TEMPI PRESENTI

È doveroso iniziare questo editoriale ricordando Bernardino Formiconi che ci ha lasciato la mattina del 30 dicembre. Era nato a S. Maria Apparente di Civitanova Marche nel 1925 da una famiglia di mezzadri. Giovanissimo, con tutta la famiglia, si era trasferito nella campagna di Spello. Era entrato nell’ordine francescano nel 1936. Nel 1955 si era trasferito in Nicaragua dove aveva svolto la sua attività pastorale prima a Ciudad Darìo e poi a Managua, dove aveva fondato e diretto il liceo francescano. Durante la clandestinità, prima dell’insurrezione nazionale del 19 luglio 1979, aveva svolto compiti delicati per il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN). Un mese dopo la vittoria della rivoluzione era stato inviato in Italia, con una lettera credenziale del ministro dell’interno Tomàs Borge e della conferenza dei religiosi del Nicaragua, per promuovere la campagna di solidarietà per la ricostruzione.1 - rinnova_la_bernardino-1Era stato tra i padri fondatori dell’Associazione Italia-Nicaragua, con Bruno Bravetti e Sandro Corti. Erano gli anni indimenticabili della prima nave della solidarietà, della raccolta delle firme per il premio nobel per la pace al popolo del Nicaragua. Anni segnati dal senso fraterno di stare tra compagni e di condividere i “destini generali” del nostro tempo: compagni di vita. Aveva quindi cercato di spiegare l’originalità del sandinismo nel libro “Nicaragua la speranza nuova” pubblicato dalla Cittadella Editrice di Assisi. La solidarietà come tenerezza, come vicinanza ad un popolo che ogni giorno viveva e lottava per dare alla propria vita dignità e valore. Poi l’imprevista sconfitta elettorale del Fronte Sandinista, febbraio 1990, con tutte quello che veniva a significare con inevitabile ricadute sull’Associazione Italia-Nicaragua. Oggi Bernardino Formiconi ha raggiunto Bruno Bravetti che ci aveva già lasciato alcuni anni fa. Ci piace ricordarli così, entrambi nell’impegno generoso di una vita spesa per la solidarietà. Nel modo di essere, nel pensarsi rispetto a questo compito, con l’arroganza e l’umiltà che occorre per pensarsi in questo modo. Nell’aver messo questo al centro della propria vita. Quel sapere che si rappresenta, al di là di se stessi, una, anche se sempre più incerta speranza per chi vuole cambiare, e come, e che cosa, e questa va conservata, mantenuta difesa, a qualsiasi costo. Appartiene alla gente che crede che l’arco breve della nostra esistenza, è meglio abbia un senso, uno scopo, gente che conosce quanto sia elusiva e crudele la lotta nel mondo, ma quanto più elusiva e crudele quella limitata alle mura del proprio io e più immiserente.2 SolidarietàSembrano passati secoli, il Nicaragua attuale è stretto tra repressione, proteste e manovre destabilizzatrici degli Usa, solo il dialogo (in vista di un accordo di coesistenza politica fra governo e opposizione), offrirebbe il mezzo più semplice (e più pragmatico) per impedire al paese di sprofondare nell’abisso. Invece di attizzare le divisioni, la “comunità internazionale” dovrebbe orientare tutti i suoi sforzi in questa direzione. In Italia abbiamo assistito alla trasformazione della nostra società, accettando il trionfo dell’individualismo rispetto al vivere insieme solidale. Inevitabilmente, il contratto sociale che si basava sulla solidarietà tra gli individui e l’empatia per i più deboli si sta sfaldando, lasciando spazio a una cultura globale della crudeltà, perdendo di vista le regole della coesistenza umana. Così, il golpe razzista con la “fascistizzazione” della politica, della polizia, delle istituzioni, della gente comune e persino dei poveri cristi delusi in cerca di un qualche riscatto sta arrivando al suo culmine, esondando in diverse forme: alcune inedite, altre tragicamente già viste. “Con la politica di persecuzione dei migranti, di omissione di soccorso dei naufraghi, di istigazione all’odio razzista, il governo italiano sta commettendo un vero e proprio crimine contro l’umanità e con il cosiddetto “decreto sicurezza” è stato consumato un colpo di stato razzista che introduce in Italia elementi di apartheid, che viola la Costituzione della Repubblica Italiana, che viola fondamentali diritti pertinenti a tutti gli esseri umani” (Peppe Sini). Non solo, dietro l’ipocrisia dell’”aiutiamoli a casa loro” c’è la verità del “deprediamo casa loro” e terrorizziamoli a casa nostra. Gli stupri e i reati compiuti da immigrati sono più gravi di quelli compiuti da italiani. I bambini immigrati poveri non possono mangiare con gli altri nelle mense scolastiche. I figli di immigrati che nascono e risiedono in Italia non sono considerati italiani. Il termine “buonisti” è soltanto un’invenzione spregevole di quegli individui che pretendono di sdoganare il loro razzismo, di dare un volto accettabile alla loro intolleranza, di assolvere la violenza delle loro discriminazioni.3 50810151_373659979847580_7042122743248060416_nIl problema è l’inedita assenza di un’opposizione politica. Opposizione morale sì, da parte di qualche sindaco coraggioso, di qualche vescovo fedele al vangelo, di qualche persona di buona volontà che non si arrende al deserto che cresce. Ma sul piano politico il vuoto. Si rifletta sull’attuale caccia alle streghe nei confronti delle Ong, su cui il Pd è costretto a tacere dopo lo sciagurato “codice Minniti” che quella via ha inaugurato.  “Abbiamo al governo la peggio destra perché prima abbiamo avuto al governo la peggiore sinistra”, come scriveva Luigi Pintor, all’epoca del governo Berlusconi-Bossi-Fini. Naturalmente questa non è una dichiarazione di resa, ma una presa d’atto della realtà. In questa terra di nessuno dei valori, ricostruire un’articolazione tra l’opposizione morale – che resiste ma stenta a esistere – e un’opposizione politica che non c’è più diventa impellente e vitale. L’affermazione della centralità dei diritti umani universali e della solidarietà sociale, nazionale e internazionale, è una delle vie per uscire dal labirinto della paura e dell’impotenza in cui ci siamo cacciati. “In termini contadini, da raccogliere resta poco o nulla. Questo è il tempo della semina e le condizioni non sono certo le più vantaggiose. Tuttavia, sappiamo che bisogna farlo, bisogna seminare, malgrado la schiena scricchioli e la terra sia sterile. Oggi la resistenza non è più semplicemente contro razzismo, nazismo o fascismo, benché questi abbondino in maniera violenta e inquietante, ma contro questa disumanizzazione che incombe ad ogni livello, trasformandoci in una società tossica: sappiamo che l’orrore fallimentare che viviamo ci sta consumando, ma non riusciamo a rinunciarvi. Perciò come scriveva il caro Vittorio Arrigoni: “restiamo umani”, forse è il minimo sindacale che possiamo, nonostante tutto, garantire e garantirci” (Marco Cinque).

4 49864405_10216115607954785_8134873632938655744_nNoi come Associazione Italia-Nicaragua, torniamo a riaffermare il valore della solidarietà, magari sarà una soluzione banale o semplicistica, ma se il mondo si è rovesciato bisogna lavorare per raddrizzarlo, non capovolgere a nostra volta lo sguardo. L’alternativa è secca: solidarietà, internazionalismo, critica del capitalismo. Perché non bisogna rinunciare alla consapevolezza di quale sia il verso giusto delle cose. Le soluzioni politiche ed economiche che non prevedono un ritorno della solidarietà ci spingeranno ancora più a fondo verso la barbarie morale. Per questo tesserarsi alla nostra Associazione, significa compiere un gesto di militanza politica. Crediamo che non c’è solo una globalizzazione negativa, fondata su merci, capitali, finanze, mafie, guerre, fame, su una politica corrotta e un’economia che uccide. C’è anche una globalizzazione della solidarietà. Per questo bisogna rafforzare i punti di resistenza che in Italia, in Europa e nelle Americhe si ricostruiscono sotto i colpi del populismo delle élite e del capitalismo finanziario. La solidarietà universale non è un’utopia. La vera utopia è pensare di poter sopravvivere senza questa rivoluzione.5 Tess.19