Ciao Giulio… tocayo

Giulio Girardi, dopo una lunga malattia, il 26 febbraio scorso ci ha lasciato.La malattia e la morte hanno un che di osceno.
Questo rovescio dell’esistenza corporea è orrido. Lascia sempre senza parole.Per noi dell’Associazione Italia-Nicaragua, Giulio è stato un vero “padre-maestro”.
A lui dobbiamo molto e non solo in termini di libertà. È il nostro un debito di riconoscenza per il contributo dato, con lucide analisi, alla riflessione e al pensiero del Nicaragua sandinista.
Le sue pagine scritte viaggiano ancora tra le nostre mani, si infilano nelle tasche e nelle teste.

Come non ricordare, tra le sue opere, “Sandinismo, marxismo, cristianesimo: la confluenza”; oppure “Le rose non sono borghesi” (“I versi alla rosa non sono borghesi e non sono borghesi le rose, anche la Rivoluzione le coltiverà, si tratta, certo, di ridistribuire le rose e la poesia” Ernesto Cardenal); fino all’epilogo “L’opzione per gli oppressi come soggetti e fedeltà alla Rivoluzione popolare sandinista ieri e oggi”, scritto per il nostro libro “Que linda Nicaragua!.

Non è facile condensare in così breve spazio il senso di una vita intera. Come si fa a restringere una esistenza di cose, di fatti e di incontri in poche righe?

Una vita poi come quella di Giulio Girardi “filosofo e teologo della liberazione”: nato al Cairo nel 1926, salesiano nel 1942, partecipa come esperto al Concilio Vaticano II del 1962 dove collabora alla redazione della Gaudium et Spes,  diviene la punta più avanzata del dialogo tra cristiani e marxisti, il suo impegno politico gli costa la espulsione dalla congregazione salesiana e la sospensione a divinis, membro del Tribunale Permanente dei Popoli, continua la sua attività intensa come professore, ricercatore, educatore impegnato in America Latina dove avviene l’incontro con i movimenti indigeni e  con le rivoluzioni: da quella cubana a quella bolivariana, passando per l’esperienza sandinista del Nicaragua. Il Fronte sandinista (FSLN) gli assegna l’ordine Carlos Fonseca, cosa che non gli ha impedito di criticare l’involuzione subita dal Fronte stesso: dalla prima sconfitta elettorale e morale del 1990, alla seconda sconfitta elettorale e morale del 1996. Continua a leggere