19 luglio 1979, che la memoria non sia breve.

Iniziamo con un commosso ricordo del grande scrittore, giornalista e saggista uruguaiano Edurado Galeano, scomparso il 13 aprile 2015. È morto in una clinica della capitale a 74 anni; lottava contro un tumore ai polmoni. Come non ricordare quel testo memorabile “El nino perdito a la intemperie“, scritto a caldo dopo l’imprevista sconfitta elettorale in Nicaragua, 25 febbraio 1990, del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN).
Così, di lui, parla Isabel Allende nel prologo all’ennesima edizione di “Le vene aperte dell’America Latina” (libro contro lo sfruttamento coloniale e post-coloniale del subcontinente sudamericano, divenuto un caposaldo della sinistra negli anni settanta e ottanta): “Galeano ha percorso l’America Latina ascoltando anche la voce dei reietti oltre che quella di leader e intellettuali. Ha vissuto con indios, contadini, guerriglieri, soldati, artisti e fuorilegge; ha parlato a presidenti, tiranni, martiri, preti, eroi, banditi, madri disperate e pazienti prostitute. Ha patito le febbri tropicali, ha conosciuto la giungla ed è sopravvissuto anche a un grave infarto. È stato un perseguitato sia da regimi repressivi, sia da terroristi fanatici. Ha combattuto le dittature militari e tutte le forme di brutalità e sfruttamento correndo rischi impensabili in difesa dei diritti umani. Non ho mai incontrato nessuno che abbia una conoscenza di prima mano dell’America Latina pari alla sua, che adopera per raccontare al mondo i sogni e le disillusioni, le speranze e gli insuccessi della sua gente“.

1 Eduardo GaleanoMoltissimi lo hanno ricordato con le sue parole sull’Utopia (in realtà, come riconosce lo stesso Galeano appartengono originariamente al regista argentino Fernando Birri): “L’utopia è là, all’orizzonte. / Mi avvicino di due passi, / lei si allontana di due passi. / Faccio dieci passi / e l’orizzonte si sposta di dieci passi / per quanto cammini, mai la raggiungerò. / A cosa serve l’utopia? / Serve a questo: a camminare“.
A noi piace ricordarlo con un’altra sua importante affermazione: “Io non credo nella carità. Credo nella solidarietà.
La carità è verticale, quindi umiliante.
Va dall’alto verso il basso. La solidarietà è orizzontale. Rispetta gli altri e impara dagli altri. Ho tanto da imparare dalle altre persone“. Crediamo non si possa dire meglio cosa rappresenti oggi la solidarietà internazionale. La stessa solidarietà che sta alla base della storia della nostra Associazione, nata all’indomani del trionfo sandinista che in Nicaragua rovesciò la feroce dittatura della famiglia Somoza. Il fatidico 19 luglio 1979.
Chi ricorda quegli anni sa che la rivoluzione sandinista costituì una speranza e un esempio per l’umanità intera, e resta uno degli episodi più luminosi nella storia della liberazione di tutti gli esseri umani, nel cammino che dal dolore e dall’ingiustizia porta alla condivisione del bene, al mutuo soccorso universale, alla ragionevole, sobria, responsabile felicità comune, al pieno riconoscimento dell’eguaglianza di diritti, al pieno riconoscimento del diritto di ogni persona alla vita e alla dignità, alla piena responsabilità per il mondo, al generoso donare e ricevere in dono, da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni. E ricordare l’esperienza della rivoluzione sandinista è altresì ricordare l’indimenticabile Giulio Girardi, che ne fu l’esegeta più acuto oltre che partecipe protagonista, e del suo messaggio di giustizia e libertà fu uno dei diffusori nel mondo più consapevoli, autorevoli, persuasivi.

2 cinque xmille Nuovo.5_perMilla[1]E commemorare quell’esperienza rivoluzionaria qui in Italia significa anche esprimere gratitudine a quanti hanno animato dal finire degli anni Settanta fino ad oggi l’Associazione Italia-Nicaragua, i cui meriti sono straordinari (…) Nell’anniversario della vittoria della rivoluzione sandinista, a chi è giovane oggi chi fu giovane allora consegna il mandato di ereditare anche quella esperienza e di proseguire la lotta per la liberazione dell’umanità: per amore del bene e del vero, per amore del mondo, per amore dell’umanità.
Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi(Peppe Sini).
Da allora tutto o quasi è cambiato o sta cambiando. Questo vale per il contesto latinoamericano come per lo stesso contesto italiano ed europeo.
In passato l’America latina era quasi completamente sotto il controllo degli Stati Uniti che imponevano dittatori dappertutto. Ora è abbastanza libera dal controllo straniero. Molti politici latinoamericani sono legati ai partiti Podemos in Spagna e Syrizia in Grecia. 3 AINCombattono tutti la stessa battaglia contro l’egemonia neoliberista. Mentre le forze di sinistra in Europa cancellavano ogni riferimento al socialismo, Chàvez in Venezuela nel 2005 lanciava la parola d’ordine del “socialismo del XXI° secolo“. Il suo esempio è stato seguito da Evo Morales in Bolivia e da Rafael Correa in Ecuador. Morales ha abrogato lo stato coloniale in atto de facto dal 1825 edificando lo stato nazionale su base plurietnica, democratica e solidale.”A cominciare dal Venezuela, le stelle più aggressive si sono appannate. Anche la Bolivia ha perduto il suo slancio ed è venuta a patti sulla difesa dell’ambiente. Paesi come il Brasile, il Cile, l’Argentina e l’Uruguay si sono spinti però verso prospettive che altrove – magari con l’euro al posto del dollaro – verrebbero giudicate pericolose.
Le nuove Costituzioni dell’America latina riconoscono formalmente i diritti umani della terza o quarta generazione come l’accesso all’acqua e la pluri-nazionalità con autonomia dei popoli indigeni” (Gian Paolo Calchi Novati).
La realtà latinoamericana sembra molto distante da quella neoliberista dell’Europea, dove il caso della Grecia è fortemente emblematico. Feroce il gioco della trojka (Bce, Commissione europea, Fondo internazionale) che vuole imporre, col ricatto economico, al governo della Grecia di tradire platealmente il mandato democratico del proprio popolo.La posta in gioco nella sua essenza è semplice: austerità vs politiche di sviluppo, rigore contabile vs vigore economico, espropriazione vs sovranità, liberisti vs keynesiani.
4 FSLNMa se la partita in Grecia è ancora aperta, in Italia dilaga l’impotenza, causa mancanza di un’alternativa reale.
Da una parte la Costituzione, nata dalla Resistenza, è a rischio di grave manomissione, che un Capo del Governo (novello apprendista stregone) vorrebbe ridurre ad appendice del proprio personale volere. Dall’altra, la nostra civiltà affonda ogni giorno nel Canale di Sicilia insieme ai corpi delle centinaia e centinaia di donne, uomini e bambini in fuga dalla guerra e dalla fame. Se davvero si vogliono salvare la vita di queste persone, c’è solo un modo per farlo, ed è andare a prenderli con dei corridoi umanitari e portarli in Europa.
Quanto costa? Mille volte meno di quello che ci costano le spese militari, per le quali l’Italia spende 70 milioni di euro al giorno. Al giorno.
Ringraziamo ancora una volta coloro che ci sostengono, a cominciare dai tesserati, che ci motivano a continuare questo impegno della solidarietà in un periodo di grave difficoltà economica e non solo.
5 cinquexmille[1]