“Muri, abusi e morti alle frontiere” – Giorgio trucchi

Vivere da vicino, analizzare e sensibilizzare sul dramma delle emigrazioni di massa  all’interno del territorio che si estende tra il Centroamerica ed il sud degli Stati Uniti, è l’obiettivo della relazione presentata in Nicaragua dalla Federación Internacional de Derechos Humanos (FIDH), in collaborazione con il Centro Nicaraguense de Derechos Humanos (CENIDH).
I dati presentati riflettono una situazione estremamente drammatica ed esplosiva. Nel 2006 sono stati 179 mila gli stranieri – il 94% centroamericani – deportati dalle autorità messicane e 858 mila quelli catturati e deportati dalle forze di sicurezza statunitensi (514 mila messicani). Circa 4 mila emigranti sono deceduti negli ultimi 12 anni nel tentativo di attraversare il muro materiale o virtuale (tra Messico e gli Stati Uniti), cioè 15 volte di più delle persone che in 28 anni hanno perso la vita tentando di attraversare il muro di Berlino. Ed i numeri aumentano anno con anno.
“Per le autorità e la maggioranza dei mezzi di comunicazione, gli emigranti sono ‘illegali’ – segnala la relazione. L’utilizzo di questo termine porta a considerare che gi esseri umani siano illegali. Questaqualifca dimostra una tendenza alla crimnalizzazione della mgrazione, facendo passare per delnquente l’emigrante che entra in un territorio nazionale senza documenti.

Frequentemente questo concetto è accompagnato da una amalgama fatta di emigranti sprovvisti di documenti e terroristi. Questa valutazione ha gravi conseguenze in quanto, in nome della sicurezza nazionale, favorisce la legittimazione di misure maggiormene repressive, spostando l’attenzione dalle violazioni dei diritti umani fondamentali di questa popolazione”, puntualizza il documento presentato dalla FIDH.
Come ha spiegato la Dra. Vilma Núñez, vicepresidente della FIDH e presidentessa del CENIDH, “abbiamo realizzato questo studio per rendere visibile e documentare le gravi violazioni ai diritti umani degli emigranti nella regione. Tra le principali cause di questo fenomeno dobbiamo sottolineare l’impassibilità dei governi centroamericani nei confronti degli impegni assunti con la loro gente per creare posti di lavoro, lottare contro la povertà, garantire opportunità ed una vita dignitosa. Senza dubbio – ha continuato Núñez – l’emigrazione rappresenta il dramma di migliaia di centroamericani che vogliono arrivare negli Stati Uniti, dove sperano di trovare una soluzione ai problemi che vivono nei loro paesi di origine.”
(…) Partono dal Nicaragua, Honduras, Salvador e si muovono con relativa tranquillità fino al Guatemala grazie al CA-4, un documento che facilita la libera entrata ed il transito ai cittadini di questi quattro paesi centroamericani. Le difficoltà iniziano alla frontiera tra Guatemala e Messico, attraversando il fiume Suchiate ed arrivando fino a Tapachula, da cui devono poi camminare per molti giorni per raggiungere Arriaga, dove tentano di prendere il treno che li porta fino alla frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti. Generalmente viaggiano da soli, o pagando grandi quantità di denaro ai “coyote” o “polleros”, i quali molte volte approfittano della situazione per truffarli o più semplicemente per abbandonarli in mezzo al deserto (…)
“In questo modo viene messa a nudo l’incoerenza del governo messicano, che esige agli Stati Uniti un comportamento umano per la sua gene, ma contemporaneamente viola sistematicamente i diritti umani degli emigranti centroamericani. Nonostante abbia lavorato per quasi 50 anni per la difesa dei diritti umani, la disperazione delle persone che non sono riuscite ad arrivare a destino è qualcosa che mi ha segnato profondamente – ha sottolineato Núñez. Siamo abituati a lavorare con persone che sono coscienti dei rischi che affrontano, in questo caso invece non è così e stando lì con loro nei centri di detenzione, uno vive questa stessa sensazione d’impotenza”.
INCOERENZA E VIOLENZA VERSO GLI EMIGRANTI
Secondo la relazione, di fronte a questa emigrazione di massa, le politiche nazionali degli Stati Uniti e del Messico continuano ad essere incoerenti e lesive dei diritti umani.
“Negli Stati Uniti – ha aggiunto Núñez – si implementa una politica di dissuasione che si traduce in una forte miltarizzazione della frontiera, con nuove tecnologie, l’impiego di più di 15 mila pattuglie di ricognizione e la costruzione di un muro.
In Messico sono numerose le detenzioni di emigranti da parte di corpi armati che non hanno lautorizzazione legaleper farlo. L’obiettivo principale di queste detenzioni è l’estorsione, accompagnata molte volte da violenza, minacce, abusi sessuali e violenze contro le donne. Abbiamo anche potuto constatare una situazione di totale impunità da parte del governo messicano. Abbiamo visitato tribunali e non abbiamo trovato un solo caso di condanna giudiziale per gli abusi contro gli emigranti.
Ad Arriaga esiste inoltre una situazione di costante repressione quando tentano di salire sul treno che li porta verso la frontiera con gli Stati Uniti. In questo caso l’impresa ferroviaria contratta i “garroteros”, cioè personale che collabora con le forze di polizia per intercettare ed arrestare i clandestini.
In un famoso operativo chiamato “Relampago” sono stati molti gi emigranti che hanno trovato la morte”, ha spiegato la vicepresidente della FIDH.
La relazione evidenzia anche come sulla frontiera statunitense “gi agenti utilizzano la violenzapsicologica, la degradazione umana, l’umiliazione, l’intimidazione verbale e la forza letale conro chi attraversa illegalmene la frontiera”, facendo enfasi sulle difficili condizioni che gli emigranti vivono nei centri di detenzioni dei due paesi. Esiste una vera e propria violazione del diritto alla vita.
“Quando qualcuno muore – ha proseguito V. Núnez – la leggeobbliga le autorità a comunicare il decesso al consolato per la consegna del corpo, ma a Ciudad Hidalgo esiste solo il consolato Guatemala. Molte volte sono le stesse autorità a far sparire i documenti per evitare la trafila burocratica ed i morti vengono classificati come sconosciuti. Tutti questi corpi vengono sepolti in fosse comuni. Siamo andati al cimitero Tapachula per vedere questa fossa ed abbiamo constatato che giaceva sotto un deposito di spazzatura”
Tra le raccomandazioni che la FIDH ha fatto ai governi del Messico e degli Stati Uniti possiamo citare: cambiare il paradigma delle politiche migratorie, riformare urgentemente le leggi migratorie, porre fine alle violazioni di massa dei diritti fondamentali degli emigranti, offrire garanzie agli emigranti sprovvisti di documenti che vengono arrestati e studiare gli eventuali impatti che il NAFTA ed il CAFTA possono avere sui flussi migratori.
(Testo Giorgio Trucchi – Lista Informativa “Nicaragua y “Muri, abusi e morti alle frontiere” – G. trucchi
Vivere da vicino, analizzare e sensibilizzare sul
dramma delle emigrazioni di massa all’interno del
territorio che si estende tra il Centroamerica ed
il sud degli Stati Uniti, è l’obiettivo della relazione presentata in Nicaragua dalla Federación Internacional de Derechos Humanos (FIDH), in collaborazione con il Centro Nicaraguense de Derechos Humanos (CENIDH).
I dati presentati riflettono una situazione estremamente drammatica ed esplosiva. Nel 2006 sono stati 179 mila gli stranieri – il 94% centroamericani – deportati dalle autorità messicane e 858 mila quelli catturati e deportati dalle forze di sicurezza statunitensi (514 mila messicani). Circa 4 mila emigranti sono deceduti negli ultimi 12 anni nel tentativo di attraversare il muro materiale o virtuale (tra Messico e gli Stati Uniti), cioè 15 volte di più delle persone che in 28 anni hanno perso la vita tentando di attraversare il muro di Berlino. Ed i numeri aumentano anno con anno.
“Per le autorità e la maggioranza dei mezzi di comunicazione, gli emigranti sono ‘illegali’ – segnala la relazione. L’utilizzo di questo termine porta a considerare che gi esseri umani siano illegali. Questaqualifca dimostra una tendenza alla crimnalizzazione della mgrazione, facendo passare per delnquente l’emigrante che entra in un territorio nazionale senza documenti.

Frequentemente questo concetto è accompagnato da una amalgama fatta di emigranti sprovvisti di documenti e terroristi. Questa valutazione ha gravi conseguenze in quanto, in nome della sicurezza nazionale, favorisce la legittimazione di misure maggiormene repressive, spostando l’attenzione dalle violazioni dei diritti umani fondamentali di questa popolazione”, puntualizza il documento presentato dalla FIDH.
Come ha spiegato la Dra. Vilma Núñez, vicepresidente della FIDH e presidentessa del CENIDH, “abbiamo realizzato questo studio per rendere visibile e documentare le gravi violazioni ai diritti umani degli emigranti nella regione. Tra le principali cause di questo fenomeno dobbiamo sottolineare l’impassibilità dei governi centroamericani nei confronti degli impegni assunti con la loro gente per creare posti di lavoro, lottare contro la povertà, garantire opportunità ed una vita dignitosa. Senza dubbio – ha continuato Núñez – l’emigrazione rappresenta il dramma di migliaia di centroamericani che vogliono arrivare negli Stati Uniti, dove sperano di trovare una soluzione ai problemi che vivono nei loro paesi di origine.”
(…) Partono dal Nicaragua, Honduras, Salvador e si muovono con relativa tranquillità fino al Guatemala grazie al CA-4, un documento che facilita la libera entrata ed il transito ai cittadini di questi quattro paesi centroamericani. Le difficoltà iniziano alla frontiera tra Guatemala e Messico, attraversando il fiume Suchiate ed arrivando fino a Tapachula, da cui devono poi camminare per molti giorni per raggiungere Arriaga, dove tentano di prendere il treno che li porta fino alla frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti. Generalmente viaggiano da soli, o pagando grandi quantità di denaro ai “coyote” o “polleros”, i quali molte volte approfittano della situazione per truffarli o più semplicemente per abbandonarli in mezzo al deserto (…)
“In questo modo viene messa a nudo l’incoerenza del governo messicano, che esige agli Stati Uniti un comportamento umano per la sua gene, ma contemporaneamente viola sistematicamente i diritti umani degli emigranti centroamericani. Nonostante abbia lavorato per quasi 50 anni per la difesa dei diritti umani, la disperazione delle persone che non sono riuscite ad arrivare a destino è qualcosa che mi ha segnato profondamente – ha sottolineato Núñez. Siamo abituati a lavorare con persone che sono coscienti dei rischi che affrontano, in questo caso invece non è così e stando lì con loro nei centri di detenzione, uno vive questa stessa sensazione d’impotenza”.
INCOERENZA E VIOLENZA VERSO GLI EMIGRANTI
Secondo la relazione, di fronte a questa emigrazione di massa, le politiche nazionali degli Stati Uniti e del Messico continuano ad essere incoerenti e lesive dei diritti umani.
“Negli Stati Uniti – ha aggiunto Núñez – si implementa una politica di dissuasione che si traduce in una forte miltarizzazione della frontiera, con nuove tecnologie, l’impiego di più di 15 mila pattuglie di ricognizione e la costruzione di un muro.
In Messico sono numerose le detenzioni di emigranti da parte di corpi armati che non hanno lautorizzazione legaleper farlo. L’obiettivo principale di queste detenzioni è l’estorsione, accompagnata molte volte da violenza, minacce, abusi sessuali e violenze contro le donne. Abbiamo anche potuto constatare una situazione di totale impunità da parte del governo messicano. Abbiamo visitato tribunali e non abbiamo trovato un solo caso di condanna giudiziale per gli abusi contro gli emigranti.
Ad Arriaga esiste inoltre una situazione di costante repressione quando tentano di salire sul treno che li porta verso la frontiera con gli Stati Uniti. In questo caso l’impresa ferroviaria contratta i “garroteros”, cioè personale che collabora con le forze di polizia per intercettare ed arrestare i clandestini.
In un famoso operativo chiamato “Relampago” sono stati molti gi emigranti che hanno trovato la morte”, ha spiegato la vicepresidente della FIDH.
La relazione evidenzia anche come sulla frontiera statunitense “gi agenti utilizzano la violenzapsicologica, la degradazione umana, l’umiliazione, l’intimidazione verbale e la forza letale conro chi attraversa illegalmene la frontiera”, facendo enfasi sulle difficili condizioni che gli emigranti vivono nei centri di detenzioni dei due paesi. Esiste una vera e propria violazione del diritto alla vita.
“Quando qualcuno muore – ha proseguito V. Núnez – la leggeobbliga le autorità a comunicare il decesso al consolato per la consegna del corpo, ma a Ciudad Hidalgo esiste solo il consolato Guatemala. Molte volte sono le stesse autorità a far sparire i documenti per evitare la trafila burocratica ed i morti vengono classificati come sconosciuti. Tutti questi corpi vengono sepolti in fosse comuni. Siamo andati al cimitero Tapachula per vedere questa fossa ed abbiamo constatato che giaceva sotto un deposito di spazzatura”
Tra le raccomandazioni che la FIDH ha fatto ai governi del Messico e degli Stati Uniti possiamo citare: cambiare il paradigma delle politiche migratorie, riformare urgentemente le leggi migratorie, porre fine alle violazioni di massa dei diritti fondamentali degli emigranti, offrire garanzie agli emigranti sprovvisti di documenti che vengono arrestati e studiare gli eventuali impatti che il NAFTA ed il CAFTA possono avere sui flussi migratori.
(Testo Giorgio Trucchi – Lista Informativa “Nicaragua y “Muri, abusi e morti alle frontiere” – G. trucchi)