elementi di riflessione ad iniziare dalla paura dell’immigrazione, vero punto di forza delle destre per governare o condizionare pesantemente chi governa, o  di quel “fascismo” che non è un caso o un fenomeno solo italiano, che, in questo clima epocale, si stia diffondendo come atteggiamento mentale e modo di rapportarsi con gli altri. “Quando una democrazia è malata, il fascismo si presenta al suo capezzale, ma non certo per sincerarsi delle sue condizioni” (citazione di Albert Camus). L’ottusa e comoda rassicurazione secondo cui il fascismo sarebbe morto nel 1945 è una menzogna. Invece si vede facilmente che è attivo e si sta diffondendo come un contagio. Però per accorgersene bisogna capire che il fascismo è prima di tutto uno spirito di prevaricazione, di esaltazione del potere per il potere. “è la passione di imporsi sugli altri piegando tutta la realtà a questa pretesa. Si tratta di una patologia trasversale, non è detto che sia concentrata nell’estrema destra: infatti si possono seguire logiche, commettere gesti e attuare comportamenti fascisti in qualsiasi ambito e in qualunque parte politica” (Roberto Mancini). Resta il fatto che Giorgia Meloni ha ribadito mille volte che per lei il fascismo appartiene al passato e che non prova nessuna nostalgia per quel regime.

Così vuole però consegnare alla storia anche l’antifascismo, secondo lei “anacronistico” e superato. In realtà c’è tutto un progetto politico di trasformazione della democrazia italiana, nata dalla resistenza e codificata nella costituzione. Mentre i padri e le madri costituenti avevano ben presente l’opposto della democrazia, Meloni vuole abolire questa contrapposizione, propugnando una democrazia afascista, svuotata dei valori guida, intese non come pure formalità giuridiche ma come traguardo. Realizzerebbe così una democrazia svuotata dal conflitto sociale, sostituendola con una “decidente”: una democrazia del capo. Certo, non siamo alla vigilia di un colpo di Stato, stiamo “solo” assistendo ad una lenta erosione della nostra democrazia costituzionale. Questo non può essere negato. È ciò che viene rivendicato dall’attuale maggioranza. Ci aspettano tempi difficili ma noi ci siamo e intendiamo continuare ad esserci. L’unica via per il presente e per il futuro è sviluppare in tutte le relazioni la democrazia nonviolenta, la solidarietà internazionale in grado di salvare il mondo e di cui ognuno deve farsi carico facendo la propria parte. Noi vogliamo ancora esserci, minuscola Ass.ne Italia-Nicaragua nata a sostegno della rivoluzione popolare sandinista in Nicaragua, che il 19 luglio 1979 abbatté la dittatura somozista e che per almeno 10 anni fu una delle esperienze di liberazione più luminose del Novecento. Poco ci piace del Nicaragua attuale, di un partito il Frente Sandinista che da libertario si è fatto partito-Stato sotto il ferreo controllo della coppia Daniel Ortega e Rosario Maurillo. Crediamo che la trasformazione sociale di un Paese non può essere il risultato della politica estera di un altro Stato e che è suicida affidarsi agli Stati Uniti per sperare in un futuro incoraggiante per il Nicaragua. Crediamo che  il futuro del Nicaragua sia nelle mani del popolo, in particolare nella base del Frente Sandinista, che sono sconcertati dalla deriva attuale, a loro spetta il compito storico di lottare su due fronti: contro la destra becera e troglodita, finanziata da Washington, impedendole di trasformarsi in un movimento di massa, e contro chi ha tradito gli originari ideali di Sandino. È necessaria quella trasformazione mille volte promessa ma mai iniziata, mettendo in soffitta le fantasie complottiste che pretendono di spiegare tutto senza spiegare nulla, recuperando la storia e rifondando il Frente Sandinista sulla sua tradizione ideale, per poter avviare la trasformazione socio-politica ed economica del Paese a partire dalla creazione di istituzioni realmente dirette dal basso. Non dovrebbe essere poi così difficile accettare la critica all’attuale governo nicaraguense, senza però giustificare l’interventismo Usa. Non è vero che quelli che criticano sono tutti venduti all’imperialismo yanqui. è una scelta meno facile e rassicurante di chi vede tutto bianco o tutto nero, senza sfumature; finendo così con il rompere le uova nel paniere di entrambi e se alla fine non ci rimarrà neanche una tessera, pazienza. In conclusione, siamo a fine anno e si fanno i bilanci, i nostri non sono mai stati facili e tanto meno lo sono ora. Se chiediamo aiuto è perché vogliamo continuare a garantire i progetti di solidarietà con il popolo del Nicaragua. La solidarietà è fatta di tante azioni concrete, come continuare a sostenere le attività per i piccoli pazienti del reparto di oncologia pediatrica dell’Ospedale La Mascota. Un progetto che ha un respiro internazionale, iniziato più di 35 anni fa dall’Associazione svizzera per l’aiuto medico al Centro America (AMCA), in collaborazione con il Comitato Maria Letizia Verga di Monza. Più della metà dei bambini diagnosticati con tumore può essere curata e il raggiungimento dell’obiettivo di sviluppo sostenibile del 60% di bambini curati sembra raggiungibile. Il grande obiettivo è far sì che i piccoli pazienti completino con successo il loro trattamento. Ogni contributo, versato per questo progetto, anche se piccolo, ha per noi e le bambine e i bambini della Mascota un valore immenso.

Vi chiediamo, consapevoli dell’insostenibile costo quotidiano della vita, di tesserarvi perché non è solo un gesto di solidarietà, è un modo concreto per sostenere il presente e il futuro dell’Ass.ne. Le tessere sono segni forti di fiducia. Viviamo solo del denaro che arriva con le tessere e il 5×1000, cui aggiungiamo il lavoro gratuito e la passione. Non è retorica, non abbiamo altro tipo di finanziamento. È un piccolo miracolo, in questa Italia triste e scoraggiata. Chi non s’iscrive non fa nulla di male, ma bisogna sapere che è un gesto di sottrazione. Crediamo che un tentativo collettivo vada fatto, alla fine magari ci arrendiamo, ma è meglio arrendersi tutti assieme piuttosto che ognuno per conto suo. Non solo, se il bollettino “Quelli che Solidarietà” (con i suoi costi, dalla stampa al confezionamento busta cartacea, alle spese postali spedizione) può uscire con i suoi sei numeri (ogni volta che arriviamo alla fine dell’anno ci chiediamo come siamo riusciti a farcela) è perché ci sono soci che si concedono il piccolo lusso di versare qualcosa in più del tesseramento. Certo esiste la possibilità di passare alla pubblicazione on-line, ma la nostra è una difesa convinta dell’utilità di un testo cartaceo. Il mezzo usato non è indifferente e la velocità cui siamo indotti, l’usa e getta del mondo digitale (internet tutto brucia, pensieri e dimensione interiore) sia uno dei fattori di crisi messi in discussione dal coronavirus. Non siamo contrari ai social, alle nuove tecnologie, da anni si è aggiunto al bollettino cartaceo il sito blog (anche mantenere attivo un sito online ha i suoi costi). Cartaceo e digitale costituiscono due modalità diverse ma complementari di essere Ass. Ita-Nica. Ringraziamo tutti quelli che hanno continuato a seguirci con affetto e fiducia, nella nostra piccola grande impresa, di chi crede in una società non escludente, ma giusta e solidale. “Noi non contiamo niente ma dobbiamo operare come se tutto dipendesse da noi” (Santa Teresa di Lieseux). Perché vi è una sola umanità in un unico mondo vivente, casa comune dell’umanità intera.

Anticipatamente auguri di un sereno Natale e di felice Anno Nuovo con il popolo del Nicaragua nel cuore!