Per descrivere tutto quello che, nell’Italia odierna, fa orrore non basterebbe un libro.
Il montare del razzismo e la pervasiva xenofobia, la fobia della sicurezza, la nascita delle ronde notturne, ecc. La cultura di destra è ormai egemone ovunque.
Gli adolescenti vittime e carnefici del cosiddetto “bullismo”, riproducono la ferocia dell’ideologia dominante.
A Nascemi tre minorenni diventano branco e seviziano il corpo di una ragazzina coetanea.
A Verona si può morire per mano di una banda di neofascisti, ufficialmente “per una sigaretta negata”.
A Napoli un grave episodio di cronaca scatena il terribile fai da te di una comunità suburbana.
La responsabilità individuale per le singole azioni viene sostituita dalla punizione collettiva alla comunità di appartenenza. Siamo alla pulizia etnica, ai pogrom.
Centinaia di persone con taniche di benzina e bastoni aggrediscono i campi rom di Ponticelli.
Dicono che dietro c’è l’ombra della speculazione edilizia legata ai progetti di riqualificazione dell’area dove sorgono (sorgevano) gli insediamenti; ed inevitabilmente alla testa della protesta c’è la camorra, quella che ha insanguinato con centinaia di delitti Napoli.
Solo che con la macrocriminalità ci si convive, mentre è la microcriminalità che angoscia.
Una frase famosa ammoniva che se si iniziava col bruciare i libri si finiva col bruciare le persone.
Noi abbiamo saltato la prima parte, siamo al tentativo di bruciare direttamente gli esseri umani.
Del resto i libri non li legge più nessuno, non c’è più l’esigenza di bruciarli; ci si “forma” solo attraverso la televisione, la cui programmazione è suddivisa fra informazione terrorizzante (ciò che fa notizia sono le cattive notizie) e puro intrattenimento di rara oscenità.
Vorrà pure dire qualcosa se il padrone delle tv commerciali è oggi il Presidente del Consiglio.
Avremmo bisogno di un’informazione che provi a rappresentare la complessità del reale e non a porre false equazioni tra immigrati e criminalità; dove la crisi e le difficoltà odierne, la precarietà del lavoro, l’aumento del costo della vita, talvolta anche il prezzo del pane, sono attribuiti essenzialmente alla presenza degli immigrati, più o meno regolari. Se ci fosse un’informazione capace di interrogarsi sui sommovimenti che su scala mondiale stiamo vivendo, allora sarebbe più difficile sostenere che i romeni sono “abitualmente criminali”, che i rom sono “geneticamente o culturalmente ladri”, che gli immigrati sono soltanto “un problema” da espellere.
Avremmo bisogno di una società non più spietata, ma di una vera convivenza fatta di diritti uguali per tutti; di un mondo che non abbia un bisogno cronico di vite vendute, importate da lontano, spremute, e poi da incenerire o deportare.
Avremmo bisogno di una politica che si proponga di governare fenomeni sociali complessi e non di esorcizzarli seminando odio e paura.
Invece assistiamo sgomenti alla una nuova stagione politica inaugurata tra maggioranza ed opposizione, bipartisan, all’insegna della cortesia e delle grandi intese. Del resto ha vinto Berlusconi con il programma di Veltroni; certo avrebbe potuto vincere Veltroni con il programma di Berlusconi… l’accusa in campagna elettorale non è stata forse quella di essersi copiati il programma?
Per cui in Parlamento ed in Senato si consuma il rituale surreale di un palazzo pacificato: “serenamente e pacatamente… si può fare!”
Solo che fuori il paese brucia, e non solo metaforicamente.
Valga come esempio, per tutti, l’orrendo pacchetto di sicurezza del ministro Maroni all’insegna della “tolleranza zero, con norme liberticide quali la introduzione del reato di immigrazione clandestina ed il corollario della detenzione amministrativa per 18 mesi.
Quello che ci aspetta è il pugno di ferro per “fare pulizia”: dei rifiuti, dei rom, degli immigrati, di chi protesta.
Il carcere per chi “deve” migrare, per chi vuol difendere la salute minacciata dalle discariche, dal ritorno del pericolo nucleare, dalla militarizzazione del territorio ed altro ancora.
Quando si finisce per fare riferimento allo stato autoritario, contrapponendosi a quello delle garanzie formali e sostanziali, è inutile nascondersi dietro le parole: il modello principe, non fosse altro che la sua terrificante coerenza, è quello del “diritto” nazista.
Così la bestia feroce dell’odio verso il diverso (ieri l’ebreo, oggi il rom, il romeno, l’islamico, ecc.) è nuovamente uscita dalla gabbia.
Si invocano prefetti e commissari straordinari; si trovano giustificazioni ad operazioni squadriste e razziste, di uomini e donne che lanciano bottiglie molotov contro altri uomini e donne colpevoli di essere nati altrove e di essere malvestiti e straccioni.
Si chiedono a gran voce rimpatri ed espulsioni.
Così nell’attesa che la nostra compagnia area si riprenda, possiamo usare per le deportazioni i treni; magari per maggiore sicurezza blindare i vagoni.
Poi per precisione possiamo numerare i “viaggiatori” (visto mai che qualcuno voglia fuggire), magari tatuando il numero sul braccio e perché no, visto che siamo alla pulizia etnica, possiamo anche usare i triangoli di diversi colori, secondo la “razza” di appartenenza.
È stato fatto già in passato, ma oggi possiamo fare di meglio; siamo nel nuovo secolo con una nuova tecnologia più sofisticata. Non è detto che si debba ricorrere ai vecchi sistemi delle camere a gas.
Del resto, almeno i rom ci sono abituati; erano nei campi nazisti insieme agli ebrei. Recentemente sono passati anche per le espulsioni delle guerre balcaniche.
Mai come in questo momento ci sembrano incontrovertibili le parole di Primo Levi: “… è avvenuto, contro ogni previsione, è avvenuto in Europa, incredibilmente, quindi può avvenire di nuovo…”.
Stare su questa terra ferita e di continuo offesa ha un senso se c’è qualcuno che non smette di cercare i segni di un rapporto diverso, di lottare per la giustizia e la libertà. Quella che vogliamo costruire (in Italia, come in Nicaragua), per la quale esistiamo. Una libertà liberante, inclusiva, che riconosce l’irripetibilità dell’altro nella sua capacità di costruirsi come soggetto che spera, lotta, cambia il mondo; una libertà che integra e parla agli individui, ai deboli, ai loro bisogni, nella dolorosa consapevolezza d’essere sfruttati ed emarginati dai feroci processi di globalizzazione. Una libertà che si costruisce, inevitabilmente (anche se non solo), con la solidarietà internazionale “tenerezza dei popoli”.
Editoriale: è avvenuto, quindi può avvenire di nuovo
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