19 luglio: 38° ANNIVERSARIO DELLA RIVOLUZIONE POPOLARE SANDINISTA IN NICARAGUA

  • Per chi non era ancora nato … … …
  • Per chi ha condiviso il sogno ma ha dimenticato … … …
  • Per chi continua a considerare la solidarietà internazionale “tenerezza dei popoli”.

“Mai, prima, in America Latina una rivoluzione è stata così vicina agli ideali libertari (con l’eccezione di alcuni aspetti della Rivoluzione messicana), e con tante similitudini con la Spagna pre-Guerra civile, quella delle comuni agricole, che cercava di cambiare non solo un governo o le sole condizioni economiche, ma i rapporti tra gli esseri umani, sognando l’avvento di quello che il sandinismo definiva El Hombre Nuevo, così come Durruti parlava del “mondo nuovo che ci portiamo nel cuore”. Ho conosciuto quel Nicaragua, e vedendo com’è ridotto oggi, rimpiango il molto che, allora, era ancora possibile fare. Era stato l’unico paese a mettere in discussione la “necessità del carcere”, trasformando le prigioni in fattorie aperte, gestite come cooperative dove i semi-detenuti si dividevano il ricavato dei lavori, e mi capitò spesso di vedere folti gruppi di “condannati” andare a fare il bagno nel Gran Lago, accompagnati da una sola guardia, e disarmata. Del resto, la prima misura presa dal “governo di ricostruzione” fu l’abolizione non solo della pena di morte, ma anche dell’ergastolo, introducendo misure che avrebbero comunque ridotto enormemente l’uso di celle e sbarre. (Pino Cacucci “Un po’ per amore, un po’ per rabbia” Feltrinelli, ‘08) – Facile giudicare con il senno del poi, certo. Resta il fatto che se al Nicaragua fosse stato lasciato il tempo di scegliere la propria strada, senza l’aggressione militare ed economia di cui è stato vittima, siamo convinti che il cammino del sandinismo sarebbe stato diverso, evitandogli le condizioni di sbandamento e le lotte intestine. E lo stesso sandinismo, avrà pur sbagliato per eccesso di ambizione ideologica e per difetto di realismo storico, a evocare la figura dell’uomo nuovo. Ma il bisogno era quello. Per noi, dell’Associazione italia-Nicaragua, rimane “la certezza che si possa sbagliare dalla parte giusta” senza che questo significhi affatto che “loro” avessero ragione. 19 LUGLIO!!! UN’OCCASIONE IMPORTANTE PER ADERIRE ALL’ASSOCIAZIONE ITALIA-NICARAGUA.38 19 luglio“NICARAGUA: 19 luglio 1979, che la memoria non sia breve”

Non bisogna osservare la civiltà capitalista nelle città, dove va in giro travestita, ma nelle colonie, dove passeggia nuda” (Carl Marx). Solo che di quanto avviene nelle “colonie” ce ne dimentichiamo presto. Sono storie che cadono nell’oblio, ed apparentemente ingessate che parlano solo alla nostalgia e al tempo passato. Noi le guardiamo con sufficienza, con un benevolo sorriso, però c’è da domandarsi se quelle non erano la “corrente calda” della storia. È valido anche per la Rivoluzione popolare sandinista del Nicaragua 19 luglio 1979, così nota a chi ha fatto in tempo a viverla e così difficile oggi da rendere a parole; sembra archeologia lontana. Un piccolo popolo cercava di fare la sua storia, grazie alla spinta rivoluzionaria annientava una feroce dittatura durata 30 anni. Allora non c’era ancora internet ed i cosiddetti social media avrebbero ricoperto un ruolo decisivo nelle proteste e nelle insurrezioni solo dal 1994, con la rivoluzione zapatista. Quel 19 luglio fu come se d’improvviso la rabbia e la miseria non fossero più capaci di nascondersi, iniziarono a uscire attraverso gli sguardi, attraverso la voce, attraverso i corpi; e mentre le strade, di tutto il Nicaragua, si riempivano, cambiavano al riconoscersi occhi negli occhi, la paura, la frustrazione, la rabbia, si trasformavano in un groviglio informe e adrenalinico; fino a essere qualcosa di nuovo, ancora più forte. Travolgeva chiunque le capitasse a tiro, una valanga di emozioni cieca e implacabile, una freccia scoccata con precisione, pronta a conficcarsi nel cuore, senza chiedere permesso. A Managua, all’ingresso dei combattenti del Fronte Sandinista, la piazza cantava, ruggiva, migliaia di occhi, mani, sogni, respiravano assieme: era un animale vivo, che si muoveva. La folla che urlava reclamava giustizia sociale! Libertà! Dignità! Speranza, passioni, sui volti d’insorti e combattenti nel nome dei diritti e della libertà. Nel clima della guerra fredda degli anni ‘80, l’originalità sandinista purtroppo non avrebbe avuto spazio. Stretta in un partenariato informale e criminale fra il Vaticano e gli Usa di Ronald Reagan per combattere il governo sandinista, che era di ispirazione allo stesso tempo cristiana e marxista, per combattere fra le altre cose la “minaccia comunista” in America centrale. “Il Nicaragua è pericoloso perché esporta un esempio… non si attacca il Nicaragua perché non è democratico ma affinché non lo sia”. (Messaggio del Tribunale dei Popoli).19 luglio 1979 bisCosì la rivoluzione popolare sandinista ci ha fatto toccare la sofferenza nella pietas, la verità nella follia, la bellezza nella miseria, la nonviolenza nella paura, la disperazione nella luce, l’immaginare l’utopia nel cuore della notte. Anche se alla fine il vincitore è stato ancora una volta il Golia statunitense, i sandinisti hanno, comunque, scritto una delle pagine più poetiche della storia dell’America Centrale: rovesciando il dittatore Anastasio Somoza, resistendo all’aggressione degli Stati Uniti e ai “contras” (gruppi guerriglieri controrivoluzionari) finanziati da Washington, e coinvolgendo il popolo nella costruzione di un’utopia. Un’esperienza, caratterizzata della presenza del cristianesimo di base nel processo rivoluzionario e democratico, che voleva essere nuova e alternativa ai modelli di socialismo reale degenerati, messi in discussione chiamando democraticamente alle urne la popolazione (per garantire il “pluralismo politico”) e che privilegiava fortemente i temi della cultura, dell’educazione e della parità sessuale. Lo scrittore salvadoregno Roque Dalton si chiedeva: “A cosa deve servire la poesia rivoluzionaria? A fare poeti o a fare la rivoluzione?” Purtroppo Dalton era già morto quando nel luglio 1979, a Managua, arrivò la risposta: a far sì che i poeti facciano la rivoluzione e la rivoluzione formi dei poeti. Quella sandinista fu una rivoluzione di poeti, un parnaso in cui c’erano Ernesto Cardenal, Carlos Mejìa Godoy, Sergio Ramìrez, Gioconda Belli e Rosario Murillo (sì, l’attuale first lady). La “Rivoluzione dei poeti” sembrava davvero una scommessa che si sarebbe potuto vincere. Particolare e unico esperimento di attuazione di un’utopia rivoluzionaria tesa a fondere efficacemente le istanze del marxismo-leninismo (fra l’altro quello più radicale, praticato e attuato attraverso la lotta armata) con quelle del cristianesimo di base. La maggioranza dei cristiani nicaraguensi si riconosceva in quella visione egualitaria e di rispetto dei valori umani (attenzione alla sfera umana riscontrabile – ad esempio – nelle politiche che gestivano i diritti civili, basate sul garantismo come il sistema carcerario), emersa nella rivoluzione popolare e presente allora nella pratica sandinista. Le parole e i numeri utilizzati per raccontare quell’esperienza sono illuminanti: una guerra di liberazione durata diciotto anni, constata sessantamila morti, centomila feriti, seimila invalidi e la distruzione di circa il 50% delle città. I “contras” che agivano prevalentemente nel centro-nord del Paese, dicevano di voler arrivare a Managua (partendo dai confini con l’Honduras) camminando su un tappeto di cadaveri. 19 luglio 1979L’immagine più efficace per restituire la precarietà e la fragilità dell’utopia sandinista è quella della “flotta” navale formata da pescherecci, schierata a difesa delle coste del Nicaragua contro le potenti navi da guerra statunitensi. L’invasione americana non ci fu, e i sandinisti governarono, fra tantissime difficoltà, fino al 1990, anno in cui persero le elezioni. Il logoramento della guerra, errori dei sandinisti stessi, crollo del muro di Berlino, etc., portano all’imprevista sconfitta elettorale. Anche se la scommessa è stata persa e l’utopia svanita, crediamo sia importante raccontare e far conoscere a chi oggi pensa una possibile società alternativa, un tentativo rivoluzionario che ha avuto un profondo radicamento sociale, nonché un vasto consenso popolare, ed una delle più significative esperienze di “confluenza tra cristianesimo, marxismo e sandinismo” (Giulio Girardi), il cui intreccio ha prodotto storie e letterature straordinarie, pur se fragili e precarie come quei pescherecci schierati sulle coste nicaraguensi contro le potenti navi da guerra americane. Per noi dell’Associazione Italia-Nicaragua, rimane la certezza “che si possa sbagliare dalla parte giusta” senza che questo significhi affatto che “loro” avessero ragione. Finché un popolo non diventa soggetto della sua storia, la società non è umana, è alienante. Popoli che la violenza la subiscono per tutta la vita e non rispondono con la violenza ma con la solidarietà, con la lotta comune. Non c’è uomo comune che abbia senso di giustizia che non debba sentirsi dalla loro parte. Vale per sempre.

girardiVale per l’America latina di oggi per i suoi governi di “sinistra” o “progressisti” sotto attacco della destra. Nel mirino della strategia golpista di Washington oggi c’è il Venezuela. L’attacco sferrato al legittimo governo di Maduro, è stato organizzato pianificato ed eseguito da una destra criminale che non ha mai rinunciato al proprio risentimento per riappropriarsi della guida del paese. Secondo le modalità che le sono da sempre più congeniali: sabotaggio delle basi democratiche, istigazione alla violenza, evocazione di un intervento statunitense dall’esterno. Il Venezuela, come qualunque paese decida di prendere in mano le redini del proprio destino, può aver commesso errori. La infallibilità non fa parte degli strumenti con i quali uomini e donne marciano per la propria autodeterminazione. Lo scontro ora in atto non è il tentativo di far valere gli interessi della opposizione represso da uno stato autoritario. È piuttosto il tentativo di una destra golpista che ambisce alla instaurazione di uno stato autoritario. Benedetto dagli Stati Uniti e dai lacchè internazionali. Il popolo venezuelano che veglia sulla memoria di Hugo Chávez non lo permetterà, nonostante il suo protagonismo sia azzerato su social quotidiani e telegiornali. Come non dovrà permetterlo la Solidarietà Internazionale, nel doppio compito di sostenere una vera e propria lotta di classe e sbugiardare la propaganda neo-liberista.

L’Associazione Italia – Nicaragua sostiene la Rivoluzione Bolivariana ed è al fianco del governo del Presidente Maduro e del popolo venezuelano. Ahora más que nunca.

Tuscania, 4 luglio 2017.

(Ringraziamo tutti quelli che hanno rinnovato la loro iscrizione, e a tutti quelli che mancano ancora all’appello non possiamo che rinnovare l’invito: tesseratevi!!!)