UN’EUROPA ALTERMONDIALISTA

Il Venezuela la prossima Ucraina? Il Venezuela sulla strada delle “rivolte arabe” tipo Egitto e Tunisia, Libia e Siria? O piuttosto, vista la sua collocazione geografica e storica, il Venezuela verso il Cile di Salvador Allende (e la sua fine?). Dopo le elezioni parlamentari del 4 marzo 1973 quando, nonostante la situazione fosse pessima e fosse in atto il “sabotaggio economico”, Unidad Popular ebbe un 44% dei voti che rese impossibile il rovesciamento di Allende per via parlamentare, spingendo l’opposizione Dc-destra (e l’America di Nixon-Kissinger) a imboccare definitivamente la via golpista, sfociata nel golpe di Pinochet dell’11 settembre.

“I paragoni, spesso azzardati e grossolani, si sprecano mentre in Venezuela non accenna a scemare lo scontro cruento avviato agli inizi di febbraio dall’opposizione di destra. I tentativi di trovare una soluzione negoziata e pacifica alla “guerra civile” di bassa intensità (per ora) fra quella che l’opposizione – sostenuta a spada tratta dai media anti-chavisti venezuelani e dagli Stati uniti di Obama – chiama “rivolta democratica” e che il governo di Nicolàs Maduro chiama “golpe strisciante” sono finora falliti. L’opposizione sembra decisa ad andare avanti nella sua strategia a doppio binario: rivolta di piazza, spesso violenta, e disponibilità, teorica, alla trattativa. Una strategia di destabilizzazione. Lo scenario venezuelano non è quello della rivolta per la democrazia sbandierata dalla destra interna e internazionale e dai media mainstream dell’occidente. È difficile sostenerlo, anche se è vero che le elezioni non esauriscono di per sé sole la democrazia di un sistema, in un paese in cui 15 anni di “socialismo bolivariano” ci sono state 19 tornate elettorali, di cui 18 vinte dal chavismo e una persa (di un soffio). Elezioni vere, alla occidentale, non false, non taroccate o truccate, come riconosciuto unanimemente da organismi e osservatori internazionali” (Maurizio Matteuzzi).

Davvero risulta molto vergognosa la campagna (mediatica e non solo) per definire dittatura il Venezuela, con l’intenzione di diffondere l’immagine di un Paese nel caos, alle prese con un governo inetto, autoritario e senza sostegno popolare. Immagine verso cui la stampa internazionale e italiana si mostra molto ricettiva e fantasiosa. Due esempi tra molti altri: la prima foto ritrae una donna a terra violentemente trascinata dai militari, ai tempi dell’opposizione contro la vittoria di Nicolàs Manduro alle presidenziali dell’aprile 2013. Peccato solo che fosse un’immagine della repressione condotta dall’esercito egiziano. La seconda, lo stivale di un militare che infierisce su un povero cagnolino su un tweet che denuncia: “La guardia nazionale non risparmia neppure i cani. Il cane sarà forse un fascista nazi?”. Ma il cane è greco, ed è diventato famoso per la sua partecipazione alle manifestazioni contro i tagli decisi dal governo della Grecia nel maggio 2010. Il Venezuela è minacciato da tentativi golpisti della destra latinoamericana e dal governo degli Stati uniti, su questo non ci sono dubbi e non c’è niente di nuovo. Il 10 marzo il presidente Maduro ha diffuso un comunicato ufficiale, da sottoscrivere.

Il governo degli Stati uniti è un grande esperto in invasioni, embarghi economici e guerre lanciate per perseguire i suoi obiettivi economici sulla base di false minacce, produttore di armi di distruzione di massa e responsabile della morte di centinaia di migliaia di civili nel mondo. Gli USA non hanno il diritto morale di parlare sul mancato rispetto dei diritti umani in Venezuela e di mettere in discussione gli sforzi del governo bolivariano di mantenere la pace in Venezuela“. 

La stessa vicenda venezuelana ha avuto ripercussioni sulle elezioni salvadoregne (il pollicino dell’America Centrale), dove il ballottaggio al cardiopalma (con uno strettissimo margine tra i due sfidanti), ha sancito il successo di Salvador Sànchez Cerén, candidato del Frente Farabundo Martì para la Liberaciòn Nazional (Fmln), sul rivale Norman Quijano di Arena. Quijano ha cercato di cavalcare gli scontri di piazza in Venezuela per evidenziare che una vittoria di Sànchez Cerèn avrebbe significato avere Hugo Chàvez anche in patria.Quindi ha promosso una campagna diffamatoria nei confronti delle autorità elettorali, accusandoli di frode; cercando, al tempo stesso, di presentare l’immagine di un Paese diviso in due, dove la metà della popolazione non riconosce la legittimità di Salvador Sànchez.

Il timore è che Arena possa mettere in atto azioni volte a destabilizzare il Salvador, proprio come l’ultradestra sta facendo in Venezuela.

Di tutto questo non c’è nessuna traccia nel dibattito politico italiano, l’orizzonte non sembra andare oltre l’Europa. Anche la crisi dell’Ucraina, non viene vista come la strategia dell’allargamento della Nato a Est ai danni della Russia; ma si invoca la violazione del diritto internazionale per il referendum in Crimea. Peccato che Stati Uniti ed Europa hanno fomentato, sostenuto e finanziato la nascita dei nuovi Stati su base etnica, che dopo referendum si erano autoproclamati indipendenti dalla Federazione jugoslava. La Jugoslavia si distrusse in gran parte da sé grazie ai suoi nazionalismi armati, ma non senza il fattivo contributo dell’Occidente. Oggi all’orizzonte ci sono le elezioni europee, un appuntamento di prima grandezza. Sappiamo che è molto facile dire “no” a questa Europa e all’euro che la governa, come fanno le forze di destra e i populismi, che hanno il vento in poppa. È molto più difficile dire “no” per cambiarla, per farla vivere del grande sogno dei padri fondatori.In una sola parola, l’idea dell’Europa non prigioniera del neoliberismo e del suo determinismo economicista; diversa da quella dei banchieri e dei tecnocrati. Un’Europa altermondialista.

Però se guardiamo a casa nostra, lo spettacolo stringe il cuore. Siamo ancora all’attrazione per il cosiddetto “uomo della provvidenza”; il trio Berlusconi, Grillo, Renzi raccoglie il 75% dei voti, senza che da parte loro venga offerto un progetto di futuro, un traguardo di rilievo verosimile. Della sinistra, anche della più moderata, non rimane nulla; a metterla definitivamente fuori combattimento, prima ancora delle “larghe intese”, è stata la crisi economica che ha fatto emergere la sua vacuità e inadeguatezza a rappresentare gli interessi dei ceti colpiti, la sua vocazione alla sudditanza e al compromesso.Adesso siamo al governo patrialcal-giovanilista-neoliberista, oltre tutto privo di legittimità elettorale. Questo è il punto in cui siamo in Italia e in Europa.

Noi, come Ass.ne Italia-Nicaragua, continuiamo a credere nella solidarietà tra i popoli, quella che ci è mancata anche in Europa, tra i lavoratori del Sud e del Nord-Europa, che è stata negata alla popolazione greca stremata dalle politiche di austerity, che ci è mancata con il movimento degli indignatos spagnoli, che ha lasciato da soli i lavoratori in tutta l’Europa.Crediamo nella solidarietà che unisce sogno e ragione, che tiene insieme poesia ed impegno civile, dolore e lietezza. Per questo, ancora una volta, vi invitiamo a tesseratevi.